Spioni vicini e lontani
A metà ottobre 2026, l’ennesima crepa sistemica vi regala uno scandalo che il grande fratello derubricherà come gossip o complottismo in tempi record. Le rivelazioni pubblicate in esclusiva mondiale dalla testata statunitense Vanity Fair, basate sull’inchiesta del giornalista Matthew Cole, nel libro “Princes and Thieves”, non ci offrono il semplice riassunto di un thriller politico, ma la radiografia di come l’imperialismo moderno e la finanza occulta si muovano al di sopra di ogni illusione democratica liberale.
La vicenda si snoda a partire da un cortocircuito dell’apparato di sicurezza occidentale: nel 2017, i servizi segreti militari olandesi (MIVD) intercettano ed arrestano un agente del GRU russo che, pur di negoziare la propria immunità, cede l’accesso a un server remoto di Mosca.
Su quel server la Russia conservava i dati specchiati e gli screenshot in diretta dell’iPhone personale di Jared Kushner, genero di Donald Trump, suo ministro degli Esteri e degli affari ombra e allora inviato speciale della Casa Bianca in Medio Oriente.
Si sa, l’occasione rende l’uomo ladro, quindi l’intelligence olandese, guardandosi bene dall’avvertire i suoi colleghi alleati statunitensi, ha sorvegliato in tempo reale l’attività del telefono di Kushner per tutto il 2018, scoprendo una rete sommersa di accumulazione finanziaria privata che presenta cifre da capogiro.
Gli agenti europei si sono trovati infatti di fronte ai flussi visibili di un conto presso la First Abu Dhabi Bank negli Emirati Arabi Uniti, rimpinguato con 750 milioni di dollari da una fondazione statale. Non solo: appare un accordo occulto da due miliardi di dollari complessivi con i sauditi, di cui circa un miliardo di questi depositato in un conto protetto presso la Banca d’Israele. Il tutto con la presunta complicità strutturale dell’allora Primo Ministro Benjamin Netanyahu, finalizzata a rendere i movimenti di capitale non tracciabili.
A seguito di questo, la risposta delle istituzioni internazionali ha seguito il collaudato copione della ritirata strategica nella “zona grigia” della realpolitik. Come riportato dagli organi di informazione dei Paesi Bassi, tra cui NL Times e Dutch News, il Ministero della Difesa olandese si è trincerato dietro il silenzio del no-comment, imitato dal riserbo assoluto di Abu Dhabi e dalle smentite indirette filtrate dai media israeliani come The Times of Israel. Questo silenzio asimmetrico e la parallela reazione di Kushner su X, che liquida l’inchiesta come fango politico per l’assenza di estratti conto pubblici, dimostrano come la verità giudiziaria sia strutturalmente subordinata alla tutela delle relazioni tra blocchi di potere futuri. Forse l’aspetto più significativo risiede nel modo in cui l’ideologia e il denaro delle lobby blindino la sovrastruttura politica americana, rendendola impermeabile a scandali che in Europa provocherebbero crisi di governo immediate.
Persino il tempismo di questa fuga di notizie olandese si configura come un’arma geopolitica interna ai blocchi imperialisti, una possibile, plausibile contromossa dell’intelligence europea preoccupata per la possibile svolta isolazionista della futura amministrazione Trump sull’Ucraina. Lo scandalo Kushner-Olanda svela così una peculiarità del nostro tempo: un’informazione fumosa, usata come arma, ed una società che ha smesso di reagire ad essa.

