Epstein, l’orrore dell’Occidente
Facendosi largo tra il marcio dei files Epstein, quello che appare evidente a tutti, anche ad una lettura non dettagliata di ogni mail, sono due cose. La prima è che esiste una élite occidentale di ricchi e potenti che comprende banchieri, uomini di affari, presidenti, famiglie reali, ministri, consiglieri e faccendieri, legati in una Rete pedopornografica che si diletta con tratti antropofagi celebrati con riti demoniaci.
Questa élite è dedita agli abusi, allo stupro, all’assassinio e al cannibalismo verso bambine che vengono arruolate o con il denaro offerto a famiglie miserabili e altrettanto schifose che cedono per denaro le loro creature, o con le reti internazionali di trafficanti di esseri umani. Sono più di 1200, a testimonianza di come vi sia un’organizzazione dedita all’infernale traffico.
Gli Epstein files hanno un volume documentale mostruoso; tre milioni e mezzo di pagine finora rilasciate su un totale di sei milioni (ammesso che possa esservi un “totale”), 2.000 video e 180.000 foto: sono dimensioni che vanno molto al di là delle capacità di un singolo individuo, per quanto ricco. Ci sono prove evidenti di sacrifici umani, cannibalismo, torture, pedofilia, ricatti. I procuratori della Florida ne erano al corrente dal 2006 ma si sono girati dall’altra parte per non urtare una casta potentissima e in grado di rimuoverli o eliminarli.
La seconda evidenza è che quella coinvolta nella pedopornografia assassina e cannibale è la classe dirigente del capitalismo mondiale. Composta da chi ha dichiarato guerre e distruzioni costate milioni di morti in nome dei diritti umani, che divenivano poi carta straccia nel chiuso delle loro ville, quando poteva scatenarsi tutto l’orrore umano di cui sono capaci. Che essi sono la crema delle classi dirigenti mondiali evidentemente con ispirazioni criminali e che il loro sistema relazionale ha come retroterra comune questo schifoso impasto identitario che caratterizza il loro modo d’essere.
Il vice-ministro USA della Giustizia ha detto che sono state rimosse immagini di “morte, sevizie e abusi”. Cioè le prove fotografiche di uno tsunami di violenza. Proprio quei files, quelle immagini e quelle testimonianze, rappresentano con oscena nitidezza la follia perversa delle élites dominanti. Quel coacervo di ferocia, suprematismo, nichilismo, arroganza e onnipotenza dionisiaca che compone l’ossessione per il potere nella sua versione peggiore. Quella della ricerca del potere fine a se stesso, senza nessun altro scopo che il suo utilizzo dispotico e arbitrario destinato al soddisfacimento della propria autoreferenzialità malata. Il potere nel senso di potenza e onnipotenza, di delirio egocentrico che fa ritenere ogni singolo capriccio, per vergognoso che sia, superiore ad ogni valore universale, ad ogni vita umana, ad ogni considerazione di legittimità, ad ogni giustizia, ad ogni decenza.
Sono ubriachi di un potere assoluto ricercato e voluto non per disporne ai fini della pubblica utilità ma della loro privata perversione. L’esaltazione spinta alla follia del primato dell’Io e delle virtù del potere, sollecitato da un ego ipertrofico e criminale, demiurgo osceno di ogni frustrazione e regolatore di ogni ambizione.
Si evidenzia il nesso strettissimo tra potere e sessualità come sopraffazione e dominio sull’altro, estratto originario della cultura dello stupro. L’idea di poter disporre a piacimento della vita e della morte di chi non è in grado di opporsi viene da lontano, da quando imperatori, faraoni, re e principi d’ogni dove si dilettavano nello stabilire con un cenno della mano, con un pollice verso, il destino finale delle persone. Si pensi all’antica Roma, dove nel Colosseo si consumava il rito macabro e criminale tra l’essere e la sua discendenza di natura nell’uomo contro le belve; quasi un salto di specie autogenerato dove la decisione sulla morte riguardava però lo stadio ultimo dell’evoluzione, ovvero l’uomo.
Bisognerebbe domandarsi quanto sia forte il legame tra il potere e lo strapotere, l’uso e l’abuso; quanto cioè sia estesa quella zona dove si perdono confini e sguardi, senso di sé e di quel che ci circonda; dove s’innalza sovrana la sfacciataggine criminogena delle personali perversioni elevate a governo di sé sugli altri.
Operazione Mossad
Ma limitarsi a descrivere l’orrore di una classe dirigente che ha fatto del capitalismo la pagina più oscura della storia dell’umanità e che ha generato e genera in forma terribile i suoi meccanismi di potere, non è sufficiente. Bisogna leggere anche l’operazione politica che sta dietro a questo immondezzaio.
Ebbene, va ricordato che Epstein, finanziere e faccendiere ebreo, venuto dal nulla, amico e sodale dell’ex premier israeliano Ehud Barak. Suo suocero , uomo Mossad, venne seppellito con gli onori e Shamir disse di non poter rivelare la grandezza del lavoro svolto per Israele. Epstein stesso ha lavorato tutta la vita per conto del Mossad, il servizio segreto civile di Israele che, con l’aiuto della CIA, attraverso di lui ha potuto controllare, spiare e quindi ricattare tutti i principali protagonisti delle sfere di potere internazionale.
Epstein ha acconsentito e procurato il necessario alle pratiche demoniache di questi alti dirigenti del potere economico e politico dell’Occidente su precise indicazioni. E’ stato il protagonista assoluto di una gigantesca operazione d’infiltrazione e controllo a livello globale che ha garantito l’influenza assoluta della lobby israeliana sulla politica mondiale. Per Epstein procurare location e vittime, copertura e coordinamento di rete ai pedofili stupratori aveva uno scopo preciso: attrarre e compromettere per poi ricattare i decisori politico-finanziari occidentali, quelli USA al primo posto. Molto più che un pervertito razzista con deliri eugenetici, è stato pedina fondamentale per il Mossad che, per garantirsi il controllo sugli inquilini della Casa Bianca, ha deciso a monte chi doveva essere eletto, distruggendo invece le carriere di chi non si dimostrava interessato agli inviti del finanziere pedofilo e, dunque, successivamente manovrabile.
Lo scopo era ridurre le decisionalità della politica estera statunitense al volere di Israele, di ricattare ogni presidente affinché gli Stati Uniti divenissero gli artefici diretti e indiretti della volontà di Tel Aviv, che dirige da remoto l’apparato militare e politico USA oltre che il suo sistema finanziario. Solo così ha potuto perseguire apertamente un genocidio contro i palestinesi che l’intera comunità internazionale avrebbe voluto fermare e castigare.
Quando ci si chiede come mai sia così forte l’influenza di Israele nella decisionalità politica degli USA e dell’Occidente intero, prima di domandarsi ipotetiche utilità e convenienze strategiche, si deve andare a vedere la storia dei ricatti perpetrati. Il livello d’infiltrazione del Mossad negli USA e in Europa è profondo ed esteso e condiziona totalmente le rispettive classi dirigenti. L’infiltrazione non è quella comunemente in uso tra Servizi dei rispettivi paesi, che dedicano una parte del lavoro ai nemici e la maggior parte agli amici.
L’apporto dei media
Il potere economico, politico e militare si difende con quello mediatico, come insegnano le guerre ibride di terza e quarta generazione. La costruzione del consenso marcia di pari passo con l’occultamento dei fatti e l’esibizione della propaganda. Dunque, domandarsi come mai la stampa italiana, tra le più servili al mondo, non tratti minimamente il tema, almeno non con l’importanza e lo spazio che meriterebbe, è ozioso.
Ma, inevitabilmente, in fondo a tutto questo emerge il valore del cosiddetto “giornalismo” italiano, che dello scandalo globale di Epstein, superiore per caratura a qualunque altro mai esistito, ne nomina solo alcuni insignificanti dettagli, occultando attentamente tutto ciò che ne descrive l’essenza. Anzi, in sprezzo del ridicolo e in onore alla riconosciuta servitù, in un disperato tentativo di confondere e mischiare le carte prova ad addossare ai russi la paternità dell’operazione del Mossad, che tanto si sa che l’editore supremo gradisce.
A tenere alta la testa del giornalismo ancora esistente, pur se all’angolo e con scarsi mezzi, c’è il lavoro di alcuni media e di alcuni blogger fuori dal mainstream ufficiale. Si tratta di un giornalismo povero e senza risorse, che fa dell’inchiesta e dell’indipendenza la cifra del suo lavoro. Capace di indagare e decifrare ma ovviamente insufficiente a far emergere ciò che i grandi media occultano.
Quello che sconcerta è infatti l’occultamento scientifico e certosino delle grandi testate, ovvero quel dispositivo di propaganda e pentole che si ritrova ogni giorno in ogni tv e radio e su ogni foglio a discettare in nome e per conto del potere editoriale che li tiene tranquilli e ben pagati e di quello economico che di quello editoriale è signore e padrone. Perché lo controlla direttamente con la proprietà dei media e indirettamente con i finanziamenti di quelli che non ritiene valga la pensa di comprare ma che ne determina con i finanziamenti bancari la vita e la morte. Ovvero i pensieri, le parole, le opere e, soprattutto, le omissioni.

