2026, la guerra che verrà
Il recente documento statunitense che traccia le linee strategiche della nuova Dottrina della Sicurezza Nazionale, porta con sé un nuovo corso dell’avventura imperiale globale. Ci sono differenze sensibili con l’impostazione precedentemente data dai governi di Obama e Biden e questi riguardano l’assetto tattico, le priorità generali, la collocazione di alleati, amici e nemici.
Su un punto, in particolare, il nuovo assetto si distingue da quello precedente, dove l’insieme dell’Occidente Collettivo (USA, UE, Canada, Australia, Giappone, Corea del Sud, Israele ed altri) si riteneva dovesse essere co-partecipe del saccheggio del Sud e dell’Est del mondo. In questa nuova versione, persino l’Occidente Collettivo deve cooperare al recupero di ricchezza globale in favore della economia statunitense, traino indiscutibile per tutta l’alleanza. Dunque dazi da un lato e arruolamento forzoso nella nuova identità che si fonda su un aumento smisurato delle già folli spese militari USA, arrivate quest’anno all’astronomica cifra di 951 miliardi di Dollari.
In coerenza con le precedenti Dottrine di Sicurezza Nazionale, vi è una premessa storica ma aggiornata: la coincidenza concettuale tra Occidente e Stati Uniti (il che è un falso storico) e l’identificazione del ruolo statunitense quale indispensabile a garantire il dominio globale del capitalismo. Dunque, nonostante l’evidente perdita di peso politico, diplomatico, economico, finanziario, tecnologico e militare, gli USA restano il Paese al quale il resto del mondo deve obbedienza, riconoscendogli una leadership che nulla e nessuno potrà mai mettere in discussione. Il mantenimento della leadership planetaria statunitense necessita di una economia che esca dalla fase di declino e torni un punto di forza. Al momento, però, tutti gli indicatori segnalano crisi e debolezza. Come può invertirsi il declino?
Nessuna ricetta liberista funziona, ultima la fallita riconversione green (mandata velocemente al macero quando si è capito che avrebbe procurato la vittoria strategica della Cina). Il ritmo decennale con il quale le ipotesi di crescita nascono e muoiono sotto a causa di un sistema insostenibile. Dunque quale può essere la strada per far tornare potente ciò che non lo è più?
La nuova Dottrina di Sicurezza Nazionale non ha dubbi al riguardo: indebolire la competizione colpendo i player globali per poter esercitare ancora un ruolo di dominio planetario. Urge trasferire ricchezze dal resto del mondo a favore degli Stati Uniti che, incapaci di progettare sviluppo, solo con un generale versamento di risorse energetiche, tecnologiche, minerali e alimentari dagli Stati che ne dispongono possono prevalere. Alla fine, l’essenza delle guerre permanenti in diverse aree del mondo risiede qui: impedire che i Paesi con economie emergenti possano riequilibrare il peso e ruolo dell’economia occidentale.
D’altra parte, già nel 1974, Henry Kissinger, un anno dopo il colpo di Stato in Cile che aveva trasferito la proprietà del rame cileno alle aziende minerarie statunitensi, ricordava che il possesso delle risorse naturali di tutti i paesi era questione vitale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Non ci sono percorsi diversi e, del resto, tutta la storia della costruzione della ricchezza statunitense e della sua forza internazionale si è storicamente basata sull’espropriazione delle altrui risorse.
Un altro aspetto fondamentale è l’incremento delle spese militari e l’utilizzo del ricatto e delle minacce come elemento prevalente della dottrina di sicurezza nazionale. Oltre 231 anni di guerra su complessivi 249 di esistenza, raccontano meglio di ogni altro dato come gli USA intendano le relazioni internazionali. Una proporzione che fa della guerra non un evento più o meno inevitabile ma un vero e proprio modello di costruzione e gestione dell’impero. L’idea di diventare ricchi e potenti derubando e saccheggiando il resto del mondo è il vero “modello”.
Amici, nemici, alleati
Nel “Corollario Trump” e nella nuova dottrina USA l’Europa perde centralità strategica, è un mercato da governare perché dopo avergli imposto la rottura con le fonti energetiche russe adesso deve impedirsi anche il mercato della componentistica e manufatturiero cinese. L’Europa serve a contenere Cina e BRICS. E anche l’America Latina torna a essere spazio da “bonificare” da influenze ostili (leggi Cina e Russia) e deve vedere il totale controllo politico e militare USA per orientarne a proprio favore la leva economica. Quanto ai BRICS, la loro eterogeneità politica ne impedisce la definizione di Paesi “nemici” ma vengono comunque considerati una minaccia sistemica.
Sul piano geopolitico e militare i Paesi che gli USA considerano una minaccia alla loro sicurezza nazionale sono come sempre la Cina (che è definita una minaccia sistemica e strategica, perchè compete sui mercati globali, sull’economia, sulla tecnologia, sul controllo delle rotte commerciali. Lo si dice chiaramente: “La Cina è la principale sfida strategica a lungo termine per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.” Già dal 2022, del resto, i documenti per la sicurezza nazionale definivano la Cina come “l’unico concorrente che ha sia l’intento di rimodellare l’ordine internazionale sia, sempre più, il potere economico, diplomatico, militare e tecnologico per farlo.” Insomma la Cina non è solo un rivale: è considerata l’unico Paese in grado di sfidare l’egemonia globale USA, una minaccia sistemica all’ordine globale a guida USA.
Ma c’è anche la Russia, ritenuta una minaccia militare e geopolitica diretta. Per il suo arsenale nucleare; per la sua opposizione alla NATO ed alla sua espansione; per la sua capacità di influenza sulle economie emergenti (BRICS); per la sua alleanza strategica con la Cina che ha portato allo spostamento della leva economica verso Est; per l’abilità con la quale ha messo in piedi una struttura a carattere regionale di grande impatto generale (SCO) e per l’influenza che continua ad esercitare in Europa Orientale. La Russia è una “minaccia acuta”.
Seguono Iran e Corea del Nord. Teheran è una minaccia regionale con potenziale permanente, ma non un competitor globale. Pyong Yang è una minaccia militare diretta per disporre di armi nucleari e per la sua imprevedibilità strategica che ne rende difficile il controllo. Ma pur essendo una minaccia militare diretta, è isolata e senza capacità sistemica globale.
Permane, imperterrita, la sovrapposizione tra Occidente e democrazia, benché lo scivolamento rapido verso una autarchia illiberale, fatta di repressione ed esclusione rappresentino le due gambe su cui cammina, malfermo, l’ormai vecchio ordine Mondiale. Permane altresì l’idea che circa un miliardo di persone e il 25% dell’estensione del pianeta debbano e possano controllare gli altri 8 miliardi di individui che abitano il restante 75%. Il 4% prospera solo se schiaccia il 96%. Il mercato funziona se garantisce questa gerarchia, se favorisce un miliardo di persone, e ciò succede se gli altri sette miliardi non possono controllarlo.
La nuova Dottrina di Sicurezza Nazionale USA conferma insomma il cosiddetto “sistema di regole” che, mai spiegate ma sempre richiamate, ne prevedono solo due ma fondamentali:
1) L’Occidente è padrone del mondo;
2) Gli Stati Uniti sono il padrone dell’Occidente.
Appare per molti aspetti un giocarsi tutto pur di non rischiare di perdere molto. Non vi sarà spazio per la diplomazia e i riconoscimenti delle altrui esigenze, per il lessico della politica e per la bussola del Diritto Internazionale. Le premesse per un nuovo anno con la guerra come elemento centrale della geopolitica internazionale, ci sono tutte. Buon 2026.

