UE, un altro passo verso l’abisso
Il 19esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia è stato approvato. Un insieme di misure inutili se il fine è quello di affondare l’economia russa ma che esprime però compitamente il senso della sconfitta europea in Ucraina. L’idea di imporre un “cessate il fuoco” a chi sta vincendo risulta un’acrobazia della logica, che vuole invece il vincitore stabilire le condizioni. Mosca è chiara: l’operazione militare speciale sta per essere completata e senza un accordo di pace generale continua la guerra.
Il furore russofobico di Bruxelles non dev’essere letto come un genuino afflato per l’Ucraina, della quale non gli interessa nulla. Kiev è solo uno strumento ideato, rifocillato e mandato verso la sua distruzione allo scopo di colpire la Russia. Costringerla in una economia di guerra e in un clima interno teso è la sola speranza di deprimerne la crescita ed intorpidire il consenso intorno al Presidente Putin.
Il cuore delle sanzioni non sono però solo la serie di sciocchezze contenute nel pacchetto, quanto l’espropriazione e la consegna a Kiev sotto forma di prestito degli attivi finanziari russi in Europa. La maggior parte sono allocati presso il depositario centrale belga Euroclear, dove la Banca Centrale russa ha depositato circa 210 miliardi di euro, attualmente congelati. Non tutti concordano sulla fattibilità dell’operazione, a cominciare proprio dai belgi, che sarebbero chiamati a rispondere in solido dai tribunali che dovessero accogliere i ricorsi ovvi di Mosca, perché sul piano giuridico si è nella piena illegalità.
L’idea di assolvere alle proprie funzioni calpestando il Diritto Internazionale rivela, sotto ogni punto di vista, una perdita totale di orientamento politico, giuridico e culturale. Per i beni russi, infatti, non esiste alcun procedimento penale, né una denuncia di reato, nemmeno indagini preliminari. Il passaggio da sequestro a confisca sarebbe insostenibile giuridicamente. Il primo è una misura amministrativa di natura temporanea, la seconda può darsi solo con una sentenza che al momento non esiste. I beni congelati non possono essere né messi all’asta né ceduti: restano proprietà dei legittimi titolari, e nessuno può farne uso.
Peraltro, supponendo che tali beni possano essere rapidamente venduti, è evidente che la loro vendita a breve termine dovrebbe avvenire con una svalutazione di almeno il 50%. Resterebbero così soltanto 100 miliardi, meno di un quarto di quanto Kiev ha ricevuto finora e che, al pari dell’afflusso di mercenari, sistemi d’arma antiaerea, tank, missili e centinaia di milioni di proiettili, si è rivelato inutile per modificare la situazione militare sul terreno.
Mosca prenderebbe adeguate contromisure e procederebbe all’esproprio delle aziende europee sul suo territorio, da un valora simile a quello degli attivi russi. Ma c’è poi un aspetto dai rischi maggiori delle rivalse legali e le contromisure di Mosca: se l’Euroclear abbandonasse la sua funzione neutrale e divenisse arma delle guerre UE, finirebbe la sua affidabilità presso gli organismi finanziari, che è alla base della relazione fiduciaria che tiene in piedi il sistema capitalistico. L’intera architettura finanziaria internazionale si basa sull’idea che le riserve sovrane, detenute in custodia, siano sacre ed intoccabili. Se si dimostrasse che l’Occidente disponesse del denaro altrui per combattere le guerre sue, i risvolti pratici sarebbero devastanti.
Nessun paese al mondo destinerebbe i suoi capitali di riserva se in qualunque momento e per qualunque motivo un contenzioso con la UE ne producesse il congelamento prima e l’espropriazione poi. Presumibilmente i depositi verrebbero in gran parte ritirati (e magari trasferiti sotto la tutela della Banca Internazionale dei BRICS) producendo un buco enorme nelle riserve europee e statunitensi, già duramente provate dal mantenimento in pancia di migliaia di miliardi di titoli tossici perché inesigibili.
Con il furto degli attivi russi vedrebbe nuove e potenti adesioni la strada indicata dai BRICS, che propongono processi di riduzione dei Dollari e degli Euro negli scambi internazionali. Fondi sovrani, stati e grandi investitori opererebbero in valute diverse.
Si sta costruendo l’architettura che renderà irrilevante il furto occidentale, con i BRICS che forniscono una nuova banca mondiale e propongono regolamenti commerciali garantiti dall’oro, infrastrutture bancarie BRICS+, swap bilaterali denominati in valute nazionali. E’ la legge del contrappasso.
Sul campo la situazione per Kiev si è fatta drammatica: l’esercito ucraino è allo sbando e la conquista russa di tutto il Donetsk è questione di poche settimane. Dunque la lettura di questo 19esimo pacchetto di sanzioni, che si accompagna alla richiesta petulante di cessate il fuoco, rivela soprattutto il segno della disperazione in vista dell’inevitabile sconfitta. Risulterebbe come l’UE, incapace di vincere sul campo di battaglia, cerchi di salvarsi con il vandalismo finanziario.
La scena apocalittica di una UE impantanata con i nazisti ucraini è ben recitata dall’attore di Kiev, che ha ridotto il paese a un terzo di ciò che era, inviato oltre 7 milioni di ucraini all’estero in fuga dalla guerra, riempito i cimiteri e distrutto il proprio esercito per ambizione politica, mentre riceve 4 miliardi di euro al mese sfilando sorridente accanto ai veri carnefici dell’Ucraina.
A questo mix di imbecillità politica e finanziaria si sommano le nuove sanzioni prospettate a Cina e India per commerciare il petrolio russo e per farlo nelle tre rispettive monete, non certo con Dollari o Euro. Indicativo il rifiuto cinese ad incontrare il ministro degli Esteri tedesco che voleva avviare dei negoziati sui microprocessori per il mercato dell’auto. Non era mai successo che un ministro tedesco, rappresentante della terza economia mondiale, fosse respinto. Xi gli ha fatto sapere che la Cina non ha nulla di cui discutere con chi applica sanzioni e se deciderà di sospendere la fornitura la Germania incrementerà la sua crisi industriale e sociale che certo non potrà essere nascosta dal rinnovato furore bellico.
D’altro canto l’idea di sanzionare 2 delle prime 4 economie del mondo risulta una idiozia infinita. Pensare che Pechino e Delhi rinuncino al fabbisogno energetico che ne scandisce lo sviluppo per i ricatti di un sistema piratesco che si trova su un piano inclinato e viaggia verso la crisi definitiva del suo modello, significa sopravvalutare la residua influenza che l’Occidente Collettivo esercita sul sistema planetario e sottovalutare il peso sempre maggiore delle economie emergenti che vogliono multipolarità, libertà economica e fine dell’uso militare delle monete.
Alla fine la coazione a ripetere su riflesso pavloviano trionfa a Bruxelles. Armi e sanzioni contro Mosca hanno già dimostrato di non funzionare, ma la UE insiste per non issare bandiera bianca. Come diceva Einstein, “stupidità è ripetere continuamente la stessa operazione sperando che possa dare un risultato diverso”.

