Storia: la scienza alla prova dall’IA
L’Intelligenza Artificiale (IA) è al centro delle preoccupazioni mondiali. In questo contesto, un articolo pubblicato sul quotidiano spagnolo El País si sofferma sull’impatto dell’IA su diverse professioni che diventeranno «sostituibili» (articolo originale). Le scienze sociali sono esposte a un rischio «molto elevato» e, tra queste, figura la storia.
Ho approfittato della stessa IA per approfondire l’argomento. Economia, sociologia, scienza politica, antropologia, storia e filosofia si avvalgono già dell’IA. Si è verificata una vera e propria rivoluzione in tutti questi ambiti del pensiero umano. In economia, per esempio, l’IA elabora dati non tradizionali in tempo reale, ricorrendo persino all’utilizzo di immagini satellitari; consente inoltre di effettuare simulazioni su vasta scala e previsioni relative alla produzione o ai consumi, oltre a prevedere variabili macroeconomiche complesse, come l’andamento della povertà, dell’occupazione e della disoccupazione o del mercato del lavoro.
Negli altri ambiti, l’IA riesce, nel giro di pochi secondi o di qualche minuto, a elaborare dati, confrontare serie di dati, individuare tendenze, riconoscere schemi ricorrenti, formulare previsioni elettorali, fare luce sulla disinformazione, studiare le culture, elaborare lingue indigene e dialetti orali, tradurre opere e articoli, accedere a libri e riviste scientifiche (journal) oppure esaminare l’impatto delle macchine sull’etica e sul significato dell’essere umano. A questo scopo si dispone di strumenti come Atlas, NVivo, Otter.ai/Whisper, Gephi, spaCy/Hugging Face ed Elicit/Consensus. E queste rappresentano soltanto una parte delle possibilità che l’IA offre oggi.
Per quanto riguarda la storia, l’IA possiede capacità che le consentono di tradurre e interpretare manoscritti antichi e persino lingue morte, incrociare dati provenienti da archivi storici per individuarne i collegamenti, ricreare simulazioni dinamiche di eventi e processi, tracciare linee del tempo e utilizzare milioni di documenti originali conservati negli archivi per fondare studi di ogni genere e relativi a qualsiasi epoca. Transkribus (sito web) riconosce i manoscritti in tempo reale e digitalizza testi antichi appartenenti a lingue ed epoche diverse, come il Medioevo o l’Età moderna. Il testamento manoscritto di un commerciante del 1640, fotografato e sottoposto all’IA, è stato trasformato in un file di testo.
L’accesso dell’IA agli archivi storici abbatte le distanze e consente di risparmiare mesi o anni di ricerca. Per i ricercatori latinoamericani si tratta di un enorme vantaggio, di cui è possibile beneficiare immediatamente. È possibile consultare la Biblioteca Digitale Mondiale (WDL) dell’UNESCO, la Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes, Internet Archive e le mappe di David Rumsey. Vi sono inoltre il Portale degli Archivi Spagnoli (PARES), FamilySearch e la Biblioteca Digitale Ispanica, oltre agli Archivi nazionali dell’Argentina e del Cile. In Brasile si trovano l’Archivio Nazionale e BNDigital. Esistono numerosi siti web che mettono a disposizione documentazione online su specifici argomenti storici. L’Archivio Generale della Nazione del Messico, un gigantesco deposito documentale relativo all’epoca coloniale, ha fornito la base per sviluppare un progetto che addestra l’IA a trascrivere codici indigeni, mappe e manoscritti.
L’Archivio Regionale di Arequipa utilizza Transkribus per elaborare documenti che in precedenza richiedevano necessariamente l’intervento di paleografi. In Messico, Perù e Bolivia gli archivi contengono testi in nahuatl, maya, quechua e aymara, che possono essere letti dall’IA. In Colombia e Cile gli archivi sono stati integrati nell’Associazione Latinoamericana degli Archivi (ALA), che introduce l’IA per la gestione di diversi fondi multimediali.
Di particolare interesse possono essere gli «archivi del terrore» in Argentina (Berruti), in Cile e in Uruguay (CONADEP), contenenti milioni di pagine di documenti d’intelligence deteriorati. Attraverso l’elaborazione del linguaggio naturale (PLN), il riconoscimento delle entità nominate (REN) e l’utilizzo dell’IA, è possibile «incrociare migliaia di comunicazioni dell’intelligence militare e individuare schemi ricorrenti: ogni volta che il codice “Operazione X” compare in un documento a Santiago del Cile, tre giorni dopo appare a Buenos Aires un elenco di persone “trasferite”. Ciò consente ai sociologi e agli storici di dimostrare scientificamente il coordinamento transnazionale della repressione (come nel caso del Piano Condor) e fornisce prove fondamentali per gli attuali processi giudiziari in materia di diritti umani» (IA).
Sono disponibili anche archivi parrocchiali ed ecclesiastici, esaminati nell’ambito di progetti come FamilySearch, che raccoglie migliaia di registri microfilmati e digitalizzati, provenienti persino da villaggi remoti di tutta l’America Latina. Vi sono inoltre archivi legislativi e parlamentari elaborati con l’IA, come ArchileBot della Camera dei Deputati del Cile, che «elabora istantaneamente tutti i verbali, le leggi storiche e i dibattiti parlamentari, fornendo risposte automatizzate e documentate tanto ai legislatori quanto ai cittadini».
Anche la storia economica latinoamericana si è arricchita grazie a diversi archivi documentali e all’utilizzo dell’IA: l’Oxford Latin American Economic History Database (MOXLAD), la CEPAL, diverse banche centrali della regione, la sezione Contaduría dell’Archivio delle Indie attraverso PARES, i British Documents on Foreign Affairs (Internet Archive) e l’Harvard Open Collections Program (Latin American Development).
Di fronte ai progressi descritti, paesi come l’Ecuador si trovano nelle ultime posizioni. Archivi istituzionali come quelli della Banca Centrale o del Servizio delle Entrate Interne, alcuni ministeri e altri enti pubblici potrebbero contribuire allo studio della realtà del paese, ma si sono verificati frequentemente cambiamenti nei registri e persino occultamenti di dati. Una parte consistente delle informazioni utili prodotte dallo Stato è andata perduta nei siti web ogni volta che si è verificato un cambio di governo. Lo stesso accade negli enti territoriali. Inoltre, gli archivi documentali delle università consentono normalmente l’accesso soltanto ai docenti e agli studenti.
I più importanti fondi documentali conservati negli archivi storici non sono stati digitalizzati. Secondo una nota stampa, nel gennaio 2026 l’Archivio Storico Nazionale dell’Ecuador (AHNE) aveva digitalizzato appena il 6% del proprio patrimonio documentale (fonte). Organizzazioni come la CONAIE, in collaborazione con la Cineteca Nazionale, hanno avviato la digitalizzazione dei propri materiali audiovisivi. Historia Viva: Memoria audiovisual de Ecuador (progetto) è invece il risultato di un’iniziativa giornalistica individuale.
La Biblioteca-Archivio Aurelio Espinosa Pólit, fondata dai gesuiti e custode della documentazione più importante sull’epoca repubblicana dell’Ecuador, ha digitalizzato, per esempio, i giornali del XX secolo, che tuttavia non sono ancora disponibili online.
D’altra parte, alcuni anni fa, quando ricoprivo il ruolo di Cronista della città di Quito (2011-2014), insieme al gruppo dell’Archivio Metropolitano di Storia (AMH), che conserva documenti a partire dal XVI secolo, riuscimmo ad avviare il processo di digitalizzazione. Inaugurammo anche un sito web e una pagina Facebook che pubblicavano quotidianamente una nota dedicata alla storia della città. Negli anni successivi, tuttavia, gran parte di quei materiali ha smesso di essere reperibile su Internet.
Uno scanner planetario, appositamente progettato per la documentazione antica, non arrivò mai all’AMH perché fu trattenuto da una direzione dipartimentale, che intendeva utilizzarlo per realizzare fotocopie d’ufficio.
È paradossale che, nell’era dell’IA, l’Ecuador si trovi tra i paesi in ritardo sul fronte digitale, a causa della mancanza di risorse e, soprattutto, di una cultura ancora limitata riguardo al valore e al significato della documentazione storica in tutte le sue forme. Il futuro non appare promettente, mentre meritano il riconoscimento della società coloro che, nonostante le avversità, continuano a custodire archivi e biblioteche con entusiasmo e amore per la storia.
Come si può constatare, l’IA non ha propriamente posto fine alla professione dello storico. È però chiaro che ne modifica il modo di lavorare e la metodologia di ricerca, accelerando a ritmi impressionanti le possibilità di sviluppare qualsiasi argomento. Si tratta di un arricchimento che in America Latina occorre imparare a gestire.

