STOP AL PARTITO DEMOCRATICO?
di Domenico Melidoro

Il processo costitutivo del cosiddetto Partito Democratico, risultante
dall’eventuale fusione dei DS e della Margherita con l’aggiunta
di associazioni, movimenti e singoli provenienti da quella che si suole chiamare
società civile, nelle ultime settimane è stato oggetto di critiche
e dubbi provenienti da ambienti politici differenti. Sembrava che il successo
ottenuto da Prodi alle primarie nell’Ottobre del 2005 e il risultato di Uniti
nell’Ulivo alle Europee del 2004, ma soprattutto quello ottenuto alla Camera
nell’Aprile del 2006, dove i DS e la Margherita si sono presentati
sotto il simbolo comune dell’Ulivo ottenendo una percentuale superiore a quella
ottenuta dai due partiti al Senato (dove ognuno ha corso per conto suo), dovessero
spianare la strada per la costituzione di quello che Prodi e i prodiani ritengono
il necessario strumento per la modernizzazione del quadro politico; un esito
obbligato del percorso comune intrapreso nell’ultimo decennio dai due più
grandi partiti del Centro-Sinistra.
Eppure, nonostante le continue accelerazioni impresse al processo di costituzione,
il Partito Democratico stenta a decollare e da più parti si invoca
un ripensamento della strategia sin qui seguita. Sono state soprattutto alcuni
esponenti dei Democratici di Sinistra a contestare lo scioglimento del proprio
partito e il definitivo strappo dalla tradizione socialista che risulterebbe
dalla nascita del Partito Democratico senza un Congresso che sancisca
esplicitamente la fine dell’esperienza politica della Quercia. Cesare Salvi
è stato estremamente chiaro nell’affermare che "se si avvierà
la costruzione di un partito, che comporti il superamento di un’autonoma forza
di ispirazione socialista, io non parteciperò" (l’Unità,
30 giugno 2006). Il Senatore DS contesta la mancanza di partecipazione
degli iscritti in un’operazione politica condotta dai vertici in mancanza di
un confronto realmente democratico con la base. Tuttavia, Salvi sarebbe fuori
dal progetto anche se gli iscritti approvassero la costituzione del Partito
Democratico. Arrivati a questo punto, aggiunge Salvi, "si porrebbe
il tema della costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra, a partire
da una forza collocata saldamente nel campo del socialismo europeo" (l’Unità,
30 giugno 2006).
Anche Gavino Angius ha sollevato obiezioni nei confronti della percorso politico
attraverso il quale si intende giungere alla nascita del Partito Democratico.
Angius ritiene che la discussione sulla nascita del nuovo soggetto politico
è stata condotta in modo non democratico e che, alcuni nodi politici
fondamentali (primo tra tutti l’abbandono della grande famiglia dei Socialisti
europei), sono stati elusi a causa del fatto che il processo costitutivo è
stato fin ora gestito da oligarchie politico-culturali che, sebbene degne di
rispetto, non rappresentano la base di DS e Margherita.
Ad accrescere le tensioni all’interno dei DS ha contribuito di certo
la riunione di sabato 1 luglio a Roma del "correntone" guidato del
neo-ministro Fabio Mussi. Mussi e i suoi non ci stanno ad abbandonare l’identità
socialista e chiedono la convocazione di un Congresso per il prossimo autunno.
Mussi ha anche rifiutato l’ingresso di esponenti del "correntone"
nella Segreteria DS in sostituzione di quei dirigenti entrati a far parte
dell’Esecutivo. Comunque vada, il "correntone" non sembra disposto
a entrare a far parte del Partito Democratico e, a questo punto, la scissione
diventa un’opzione non troppo fantasiosa.
Un esito del genere sarebbe una sciagura per Fassino e gli altri esponenti
della Quercia che molto hanno investito nella nascita del Partito Democratico,
tant’è che da più parti si ritiene opportuno non forzare la situazione
e di accontentarsi per il momento di una federazione tra i DS e la Margherita.
Questa ipotesi è pero considerata deludente e rinunciataria dai prodiani
e dallo stesso Prodi, che non ha mai fatto mistero del suo desiderio di costituire
al più presto un soggetto politico unitario che possa fungere anche da
garanzia di stabilità per la maggioranza dell’Unione.
Eppure non si possono non vedere gli ostacoli alla realizzazione di un Partito
Democratico che, al momento, appare privo di una visione comune della società
e dei suoi problemi. I DS (anche coloro che da sempre sono a favore del
processo di unificazione con la Margherita) sembrano, almeno nelle dichiarazioni
ufficiali, voler mantenere saldi i propri legami con la tradizione del socialismo
europeo. Sarà difficile trovare un punto di vista condiviso con chi,
come Francesco Rutelli, considera un inutile retaggio del passato il socialismo
e le aspirazioni egualitariste che lo hanno caratterizzato e lo caratterizzano
tuttora. Per queste e altre ragioni, la collocazione di un eventuale Partito
Democratico a livello europeo appare un problema irrisolto che né
Fassino, né altri, hanno affrontato esplicitamente. Comunque sia, almeno
per il momento, è difficile prevedere che Rutelli o altri ex-democristiani
della Margherita si iscrivano al PSE. Se poi si passa alla discussione
sulle cosiddette questioni "eticamente sensibili" (vale a dire quelle
relative alla bioetica e al progresso scientifico e tecnologico) ci si rende
conto di quanto grande sia la distanza tra l’integralismo cattolico di Rutelli
e della Binetti e le aspirazioni laiciste di settori largamente maggioritarie
dei DS.
È probabile (e a nostra avviso anche per certi versi auspicabile) che
l’opposizione da Sinistra alla nascita del Partito Democratico "finirà
con l’essere o interno o vicino al tentativo bertinottiano di post-comunismo
europeo" (Stefano Ceccanti, l’Unità, 2 luglio 2006). In effetti
il processo di aggregazione a Sinistra sembra muovere cauti passi in avanti,
anche se tale percorso è inevitabilmente rallentato da polemiche come
quelle cui assistiamo negli ultimi giorni tra Rifondazione, PdCI
e Verdi. Infatti, la discussione a proposito del rifinanziamento delle
missioni militari rivela una strenua difesa della propria identità che
impedisce di avviare una seria riflessione "da Sinistra" sul governo
del Paese e sulle relazioni internazionali.

