PERCHE’ IL CREMLINO HA UCCISO BASAEV?
di Carlo Benedetti

MOSCA. Nella capitale russa, passata l’euforia per la ‘liquidazione’ del leader
ceceno Shamil Basaev e messi da parte i comunicati trionfalistici, arriva il
momento della riflessione. Anche per il fatto che è sempre forte l’aspirazione
del potere politico a controllare tutti i ”sottosistemi” della società
e, per quanto riguarda il Caucaso, a regolare e controllare non solo la totalità
della vita sociale dell’individuo, ma anche delle istituzioni e delle pratiche
sociali ”locali”. E così si scopre sempre più che il tessuto
della quotidianità russa è in subbuglio e che vengono avanti domande
che vanno oltre la contingenza. Ci si chiede: che cosa avverrà in Cecenia?
Chi arriverà al posto di chi è stato ucciso? Quali saranno le
nuove bandiere della guerriglia degli indipendentisti che si battono contro
il Cremlino?
La storia più recente ci ricorda che per Mosca Basaev era il "terrorista
numero uno" pur se un tempo apprezzato agente dei servizi segreti militari
russi. Era poi divenuto un personaggio di rilievo che, caduto nella trappola
dell’usa e getta, si dichiarava sempre convinto di servire la causa dell’indipendentismo
ceceno. Leader spietato e carismatico. Stratega del terrore e vero volto dell’Apocalisse
del Caucaso.
Ora che è stato "liquidato" e "polverizzato" (così
scrivono i quotidiani russi) il Putin del pre e post summit del G8 crede di
aver messo la parola fine sull’intera vicenda della repubblica ribelle. Ma i
mostri del passato della guerra russo-cecena tornano in primo piano. E l’autocrate
del Cremlino – che non ama certo la democrazia e non crede nell’Occidente –
si trova ora a fare i conti con i risultati dell’ennesimo blitz che si è
già trasformato in un boomerang. Perchè diversi sono i livelli
di lettura.
C’è, sull’intera sequenza, un qualcosa di misterioso e di insondabile
che porta, comunque, a rileggere le vicende russo-cecene non solo alla luce
della propaganda, con Putin che continua a sostenere che i ceceni della guerriglia
sono legati a strutture e organizzazioni internazionali: figli di Bin Laden
e di Al Qaeda.
In tale contesto si può anche riferirsi ad una riedizione di quanto fece
Stalin a suo tempo. Putin, infatti, per la risoluzione della questione caucasica,
cerca di sfruttare un problema internazionale come il terrorismo. Stalin, dal
canto suo, si servì del nazismo e della falsa accusa rivolta ai ceceni
di aver collaborato con le truppe di Hitler: tutto per giustificare la deportazione
in massa nel 1944, che comportò la morte di circa metà della popolazione.
Ma è noto che i tedeschi non arrivarono mai in Cecenia e che Stalin sfruttò
la lotta internazionale al nazismo per punire un popolo che aveva opposto resistenza
al sistema sovietico.
Oggi il Cremlino, sfruttando il problema del terrorismo internazionale, cerca
di collegarne la lotta globale alla questione cecena. E così sferra l’attacco.
Attua il genocidio e trova anche la tacita benedizione dell’Occidente. Ma il
"caso Basaev" – ultimo di una serie di "liquidazioni" –
rischia di far saltare il disegno dell’autocrate del Cremlino che ben sa che
i finanziamenti e le armi per i ceceni vengono da Mosca e dalle stesse truppe
di occupazione. E non è un segreto che fino a quando a Groznij ci sarà
un governo di fantocci la situazione non muterà.
Il "caso Basaev", quindi, agita Mosca con i suoi diversi livelli di
lettura.
Il problema non consiste nell’elencare i misfatti del guerrigliero che ha rivendicato
crimini ed attentati in Cecenia e oltre i suoi confini. Il problema, oggi, sta
nel "capire" perchè Putin lo ha eliminato alla vigilia del
summit mondiale del G8. Una coincidenza? Un regolamento dei conti durato troppo
a lungo? Una manovra repressiva per eliminare testimoni? Un’azione di guerra
per chiudere molte bocche? Misteri del Caucaso e del Cremlino?
Per tentare alcune risposte non si può, ovviamente, ricorrere alla coerenza
intellettuale e morale di Putin. Ci si può avventurare solo nei meandri
dei "servizi segreti".
Riepiloghiamo così l’intera vicenda sulla base delle domande senza risposte
che agitano la vita sociale e politica di questa Russia della transizione.
1) Perchè non si è mai parlato del lontano rapporto tra
Basaev e il Gru – lo spionaggio militare dell’Urss e poi della Russia? Cosa
c’è, in merito, negli archivi di Mosca? Qual era il ruolo assegnato a
Basaev in Abchasia quando, in pratica, eseguiva gli ordini di Mosca contro la
Georgia sovrana? Allora – ricordiamolo – i russi combattevano contro i georgiani
e si trovavano a fianco delle formazioni mercenarie di Basaev entrate nel paese
sotto la scorta delle guardie di frontiera russe…
2) Perchè non c’è mai stata una inchiesta del Cremlino
sulle forniture di armi alla guerriglia cecena? Tutti sanno in Russia che le
armi degli indipendentisti sono le stesse in dotazione dell’esercito di Mosca.
Lo sa anche Putin, ma sino ad oggi non si è fatta luce su questi traffici
che, di fatto, coinvolgono i vertici militari e le strutture del complesso militare-industriale.
3) Si sa che il vertice vecchio e nuovo del Cremlino è stato sempre
coinvolto con l’avventura cecena. Ad esempio si sa che i banchieri che portarono
Eltsin alla vittoria nel 1996 e poi Putin al potere nel 1999 (Pëtr Aven,
Boris Berezovskij, Mikhail Fridman, Vladimir Gusinskij, Mikhail Khodorkovskij,
Vladimir Potanin e Aleksandr Smolenskij) sono stati sempre coinvolti nelle trattative
con Groznij. Basaev, in tal senso, se avesse la possibilità di parlare
avrebbe molte cose da narrare…
4) E veniamo alla domanda principale che scaturisce da tutte le altre
considerazioni. Perchè il Cremlino non ha mai fatto prigionieri gli uomini
della resistenza cecena? Perhè non li ha catturati e portati dinanzi
ad un tribunale internazionale? Il fatto è che tutti i leader di Groznij
sono stati uccisi con dei blitz. A partire da Dudajev sino a Basaev passando
per Jandarbiev…
E ancora: si sa che esistevano legami tra la guerriglia di Basaev e il banchiere
Boris Berezovskij già al tempo dell’inizio della seconda guerra cecena.
E allora è lecito domandarsi se tali legami esistono ancora.
5) Ed ecco altre domande sull’oggi. Perchè non c’è una
versione ufficiale sulla fine di Basaev? Se il convoglio della morte (un camion
marca KamAz e due berline marca Gigulì) era controllato
da un sistema missilistico vuol dire che si conoscevano già il tragitto
e la posizione dei mezzi. E allora perchè non si è attuato l’agguato
a terra? Sul posto l’armata di Mosca aveva oltre 1000 uomini. Forse erano sufficienti
per bloccare i pochi guerriglieri. Si è scelta la soluzione dall’alto
6) Perchè non è stato mostrato il corpo di Basaev? Il guerrigliero
è stato ‘polverizzato’, ridotto in brandelli dall’attacco missilistico.
Si voleva questo? Il fatto è che il mistero della morte resta.
7) Perchè il Cremlino ad operazione compiuta e proprio alla vigilia
del G8 ha dichiarato che Basaev aveva ricevuto armi dall’estero? Quale ‘estero’?
E quali forze?
9) Perchè Basaev, prima di essere ucciso, aveva scelto come base
un villaggio dove abitano solo poliziotti russi? Non è credibile che
un personaggio abituato a vivere alla macchia vada ad alloggiare in una sorta
di caserma… C’è qualcosa in tal senso che non quadra…
10) Chi ha partecipato all’operazione per la "liquidazione"
di Basaev, avvenuta nel territorio della repubblica dell’Inguscetia? Non c’erano
agenti speciali locali. Vuol dire che sono arrivati da altre basi logistiche
e che tutta l’operazione era pianificata per eliminare il personaggio e non
per arrestarlo?
Sono queste, in sintesi, le domande del momento. Che gettano una luce sinistra
sull’intera questione cecena. E si scopre ancora una volta che il Cremlino controlla
la situazione solo a colpi di cannone. Perchè l’arma della diplomazia
non conosce le strade di Groznij. La guerra continua.

