LO ZIO SAM ARRUOLA LE BANCHE
di mazzetta

La notizia che l’amministrazione Bush ha ottenuto illecitamente i dati relativi
a tutte le transazioni internazionali mondiali degli ultimi cinque anni e che
continuerà a farlo, ha dato scandalo solo all’interno degli Stati Uniti,
nonostante sia una notizia in grado di gettare nel panico una vasta platea di
potenti in tutti i paesi del mondo.
La stampa mondiale tace, mentre negli Stati Uniti il presidente attacca rabbiosamente
la stampa che ha svelato l’operazione invocando la lesione della sicurezza nazionale,
con una veemenza immeritata per una questione sulla privacy degli americani,
negli ultimi anni svanita senza troppe resistenze. Accuse di tradimento e una
valanga di mail di insulti e minacce hanno raggiunto il New York Times,
il primo a dare la notizia, e gli altri maggiori quotidiani che hanno deciso
di dedicare attenzione allo scandalo. Il fatto è che le agenzie americane
hanno ottenuto copia e accesso integrale al sistema SWIFT, che è un consorzio
internazionale con sede in Belgio, punto attraverso il quale passano tutte le
transazioni bancarie tra i paesi del mondo; qualunque transazione internazionale
passa dalle memorie e dalla macchine di SWIFT. La stranezza è che di
questa operazione sono stati informati solo alcuni politici europei e ancora
non si sa in che misura.
L’accesso al tesoro dello SWIFT ( un consorzio tra le banche centrali dei G10
– i dieci paesi più industrializzati) è stato ottenuto semplicemente
presentando un ordine penale a una filiale americana dello SWIFT, nel quale
si chiedeva l’accesso alle transazioni internazionali dei "terroristi musulmani".
Con disarmante candore l’amministrazione americana ha rivelato come sta la questione:
" Gli abbiamo chiesto i dati, loro non potevano selezionarli e allora loro
ci hanno dato tutto quello che hanno".
Tutto quello che avevano comprende anche tutte le transazioni bancarie dei
cittadini americani da e per l’estero. Qui è il pomo del contendere in
terra americana: l’accesso del governo ai dati bancari dei cittadini è
regolato rigorosamente, e che il governo abbia a disposizione quei dati non
piace a nessuno. Bush si è gettato a corpo morto cercando la bagarre,
ma i giornali reggono per ora splendidamente, le punizioni ipotizzate non li
potranno colpire che tra alcuni mesi, e comunque non paiono conseguibili. Molto
meglio ha reso la campagna d’odio, per la quale chi ha svelato il segreto sarebbe
complice del nemico e traditore. John Negroponte ha ordinato una indagine per
valutare il danno alla sicurezza nazionale.
L’Amministrazione si è più volte vantata dell’efficacia delle
sue indagini bancarie e già due anni fa affermava di aver costretto i
"terroristi" a darsi altri mezzi per movimentare il denaro, ricorrendo
ad esempio a corrieri di contanti. Antony Wayne, ufficiale del Dipartimento
di Stato, riassumeva così al Congresso nel 2004: " Per quanto abbiamo
reso difficile per loro usare il sistema bancario, sono passati ad altri metodi
meno affidabili e problematici, come i corrieri di contante" per non parlare
delle spacconate di vari esponenti repubblicani che vantavano questo successo.
Di conseguenza è chiaro a chiunque che il The New York Times
e gli altri giornali non hanno divulgato e non stanno discutendo una materia
in grado di danneggiare l’efficacia nel contrasto ai "terroristi",
visto che a questi la notizia è stata recapitata dallo stesso il governo
americano.
Sorvolando sul fatto che il denaro si può muovere in grandi quantità
anche con una semplice lettera di credito portata a mano da chiunque, e che
quindi come al solito l’Amministrazione aveva vantato una vittoria parziale
quanto inutile, è chiaro comunque che il punto sia tutto nel fatto che
Bush e soci hanno messo le mani su un tesoro inestimabile, e che ce le hanno
messe in maniera indubbiamente illegale per le leggi americane, incredibilmente
illegale per le leggi della UE, ancor più per la stragrande maggioranza
delle restanti legislazioni nazionali nel mondo.
Per avere la dimensione della straordinarietà e dell’assurdità
legale di un evento del genere, basta sostituire gli Stati Uniti con un qualsiasi
paese a scelta: Russia, Cina, Germania, India o, ancora meglio, un onesto paese
dallo scarso peso internazionale. Immaginiamo uno di questi paesi che si rivolge
alla locale filiale SWIFT, (adducendo il pretesto che i suoi dati non sono dati
bancari, in quanto SWIFT non è una banca ne un’istituzione finanziaria
ma una società di servizi di messaggeria), chiedendo i dati delle transazioni
internazionali effettuate da una serie di persone accusate di terrorismo. Probabilmente
la SWIFT rifiuterebbe di consegnarglieli. Ma ammettiamo, per ipotesi, che invece
acconsenta e finisce per consegnare il tutto. Pare logico che di fronte ad un
evento del genere, una volta appresa la notizia, in parecchi paesi succederebbe
il finimondo. Quale politico o soggetto economico accetterebbe che questa enorme
mole di dati affluisca in un paese in particolare e ai suoi servizi segreti?
Nessuno sembra aver avvertito i protagonisti della politica e dell’economia
mondiale al di fuori degli States, solo quelli americani ne sembrano
al corrente e coscienti della misura del problema, molti di questi pensando
alla facilità con la quale quei dati potrebbero esporli a qualche ricatto
o, ancora peggio, all’attenzione dell’IRS, stanno difendendo la "libertà
di stampa e di opinione", così come il "diritto alla privacy"
a gran voce e con grande energia.
Nel caso degli USA la cosa è avvenuta, autorizzata negli uffici delle
banche centrali che non sembrano averne informato che pochissimi referenti politici,
ma ancora non si è riuscito a capire in che termini li abbiano informati.
Una cosa è comunicare che la giustizia americana ha chiesto l’accesso
alle transazioni dei "terroristi", e magari ottenere l’autorizzazione
dai banchieri centrali, altro è dire che a Bush è stato concesso
di collegarsi con i database di SWIFT e copiarli integralmente, che la cosa
sta continuando anche ora e continuerà nel futuro.
Con tutta la buona volontà è difficile pensare a un’entusiasta
adesione ad una procedura del genere, perché non si vede quale politico
al mondo potrebbe difenderla di fronte ai propri cittadini, e nemmeno come possa
piacere a ben altri poteri rispetto ad al Qaeda e simili. Anche nel nostro paese
immaginiamo; se Fazio per esempio avesse informato Berlusconi, nemmeno questi
avrebbe aderito con entusiasmo all’idea di consegnare i suoi movimenti bancari
all’amico George. Così negli altri paesi, tanto per i clienti disonesti
– politici corrotti, mafiosi, dittatori o trafficanti di qualsiasi cosa – che
per quelli "onesti", siano grandi aziende, trust globalizzati, imperi
familiari e gruppi d’interesse, fino a ogni singolo governo nell’esercizio di
operazioni lecite, ma auspicabilmente riservate, la cosa non sarebbe stata affatto
gradita.
Il maggiore dei pericoli paventati dai sostenitori di Bush è che lo
svelamento della faccenda rischi di far perdere la fiducia degli alleati, segnatamente
quelli europei, nella capacità degli americani di mantenere il segreto
su operazioni tanto delicate, con il rischio di indurli a ritirare l’accesso
a questi dati, perché il cuore di SWIFT è in Belgio.
Paradossalmente la fiducia europea, (ma anche l’ignoranza) sembra ben salda.
Il Belgio ha reagito a mente fredda e ha ordinato un’inchiesta, senza fare troppo
rumore; la UE tace, mentre in Svizzera il governo dice che è tutto normale
smentendo dichiarazioni di segno inverso uscite a caldo. Nel paese elvetico
l’urgenza di sopire una notizia tanto devastante per la reputazione della riservatezza
bancaria, patrimonio nazionale, ha spinto ad agire velocemente per convenire
che era tutto regolare e che non c’è niente si strano per il governo
di Berna, ancora meno per l’associazione bancaria svizzera o per il gigante
UBS. Probabilmente gli svizzeri temono danni al loro business nazionale e si
sono esposti tanto da cadere anch’essi nei dintorni del ridicolo quando la Banca
Nazionale Svizzera ha precisato che "non ha alcuna giurisdizione legale
in Belgio", per chiamarsi fuori dalla questione senza dire in realtà
nulla.
Il resto d’Europa non fa diversamente, solo un gruppo londinese ha promosso
denunce in 32 paesi per cercare di scuotere l’apatia mondiale. Per quanto concerne
l’Italia toccherà a Rodotà pronunciarsi, al Belgio sembra tocchi
invece inghiottire nelle nebbie l’inchiesta, mentre non si sa cosa farà
la UE. Per l’Unione Europea la faccenda potrebbe essere una bomba nei rapporti
con gli americani e, vista la massiccia presenza europea nel G10, potrebbe portare
al varo di una efficace protezione per il tesoro di SWIFT. A livello globale
le conseguenze potrebbero arrivare fino alla costituzione di omologhi di SWIFT
che ne rompano il monopolio, in particolare nell’area asiatica, ove esistono
le risorse e le competenze, nonché un evidenti e potentissimi interessi,
nel sottrarsi agli occhi indiscreti delle agenzie dello Zio Sam, ma anche a
un Grande Fratello Bancario Mondiale sotto controllo europeo. Altre considerazioni
che dimostrano ancora di più la stranezza dell’assenza di qualsiasi dibattito
a qualsiasi livello.
Paradossalmente il giornale europeo che fa più rumore sulla vicenda
è l’Irish Times, non esattamente una corazzata dell’informazione
europea, mentre i maggiori giornali del nostro paese si sono limitati a dare
la notizia asciugata ai minimi termini e per nulla evidenziata. Nel dibattito
politico o in quello dell’economia non se ne intravedono tracce, ancor meno
in televisione. Eppure la notizia è di sicuro interesse in un paese ad
alto tasso di corruzione, e con la presenza di forti ed estese organizzazioni
criminali, per non parlare del record del mondo industrializzato per l’evasione
fiscale.
In USA c’é chi ha osato azzardare che i dati bancari non siano realtà
in dati personali, ma nulla che possa impressionare il saldo primato della mancanza
di senso del ridicolo italiano che abbonda di chi invoca la privacy sulla recente
diffusione delle registrazioni che inchiodano politici e loro famigli più
o meno nobili. Sarà interessante sentire se e quando si allerteranno
le opinioni pubbliche e le diplomazie a proposito dello scandalo SWIFT.

