Le vene aperte dell’Argentina
Quando Hector Germán Oesterheld concepì la struttura narrativa dell’Eternauta, non aveva minimamente idea di cosa sarebbe successo, una ventina di anni dopo, in Argentina. E a lui stesso. Oesterheld, giornalista scrittore e soprattutto inarrivabile creatore di sceneggiature per fumetti, non poteva neanche immaginare la mortifera deriva in cui sarebbe stato trascinato il suo paese. La sua sconfinata fantasia non arrivava a tanto. La sua smisurata capacità di costruire storie e di renderle affascinanti quale che fosse la loro collocazione nello spazio e nel tempo, nulla ha potuto di fronte all’ascesa del terrore e alla istituzionalizzazione dello sterminio.
La realtà distopica dell’Eternauta, una vera e propria opera letteraria che abbatte i limiti del genere, così come le vicissitudini le avventure e le gesta dei personaggi che la caratterizzano, raccontano l’avvento di un fenomeno letale e alieno che minaccia la sopravvivenza della intera umanità. Una metafora del possibile attraverso la fantascienza. D’altronde, quante volte nelle pieghe delle pagine scritte da Isaac Asimov H.P. Lovecraft o Philip K. Dick abbiamo ravvisato un inequivocabile realismo della visionarietà? Anche in questi casi, la gabbia del genere non può che spalancarsi. L’Eternauta apparve per la prima volta, sulle pagine della rivista argentina Hora Cero, con i disegni di Francisco Solano López e la sceneggiatura di Hector Oesterheld.
Era il 1957; il 24 marzo del 1976 era più lontano della salma di Evita da Buenos Aires. Eva Maria Duarte, universalmente conosciuta come Evita Perón, era morta nel luglio del 1952 ma la sua figura continuava a dominare e a far parlare di sé nella società, e nella politica, argentina, di quegli anni. Era come un fantasma che impauriva la classe dirigente susseguita alla destituzione del marito, Juan Domingo Perón, e alimentava le aspirazioni del popolo descamisado da lei portato alla ribalta. Amata e odiata incondizionatamente. Al punto che il suo corpo diventò un simbolo da trafugare e rivendicare. Da occultare e restituire.
Con uno stratagemma degno della penna ispirata di Oesterheld, lo fecero sbarcare a Genova per poi trasportarlo a Milano, e qui tumulato sotto falso nome nel Cimitero maggiore. Per i quattordici anni in cui rimase lì, fu pagata una donna per portare fiori alla sua tomba. Giuseppina, questo il nome della donna, ignorava che quegli omaggi erano per Evita, una delle donne più celebrate e controverse della storia latinoamericana, non solo argentina.
Quanto a contraddizioni e celebrazioni, il suo sposo non era certo da meno. Perón infatti, sconfitto alle elezioni nel 1955 e costretto all’espatrio, riparò in Spagna mentre il peronismo cercava la strategia per sopravvivere e resistere alla ondata repressiva dei governi insediatisi dopo il suo esilio. Un esilio dorato che contribuì al mito del ritorno e simultaneamente alla erosione delle differenze interne allo stesso peronismo, tra una destra e una sinistra del movimento che poi arriveranno allo scontro in maniera drammatica. E che J.D. Perón non contrastò. Contribuì anzi a esortarne una parte, la destra, affinché annientasse l’altra, la sinistra.
Gli esiti di questa contrapposizione furono tragici, con la insanabile e irrimediabile frattura che si rivelò in Plaza de Mayo durante le manifestazioni per il Primo Maggio 1974. Una sorta di resa dei conti che preannunciò quanto stesse per avvenire e covando nella Casa Rosada, sede del Parlamento, come nelle caserme. I più alti ranghi militari si apprestavano a scatenare l’ennesimo golpe, dopo aver stretto alleanza con altri regimi dell’area sudamericana altrettanto sanguinari, quel tragico sodalizio tristemente noto come Triple A: Alleanza Anticomunista Argentina. Non c’era dunque solo lo spettro di Evita che si aggirava per il Continente, almeno secondo le varie tirannie sostenute e finanziate da Washington.
Dopo la Rivoluzione Cubana, ogni tentativo di liberazione ed emancipazione dalle briglie coloniali, andava stroncato, possibilmente in via definitiva. Perfino la cosiddetta “via elettorale al socialismo” sperimentata da Salvador Allende in Cile qualche anno prima, doveva essere impedita, con tutte i mezzi a disposizione. Pertanto, l’aviazione cilena bombardò il palazzo della Moneda, dove il Presidente legittimo era asserragliato e ne uscì martire, per ordine di un militare che poi ne diventò l’inquilino più indesiderato della sua storia: Pinochet.
Nel frattempo, in Argentina nascevano formazioni guerrigliere nel solco delle esperienze guevariste o più urbane sull’esempio dei Tupamaros in Uruguay. Tra queste, i Montoneros, l’ala militare e autentica del peronismo. Ruppero così definitivamente con Perón e con la spietata conventicola che lo sosteneva, responsabile della mattanza del Primo Maggio, oltre che di innumerevoli altre azioni criminali. Il terreno per la instaurazione di una brutale svolta autoritaria era pronto, e sarebbe passato poco tempo perché si realizzasse. L’abisso della Umanità era ormai a pochi passi.
Secondo una lettura a posteriori, all’Eternauta è stato attribuito un ruolo profetico. O meglio, ai suoi autori principali, Oesterheld e Solano López. Soprattutto il primo, può considerarsi il padre di Juan Salvo e di Alfredo Favalli, le figure fondamentali di quello che viene unanimemente ritenuto un capolavoro. Un giudizio più che condivisibile. Nella sua vera famiglia invece – come magistralmente raccontato nel libro di Fernanda Nicolini e Alicia Beltrami “Gli Oesterheld” per i tipi di 001 Edizioni – si sono concentrate le vicende di un intero periodo storico. Hanno trovato spazio la serenità e la tragedia. Marito di Elsa e padre di quattro figlie, di tutte e cinque perdutamente innamorato, Hector donerà loro la inestimabile piacevolezza delle sue invenzioni letterarie come la rischiosa precarietà delle peripezie editoriali in cui si lanciava o veniva coinvolto, a mano a mano che la sua fama aumentava.
L’impegno politico, poi trasformato in militanza nelle fila dell’organizzazione montonera, non era previsto, e anzi inizialmente poco compreso se non del tutto avversato. Le figlie però, in un momento infuocato come lo era il mondo a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, cominciarono tra scuola e quartiere a integrarsi sempre più nelle numerosissime e svariate forme di lotta e resistenza a una ondata repressiva che non cessava di spargere sangue e terrore. Finirono così per arruolare El Viejo, il papà Hector. Non potevano sapere quali punte di barbarie avrebbe raggiunto la guerra sucia, la guerra sporca alla “sovversione” arricchita di nuovi atroci strumenti forniti da Stati Uniti Francia e Israele, le cui forze armate avevano perfezionato tecniche di sevizie e tortura nei vari fronti di guerra in Vietnam, Algeria e Palestina. Inventarono la desaparición. Una forma di genocidio pari solo alla soluzione finale ideata dal nazismo.
Elsa, moglie di Hector e mamma di Estela Diana Miriam e Beatriz, stentò a capire le loro decisioni e li perse di vista per sempre, una volta obbligati a entrare nella clandestinità. Hector Oesterheld viene sequestrato il 21 aprile 1977, allungherà la lista infinita di desaparecidos; le loro figlie, uccise e “scomparse” in quegli stessi mesi. Elsa osservò silenzio anche quando vide i torturatori scendere dalle Ford Falcon e fare irruzione in casa sua, oramai deserta. Più avanti negli anni, diventò attivista nelle Madres e nelle Abuelas de Plaza de Mayo. Dignità e Memoria spesso camminano insieme tenendosi per mano, più forti della neve mortale che cade su Buenos Aires e che segna l’inizio dell’Eternauta. Più forti di una trasmissione di morte andata in onda il 24 marzo 1976. Se cinquant’anni vi sembran pochi.

