IL GRANDE FRATELLO ENTRA IN BANCA
di mazzetta

La settimana scorsa si è venuto a sapere che gli Stati Uniti, ormai
da cinque anni acquisiscono, e si suppone analizzino e conservino, i dati di
tutti gli scambi bancari mondiali. La cosa è avvenuta con la complicità
di alcune banche centrali europee e in particolare di quelle dei dieci paesi
più industrializzati che, informate della cosa, hanno pensato bene di
non dirlo in giro, nemmeno ai loro referenti politici. L’unico politico europeo
che finora risulta a conoscenza di quello che può essere considerato
un clamoroso scandalo, è il ministro delle finanze del Belgio Didier
Reynders, che avrebbe appreso la cosa in maniera informale. A scoperchiare lo scandalo è stato il New York Times, che così
facendo si è attirato le ire del vicepresidente americano Dich Cheney,
lesto ad accusare la testata di "tradimento".
La ricostruzione dei
giornalisti Eric Lichtbau e James Risen, dice che all’indomani del 9/11 gli
Stati Uniti emisero un sub-poena, cioè un ordine non ottemperando
il quale ci si espone alla galera, nei confronti della filiale americana del
consorzio SWIFT ( Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication).
L’ordine, volto a tracciare le possibili transazioni bancarie a favore dei "terroristi
islamici", non ha trovato obiezioni da parte del presidente (americano)
del consorzio, il quale ha disposto la consegna in blocco dei record delle transazioni
SWIFT agli investigatori americani.
La misura di questo spionaggio è enorme e gravissima, il governo statunitense,
o meglio l’amministrazione Bush, ha spiato per anni, e continua a farlo, tutte
le transazioni bancarie internazionali del mondo, senza che altri governi lo
sapessero, infrangendo non solo la privacy di qualche miliardo di correntisti,
ma anche le numerose leggi nazionali ed internazionali a tutela del segreto
bancario. La misura dello scandalo non sembra essere stata compresa al di fuori
degli Stati Uniti, anche se il governo belga ha ordinato un’inchiesta; ma altri
soggetti, ad esempio le UE e gli altri governi europei per ora tacciono.
Negli Stati Uniti invece sono arrabbiatissimi e considerano che l’operazione
sia un clamoroso abuso; molti giornalisti e deputati hanno avuto parole di fuoco,
mentre Cheney si diceva addirittura "offeso" dal colpo basso ricevuto
dal New York Times. Simon Davies, il direttore di Privacy International
di Londra, ha affermato che "i nostri dati bancari sono stati dirottati
dagli Stati Uniti grazie ad accordi segreti in termini del tutto coperti".
Il sottosegretario al Tesoro americano, Levey, che supervisiona il programma,
ha dichiarato che "le persone non hanno un interesse alla privacy nelle
loro transazioni internazionali". Una posizione curiosa, quanto non argomentata,
che sarebbe interessante confrontare con l’opinione di quanti sono stati spiati,
per confermare se veramente i possessori di conti correnti bancari siano così
indifferenti al sapere che il governo americano ha spiato la totalità
dei loro movimenti e le loro transazioni internazionali.
Lo SWIFT ha dichiarato che il suo ruolo non è stato volontario, ma che
è stato obbligata ad obbedire a un ordine legittimo, aggiungendo di aver
lavorato per ridurre la quantità di dati consegnata agli spioni americani.
Sfortunatamente per SWIFT, il Segretario al Tesoro americano Snow, ha detto
alla stampa che inizialmente il governo ha presentato " una serie di ordini
realmente limitati e legati integralmente al terrorismo", ma che i funzionari
dello SWIFT risposero che non avevano la possibilità di estrarre informazioni
particolari dal loro vastissimo database, "così ci hanno detto:
vi daremo tutti i dati in blocco". L’ammissione di Snow basta ed avanza.
La situazione è quindi chiara e preoccupante e non dovrebbe preoccupare
solo i cittadini americani ed essere limitata a questioni di privacy, non solo
perché le agenzie di spionaggio americano sono venute in possesso dell’intero
traffico bancario mondiale, ma anche perchè è noto che le agenzie
americane svolgono da tempo un’attività di supporto alle aziende USA,
in particolare quelle vicine al partito al potere, per agevolarne gli affari
e aiutarli a battere la concorrenza internazionale.
Viene difficile pensare che queste agenzie, avendo a disposizione una tale
massa di dati, abbiano resistito alla tentazione di dare un’occhiata indiscreta
alle grandi relazioni d’affari mondiali, estrarne informazioni ed eventualmente
sfruttarle; anche perché con cinque anni di database a disposizione si
potrebbe con tutta calma analizzare, sia statisticamente che nel dettaglio,
tutti gli affari dei concorrenti della "Corporate America". Un lavoro
decisamente più interessante e fruttuoso della caccia ai fondi delle
associazioni della carità islamica o ai trasferimenti bancari di personaggi
in odor di terrorismo. Un lavoro del tutto illegale che nessuno al mondo potrebbe
impedire o monitorare, visto che anche se la stalla dello SWIFT sarà
chiusa, i buoi sono ormai nei recinti dei bovari texani.
Ce n’è abbastanza per sollevare l’ira e la furia di governi, aziende
e uomini d’affari in tutto il mondo, che d’ora in poi affrontando la concorrenza
americana, o riandando alla mente a passati confronti, potranno legittimamente
pensare di lottare ad armi impari o di operare in condizioni di concorrenza
alterata. Nelle mani del governo americano e delle sue agenzie di spionaggio
ci sono ora (e da tempo) tutte quelle transazioni che gli operatori potrebbero
giustamente considerare "riservate"; non solo legittime transazioni
d’affari, ma anche quelle estero-su-estero, le triangolazioni finanziarie volte
ad eludere leggi nazionali o le normative fiscali, fino alle bustarelle ai politici,
le operazioni coperte di altri governi e servizi segreti e molto altro ancora.
Si tratta quindi del possesso di informazioni che danno un enorme vantaggio
ed un incredibile potere di ricatto all’amministrazione Bush nei confronti di
soggetti privati, finanziari e politici in tutto il mondo; decisamente troppo
per non temere che tale massa di dati non induca in tentazione l’Amministrazione
Bush, che negli ultimi anni ha dimostrato di essere facile all’infrazione della
legge quando ritiene che le convenga.
La cosa non ha minimamente turbato i politici italiani e pochissimo quelli
europei, che non sembrano aver colto per nulla il senso e la misura dello scandalo.
Nel nostro paese, a distanza di giorni dall’esplosione di quello che è
da considerare il più grosso scandalo internazionale dell’anno, non abbiamo
ancora avuto la grazia di ascoltare alcuna reazione politica, né dal
governo, né dall’opposizione. In Europa domina la prudenza e in attesa
dell’inchiesta del governo belga, la Commissione europea e lo stesso Barroso
tacciono, anche se è facile cogliere segnali di una robusta insofferenza
capaci di produrre, magari in un prossimo futuro, reazioni aspre che potrebbero
sfociare in passi ufficiali verso il governo americano e verso lo SWIFT.
La notte dell’informazione favorisce chi opera nell’oscurità e questo
gravissimo scandalo rischia, come già altri che hanno visto coinvolta
l’amministrazione Bush, di perdersi nel dimenticatoio e nell’indifferenza, nonostante
la vicenda sia gravissima, comporti incredibili violazioni della privacy e della
riservatezza bancaria, sia suscettibile di produrre abusi e alterazioni della
concorrenza ai danni delle aziende asiatiche ed europee e, last but not least,
consegnare interi governi e classi dirigenti nel mondo al potere di ricatto
di chi ha accesso al tesoro sottratto allo SWIFT.
Ancora una volta, con il pretesto della lotta al terrorismo, l’amministrazione
Bush ha messo i piedi in testa al resto del mondo, facendo stracci delle leggi
internazionali con sfacciata arroganza e, una volta scoperta, ha ottenuto la
colpevole omertà degli alleati e dei media occidentali. Non resta che
sperare che questa inspiegabile tolleranza possa un giorno avere fine, perché
continuando su questa traccia tra pochi anni non resterà nulla delle
leggi e degli accordi ed i rapporti internazionali finiranno definitivamente
per essere regolati dalla legge delle giungla.

