I colori del tempo
Un’antica casa diroccata in Normandia, destinata a essere abbattuta per far posto al parcheggio di un nuovo centro direzionale, diventa il punto di partenza de I colori del tempo, il nuovo film di Cédric Klapisch. Attorno a quell’edificio carico di ricordi si riuniscono una cinquantina di discendenti del vecchio proprietario: tra loro il mite apicoltore Guy (Vincent Macaigne), la dinamica donna d’affari Céline (Julia Piaton), l’insegnante Abdel (Zinedine Soualem) e il fotografo Seb (Abraham Wapler), incaricati di rappresentare la famiglia.
Nel rovistare tra le stanze umide e le pareti scrostate, trovano fotografie, quadri e lettere: frammenti che accendono la curiosità verso una donna misteriosa ritratta in molte di quelle immagini. Da qui prende forma una seconda linea narrativa, che ci riporta indietro di circa 150 anni.
Dopo la morte della nonna, la ventunenne Adèle (Suzanne Lindon) lascia la Normandia per Parigi alla ricerca della madre che l’ha abbandonata da bambina. Durante il viaggio incontra due giovani artisti – il pittore Anatole (Paul Kircher) e il fotografo Lucien (Vassili Schneider) – con cui instaura un legame affettuoso e vitale. Ma il sogno romantico di ritrovare la madre si infrange bruscamente: Odette (Sara Giraudeau) lavora come prostituta in un bordello.
Klapisch racconta qui non tanto una vicenda familiare quanto una vera e propria storia delle immagini, dal pennello all’obiettivo, fino al filtro digitale. Un percorso affascinante, ma sviluppato in modo diseguale. L’idea di esplorare come cambiano lo sguardo e la memoria attraverso i secoli è intrigante; tuttavia, la tragicommedia che ne risulta tocca molti temi – arte, identità, eredità, maternità – senza approfondirne davvero nessuno.
Il film si apre con un’ironia pungente rivolta alla “Generazione Instagram”, contrapponendo l’istantaneità del digitale alla lentezza artigianale della pittura e della fotografia d’un tempo. È una riflessione venata di nostalgia, quella di un autore che ha raccontato con acutezza i giovani cosmopoliti dei primi anni Duemila e che ora guarda con sospetto – o malinconia – alla superficialità visiva dell’era dei social. Un rischio: in questo atteggiamento, Klapisch sfiora talvolta il tono moralistico del “boomer” che rimpiange un mondo perduto.
Eppure il film non manca di momenti di grazia. Nella sua struttura a doppia linea temporale, I colori del tempo intreccia passato e presente con grande eleganza visiva. Il titolo sottolinea proprio questa dimensione cromatica del tempo, dove ogni epoca lascia la sua sfumatura. Non è un caso che Seb, il fotografo contemporaneo, sia l’alter ego moderno del pittore Anatole: due artisti separati da un secolo e mezzo ma accomunati dallo stesso desiderio di fermare l’effimero.
Il problema è che a questo intreccio manca una vera spinta emotiva. La parte ambientata nel passato, per quanto centrale, risulta più convenzionale e prevedibile, mentre il presente – con l’incontro fortuito degli eredi nella casa da demolire – avrebbe potuto offrire spunti più vivaci o ironici, ma viene liquidato troppo in fretta. Klapisch sembra voler dire troppo, senza trovare il tempo per far respirare davvero i personaggi.
Con oltre due ore di durata, I colori del tempo finisce per diluirsi, affaticato dal numero eccessivo di protagonisti e da un finale che tenta di chiudere troppe piste narrative. Nonostante i suoi limiti, il film conserva una malinconica bellezza: quella di un autore che, anche quando inciampa, continua a interrogarsi sul potere delle immagini e sulla memoria che esse custodiscono. Un film imperfetto ma sincero, intriso di nostalgia per un tempo in cui guardare significava ancora fermarsi a vedere.
I colori del tempo (Francia, 2025)
Regia: Cédric Klapisch
Cast: Suzanne Lindon, Philippine Leroy-Beaulieu, Cécile de France, Vincent Perez, Vassili Schneider, François Berléand, Julia Piaton, Sara Giraudeau, Vincent Macaigne, Paul Kircher, Zinedine Soualem, Fred Testot, Raïka Hazanavicius, Pomme
Sceneggiatura: Cédric Klapisch, Santiago Amigorena
Fotografia: Alexis Kavyrchine
Produzione: Ce Qui Me Meut
Distribuzione: Teodora Film

