Gaza, i bambini del genocidio
Quale stato o esercito “regolare” può pianificare una strategia che prevede lo sterminio deliberato di bambini appartenenti a uno specifico popolo? E quale dovrebbe essere la reazione della comunità internazionale di fronte a un’entità che, in maniera ugualmente sistematica, distrugge le fondamenta di un’intera società annientando il futuro stesso dei suoi membri? Le risposte a queste domande sono sotto gli occhi di tutto il mondo almeno dall’ottobre 2023 e, da allora, il genocidio palestinese e le mostruosità commesse dallo stato ebraico sono state ben documentate, così come la complicità e il silenzio di moltissimi paesi, inclusi quelli che continuano ad autodefinirsi “democratici”. La gravità dei crimini commessi a Gaza – e non solo – da parte del regime di Netanyahu non è quindi una novità, ma un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato questa settimana raccoglie dati e informazioni in maniera efficace, tanto da mettere per la prima volta realmente al centro della strategia distruttiva di Israele il tentativo deliberato di cancellare la parte più vitale della società palestinese, quella rappresentata appunto da bambini e minori.
La ricerca è opera della Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sui Territori Palestinesi Occupati e prende in considerazione il periodo che va dal 7 ottobre 2023 al 31 marzo 2026. Innanzitutto i numeri. I bambini uccisi a Gaza sono stati almeno 20 mila e più di 44 mila i feriti. Queste cifre si riferiscono solo ai dati ufficiali, che registrano, in oltre tre anni e mezzo di assedio della striscia, un totale di circa 72 mila vittime. La percentuale dei bambini massacrati è quindi di poco inferiore al 30%. Considerando i dispersi sotto le macerie e i decessi dovuti a malattie, malnutrizione e altri “effetti collaterali”, alcuni studi indipendenti hanno stimato numeri di gran lunga maggiori, fino ad arrivare in alcuni casi addirittura a 600 mila vittime. Si può quindi solo immaginare quante vite di neonati, bambini, adolescenti e giovani adulti siano state realmente cancellate dai missili e dai proiettili delle forze di occupazione.
La quantità di morti in questa categoria demografica e la regolarità con cui le uccisioni sono avvenute dimostrano già da sé che non si tratta di episodi isolati o danni collaterali involontari dovuti alla guerra. Le forze israeliane hanno infatti preso di mira fin dall’inizio obiettivi civili, non perché questi ultimi si confondano con quelli legati ai membri di Hamas, ma precisamente per uccidere il numero più alto possibile di palestinesi. Non solo, in quest’ottica genocida, maggiore è il numero di bambini uccisi, maggiori sono le probabilità di distruggere la futura società palestinese.
Le stesse analisi condotte sui corpi delle vittime testimoniano delle intenzioni dei soldati delle forze di occupazione. La speciale commissione dell’ONU ha studiato un campione di 168 bambini uccisi da armi da fuoco e i risultati hanno indicato che 73 di essi, ovvero il 43%, sono stati colpiti alla testa e 22 (13%) al petto. Ben oltre la metà del campione conferma quindi che si è in presenza di vere e proprie esecuzioni. Il fatto poi che le forze armate israeliane abbiano continuato impunemente a bombardare edifici residenziali, nonché campi di rifugiati, dove è evidente che siano presenti intere famiglie con forte presenza di minori, senza mai correggere le regole di ingaggio, è un’altra dimostrazione dell’intento di causare il numero più alto possibile di vittime in questa categoria demografica.
Un’altra prova inequivocabile di ciò è il bombardamento deliberato di centri e reparti neonatali di ospedali e altre strutture sanitarie. In questo caso l’obiettivo è duplice. Da un lato vi è il massacro puro e semplice di neonati e dall’altro la riduzione delle probabilità di sopravvivenza dei non ancora nati, vista la distruzione di centri di assistenza ed equipaggiamenti sanitari necessari per garantire gravidanze e parti in sicurezza. Nella prima metà del 2025, infatti, a Gaza c’è stato un declino del 41% dei nati vivi rispetto allo stesso periodo nel 2022.
Israele ha messo in atto questa strategia bellica senza nessun riguardo per le più basilari norme del diritto internazionale né per il cessate il fuoco nominalmente sottoscritto a ottobre 2025. Il tentativo di distruzione della “continuità biologica” di Gaza e la “struttura fondante” della società palestinese è possibile esclusivamente grazie alla copertura politica garantita al regime di Netanyahu dai suoi alleati, a cominciare dagli Stati Uniti.
Il lavoro e le conclusioni della speciale commissione ONU hanno rigorosamente come riferimento le norme del diritto internazionale e, nello specifico, la Convenzione del 1948. In base a essa, vengono riscontrate almeno quattro categorie di “atti di genocidio” nel caso oggetto dello studio: uccisione diretta e intenzionale di bambini appartenenti a un determinato gruppo; seri danni fisici e mentali; imposizione deliberata di condizioni di vita tali da provocare la distruzione fisica; distruzione delle infrastrutture sanitarie fino al punto di impedire o mettere a serio rischio le nascite.
Riguardo al secondo punto, la commissione descrive scenari raccapriccianti in cui bambini e minori palestinesi nella striscia, se abbastanza “fortunati” da essere ancora in vita e non costretti a soccombere a causa di malattie e ferite che diventano mortali solo a causa della campagna di distruzione israeliana, si ritrovano con disabilità permanenti. Non solo, gli interventi medici a seguito di bombardamenti e altre azioni dei militari israeliani, incluse amputazioni, vengono spesso eseguiti senza anestesia, mentre le vittime di ustioni o gravi traumi devono fare a meno anche di antidolorifici in grado di alleviare le sofferenze. Una strategia deliberata, quella del regime di Netanyahu, funzionale allo sterminio programmato, dal momento che cancella “le capacità e le possibilità di cura, guarigione e sopravvivenza” dei palestinesi.
La distruzione fisica dei bambini nella striscia è solo la parte più odiosa e criminale di un piano genocida che si sviluppa in diverse direzioni. La demolizione sistematica di abitazioni e altre infrastrutture civili, la riduzione alla fame di un intero popolo, arresti di massa, torture anche ai danni di minori non sono eccezioni in una campagna militare altrimenti legittima e rispettosa del diritto internazionale. Si tratta al contrario della norma, in quanto l’intera operazione scattata dopo i fatti del 7 ottobre 2023 è volta appunto a distruggere il popolo palestinese come gruppo nazionale e culturale, nonché a estirparne la presenza da Gaza.
Tornando alla seconda domanda proposta all’inizio, media e governi occidentali continuano a minimizzare la strage e tutt’al più a presentare le prove del genocidio come elementi che fanno parte di un dibattito controverso e non ancora definito, laddove la realtà di quanto sta accadendo nella striscia è stata provata a livello legale e anche dai massimi organi del diritto internazionale. Un atteggiamento ingiustificabile che si spiega con il fatto che questi stessi governi sono a tutti gli effetti complici del regime di Netanyahu. Ed è tanto più grave, questa circostanza, se si considera come in oltre tre anni e mezzo molti esponenti politici e militari israeliani hanno dichiarato pubblicamente le intenzioni genocide della guerra di aggressione.
Lo stesso rapporto ONU cita vari esempi di ciò, tra cui le uscite del vice-presidente del parlamento israeliano (Knesset), Nissim Vaturi, il quale già il 9 ottobre 2023 aveva invocato la “cancellazione” di Gaza, dove nemmeno un bambino avrebbe dovuto rimanere. Poco più di un anno dopo, lo stesso politico del partito di Netanyahu aveva invece spiegato che la striscia “è piena di terroristi e ogni singolo bambino che vi nasce è già un terrorista”.
Il documento pubblicato questa settimana sui bambini di Gaza è dunque un documento potente e altamente incriminante per Netanyahu, i membri del suo governo, i vertici militari, i soldati delle forze di occupazione e molti altri, inclusi i leader occidentali che sostengono un’entità terrorista come Israele. Nonostante questa quantità enorme di prove, tutti continueranno a godere della totale impunità. Anzi, le autorità israeliane intendono proseguire e accelerare le pratiche per la liquidazione della popolazione palestinese dalla striscia. È notizia infatti di questi giorni che il Consiglio per la Sicurezza Nazionale israeliano si è riunito per discutere la riattivazione di quello che è a tutti gli effetti un piano di pulizia etnica già stilato da tempo e che prevede l’espulsione forzata degli abitanti di Gaza.
Secondo quanto trapelato sulla stampa, ufficiali del Mossad avrebbero confermato nuovamente che nessun paese straniero è disponibile ad assecondare il piano accettando i palestinesi espulsi dalla loro terra. Questa realtà non sembra però scoraggiare i piani genocidi e di occupazione totale, visto che, secondo i media israeliani, Tel Aviv potrebbe approfittare del passo indietro imposto dall’amministrazione Trump sul fronte libanese, nel quadro dei negoziati con l’Iran, per ottenere, come una sorta di compensazione per le “concessioni” fatte, il via libera all’implementazione dell’esodo forzato dei palestinesi da Gaza.

