Due Procuratori
Con Due Procuratori, Sergei Loznitsa torna alla finzione mantenendo intatto lo stile che lo contraddistingue: tempi dilatati, colori smorti, un senso di assurdo che non cerca mai l’enfasi. Ambientato nell’Unione Sovietica del 1937, durante le purghe staliniane, il film racconta poco in termini di eventi e moltissimo in termini di attesa. La suspense non nasce da ciò che accade, ma dal lento avvicinarsi di una macchina repressiva che sappiamo già inarrestabile.
Tutto prende avvio da una lettera destinata a essere bruciata insieme a centinaia di altre, considerate pericolose per il regime. A scriverla è Stepniak, prigioniero politico che riesce a far arrivare la sua denuncia a un giovane procuratore, Kornyev (Alexander Kuznetsov). Contro ogni logica, Kornyev si presenta in carcere per verificare la situazione. Crede ancora nella legge, negli ideali socialisti, nella possibilità che le regole valgano per tutti. È evidente fin da subito che è l’unico a pensarla così.
La risposta del sistema non è la violenza immediata, ma la burocrazia: attese infinite, scuse inconsistenti, rinvii umilianti. Quando Kornyev finalmente incontra Stepniak (Alexander Filippenko), lo trova torturato e vicino alla morte. Il detenuto gli affida una speranza disperata: far arrivare la sua denuncia direttamente a Stalin, come se il vertice del potere potesse ancora ignorare ciò che accade nei sotterranei del regime.
Il viaggio di Kornyev verso Mosca, e il suo confronto con il procuratore Vyshinsky, hanno qualcosa di tragicamente ingenuo. Il suo rispetto delle procedure appare quasi commovente, fuori tempo massimo. Visivamente, Loznitsa rafforza questa sensazione isolando il protagonista: Kornyev è pulito, composto, umano; intorno a lui ci sono solo volti induriti, funzionari svuotati o complici silenziosi.
Pur muovendosi in un territorio ormai familiare del cinema dell’Est europeo, Due Procuratori colpisce per la sua coerenza e per la freddezza con cui osserva l’annientamento morale di un individuo che prova, inutilmente, a credere nella giustizia. È un film che non alza mai la voce, ma che lascia addosso un senso di soffocamento persistente: la legge come rituale vuoto, la burocrazia come forma di violenza, l’idealismo come errore imperdonabile.
Due Procuratori (Francia, Germania, Olanda, 2025)
Regia: Sergei Loznitsa
Cast: Alexander Kuznetsov, Anatoliy Belyy, Aleksandr Filippenko, Vytautas Kaniusonis, Valentin Novopolskij, Ivgeny Terletsky
Sceneggiatura: Sergei Loznitsa
Fotografia: Oleg Mutu
Produzione: Danielius Kokanauskis
Distribuzione: Lucky Red

