AVANSPETTACOLO O AGENDA SETTING?
di Bruno Ballardini

L’affare BNL-Unipol, per come è stato utilizzato mediaticamente, è
il primo sintomo di una transizione che sta per compiersi: l’era berlusconiana
sta finendo. Tutti si stavano preparando a questo, da Fiorani a Consorte, dalla
Lega Nord alla sinistra. Ognuno a modo suo. La sortita di Berlusconi in Procura
nasce dal tentativo di recuperare punti di credibilità presso l’elettorato
erodendoli ai suoi avversari. Ha deciso di farlo da solo, senza consultarsi
prima con gli alleati. Sarebbe stato un comportamento politico e lui non è
politico. E’ qui la sua debolezza maggiore, come pure l’aver fondato un movimento
senza basi politiche, ovvero che non si fonda sulla militanza. Ma ciò
che ha fatto il presidente del Consiglio in questi ultimi giorni non può
essere definito semplicemente "avanspettacolo" come l’ha definito
Casini, né può essere ridotto ad una semplice "nota stonata"
come ha fatto Maroni.
Lo scopo della sortita non era affatto quello di informare i magistrati riguardo
a presunte collusioni fra i dirigenti DS e gli indagati, ma quello di creare
disagio psicologico tra gli avversari e di distruggere mediaticamente la loro
immagine (o ciò che ne resta). E’ perlomeno dall’epoca del Mein Kampf
che si usa "spezzare psicologicamente il nemico prima che le truppe comincino
ad entrare in azione", con la propaganda. Oggi diremmo con le strategie
di comunicazione. E Berlusconi ha usato con gran perizia i mezzi di cui dispone
per preparare il terreno all’offensiva finale.
Si trattava solo di creare maretta nel centrosinistra che in passato ha già
dato prova di rispondere allo stress in modo caotico e contraddittorio. E’ stato
come lanciare un sasso in un pollaio e diffondere subito dopo la scena sui media,
avendo da una parte il pieno controllo dei media e dall’altra un pubblico disattento
alle vicende del pollaio e abituato a subire la mono-direzionalità televisiva
senza alcuna capacità di analisi. La gente avrebbe colto solo le reazioni
scomposte del centrosinistra e avrebbe pensato: "Hai visto come si agitano?
Allora c’è sotto qualcosa, allora sono sporchi anche loro!". Era
tutto calcolato: chiunque avrebbe avuto delle reazioni per un atto così
teppistico. Perfino l’eventuale silenzio, o l’assenza di reazioni, sarebbe stato
percepito come "colpevole".
Si chiama agenda setting. Una teoria secondo cui i media non intervengono
sul pubblico persuadendolo o inducendo precisi comportamenti con condizionamenti
più o meno espliciti, ma determinano invece quali sono le informazioni
e quali i valori che devono diventare rilevanti per il pubblico stesso. L’attività
dell’emittente non si limiterebbe quindi al diffondere le informazioni ma ad
evidenziare, all’interno della realtà, alcuni aspetti (ciò che
si definisce "focalizzazione") fornendo nello stesso tempo le chiavi
interpretative (ciò che si definisce "framing"). Le prime insinuazioni
di Berlusconi sulle cooperative rosse erano già focalizzazione.
Il fatto di andare alla procura per svelare chissà quali segreti è
framing, indipendentemente da quello che ha detto.
E il gioco continua. Continuano le insinuazioni, continua il framing.
Molti nel centrosinistra si chiedono se dietro a questa strategia ci sia uno
staff di esperti di comunicazione. Sicuramente non c’è. L’equivoco in
cui cade chi non ha molta dimestichezza con queste tecniche, è il ritenere
che per mettere in atto una "strategia di comunicazione" occorrano
chissà quali esperti, quante ricerche e quanto tempo per elaborarla.
La verità è che chi mastica di comunicazione è in grado
di decidere la strategia intuitivamente, in pochi istanti, senza tanta teoria.
Così come ha fatto Berlusconi. Con un minimo sforzo ha ottenuto un grande
risultato: il centrodestra è in risalita. Non era avanspettacolo.

