IL MONDO DOPO L’11 SETTEMBRE
di Bianca Cerri

Dicono che l’11 settembre abbia cambiato la classe politica americana, ma non
è esattamente così. Semmai, è stata la classe politica
americana ad usare l’11 settembre per imporre condizioni soffocanti ad altri
paesi. Bush riuscì a convincere l’opinione pubblica della necessità
di una "guerra giusta" che avrebbe "maturato i frutti della democrazia"
prima ancora che fossero spalate via le macerie di Ground Zero. Iniziò
così a delinearsi per tutto l’Occidente uno scenario orwelliano, dove
la gente si abituò a vivere sospesa tra continui allarmi sul terrorismo,
retorica politica grondante odio, richiami alla vendetta, complotti vari e privazioni
delle libertà personali. Ma in questi cinque anni non abbiamo saputo
nulla su quello che realmente avvenne l’11 settembre del 2001, né ci
hanno mai convinto le spiegazioni ufficiali. A quanto risulta, il crollo del WCT non è servito che a lasciare mano
libera ai governi occidentali per aggredire altri popoli sacrificandone il presente
e pregiudicandone il futuro con il pretesto della lotta al terrorismo. Dal nostro
11 settembre esistenziale abbiamo visto il paese più potente del mondo
abbandonarsi alla voluttà della tortura con il beneplacito di accademici,
rappresentanti della legge e giornalisti, e ora siamo stanchi. E’ vero che quanto
accadde a New York fu una tragedia immane, soprattutto per un Occidente intento
a crogiolarsi nell’autocompiacimento. Ma è anche vero che gli Stati Uniti
continuano a servirsene per rimodellare il mondo con le armi.
In tante parti
del mondo, le bombe hanno scavato crateri identici a quello creatosi a Ground
Zero dopo il crollo delle due Torri. A Gaza li rimuovono con i carrettini trainati
dagli asini perché non ci sono macchine in grado di farlo. La gente sta
morendo letteralmente di fame. Per la prima volta dal 1948, trovare un po’ di
pane e qualche pomodoro è già una fortuna. Due terzi degli abitanti
della Palestina non hanno un lavoro e i dipendenti dello Stato non ricevono
lo stipendio da mesi. Dal 25 giugno ad oggi sono state uccise altre 264 persone.
Anche in Libano l’economia è stata praticamente distrutta e neppure gli
esperti sono in grado di dire quale sia la reale portata dei danni. Le bombe
israeliane hanno spazzato via la rete idrica e ci vorranno almeno 200 milioni
di dollari per ripristinarla. Se la pace arriverà, non sarà per
merito degli eserciti stranieri ma del popolo libanese che è riuscito
ad accantonare le differenze settarie per fare fronte comune contro il nemico.
Intanto, Israele è già riuscita a trasformare le tragedie di Palestina
e Libano in una fonte di guadagno attraverso la vendita di pacchetti turistici,
che comprendono visite alle caserme militari con relativa spiegazione sulle
caratteristiche delle armi, lezioni sul terrorismo arabo e persino un’escursione
di un giorno nei territori pieni di rovine con tanto di scorta militare.
Frank Meschem, cittadino americano, ha acquistato il pacchetto con l’aggiunta
di un’escursione facoltativa al tribunale di Bel Heit, dove ha assistito al
processo contro alcuni membri di Hamas. Il tutto per 1930 più 500 dollari
di donazione obbligatoria al centro Shurat Hadin che potrà dedurre dalle
tasse. La nuova formula che unisce guerra e turismo si chiama, neanche a dirlo,
"Ultimate Mission". Nel prezzo è compreso anche un opuscolo
che spiega "in termini comprensibili a tutti" come funziona il "terrorismo
arabo". Ovviamente visto dagli israeliani.
New Orleans e il suo Ground Zero fatto di miseria
La commemorazione del primo anniversario della catastrofe di New Orleans si
è svolta tra montagne di rifiuti e interi settori della città
ancora al buio. Qualche giornale si è rallegrato per la ripresa del traffico
crocieristico, ma non si sa se e quando potranno tornare gli sfollati. Non sono
ancora passati i giorni dell’apocalisse per la città e parlare del suo
futuro con centinaia di persone rimaste senza mezzi per vivere appare come un
controsenso. Tanti si meravigliano che in un paese potente come gli Stati Uniti
solo una persona su cinque nel quartiere afro americano di Lower Ninth Ward
sia riuscita a rimettere in sesto la propria casa. Eppure è così.
A oltre un anno di distanza dal passaggio di Katrina, molti di coloro che lottarono
per sopravvivere non hanno ancora un posto dove andare e si vanno affievolendo
le speranze di tornare per molti degli sfollati ancora lontani. Scomparse anche
le antiche querce gigantesche danneggiate dall’uragano mentre quelle ancora
in piedi sono state "tagliate a titolo cautelativo" secondo la versione
ufficiale ma più probabilmente per permettere di spianare il terreno
per la costruzione di villette destinate alla media borghesia.
Qualcuno aveva detto che Katrina sarebbe stata il secondo 11 settembre degli
Stati Uniti ed avrebbe minato la sensazione di invulnerabilità della
gente ma è una teoria priva di fondamento. Con il crollo del WTC furono
toccate le ricchezze del paese, mentre Katrina ha distrutto soprattutto le vite
dei poveri. La Guardia Nazionale, calata in massa su New Orleans, ha il compito
di prevenire le loro rivendicazioni sorvegliando a vista soprattutto i quartieri
neri. Le somme stanziate per gli aiuti hanno alleviato non tanto il disagio
dei senza tetto quanto le vite di alcuni dirigenti FEMA, visti brindare con
graziose signore nei nights di Hoovers con champagne da 500 dollari la bottiglia.
Molte scuole non potranno riaprire i battenti per l’anno scolastico che sta
per iniziare, mentre riapriranno regolarmente l’83% degli istituti d’Istruzione
cattolici. Nel comunicato ufficiale, viene anche annunciato il potenziamento
di tutte le attività legate all’insegnamento della religione cristiana.
All’obitorio hanno deciso intanto di seppellire con nomi di comodo i 49 corpi
che nessuno ha mai identificato. I primi tre ad essere inumati saranno tre anziani
ospiti della Casa di Riposo Santa Rita, completamente abbandonati da chi avrebbe
dovuto accudirli. Benché la loro morte sia stata poco dignitosa, si è
scelto di inumarli con i nomi di Fede, Speranza e Carità, ovvero i primi
tre doveri di un cattolico.
Iraq, restano solo le rovine
Con la consueta retorica, Bush aveva assicurato che l’esercito americano sarebbe
rimasto in Iraq giusto il tempo di rendere più sicuro il paese. Una dichiarazione
tanto effimera da rendere inutile qualsiasi commento. Il comando militare è
passato sotto la supervisione degli iracheni ma le alte sfere militari sono
state selezionate sotto l’egida del Pentagono e altri 145.000 riservisti stanno
per aggiungersi alle truppe americane già presenti in Iraq. La tensione
che sostiene l’intervento armato è sempre altissima ma tra gli uomini
serpeggia da tempo una grande stanchezza. Nelle spudorate menzogne di Washington,
persino la religione cristiana avrebbe autorizzato una guerra per liberare il
mondo dal terrorismo e dalla sua capacità di violenza di massa. In realtà,
il concetto di "guerra giusta" nacque oltre 1600 anni fa ed è
piuttosto un calcolo etico in cui morale e ragione empirica si uniscono, al
fine di fornire una guida per le autorità pubbliche chiamate a prendere
decisioni. Ne parlarono sia Sant’Agostino che San Tommaso d’Aquino, facendo
però molte distinzioni. La guerra, scrissero entrambi, può essere
usata dai cristiani solo come extrema ratio dopo il mancato esito di
qualsiasi altra forma di pacificazione. Ma l’Iraq non ha mai minacciato l’America
e quindi, anche dal punto di vista cristiano, i presupposti per invadere il
paese non sono mai esistiti.
Ma le prime vittime, della guerra e delle bugie, sono i bambini iracheni, innocenti
quanto le vittime di Ground Zero.

