STORIA DI UN PAESE TRADITO
di Roberta Folatti
Non sono notizie che vengono riportate di frequente nel panorama mediatico
mondiale già affollato e sovraccarico. Ma forse a qualcuno interesserebbe
sapere che in Argentina ogni anno diverse migliaia di persone muoiono per denutrizione.
Nel paese sudamericano, che aveva raggiunto un buon livello di sviluppo, si
soffre la fame e a pagare lo scotto più grave sono come sempre i bambini.
A tutto ciò si è arrivati per colpa della politica scellerata
dei governi Menem, De La Rua e Alfonsin, con la complicità cioè
dell’intero arco parlamentare sprofondato nella corruzione e nell’illiceità.
Ce lo racconta con ritmo incalzante e una visione estremamente lucida, Fernando
Solanas, premiato a Berlino nel 2004 con l’Orso d’Oro alla carriera. Esiliato
a Parigi dalla dittatura, uomo dai molteplici talenti (musicista, fumettista,
pubblicitario, attore), il regista argentino realizza un documentario di due
ore in cui ricostruisce la vicenda politico-sociale del suo paese e le cause
che l’hanno portato sull’orlo della bancarotta con un debito pubblico vicino
ai 180 miliardi di dollari.
Naturalmente la sua interpretazione dei fatti e la dura critica alla globalizzazione
potranno non convincere i liberisti più intransigenti ma la devastazione
delle finanze pubbliche argentine e la vera e propria scomparsa del ceto medio,
risucchiato nella miseria, sono dati incontrovertibili.
Diario del saccheggio, dal titolo oltremodo significativo, racconta
attraverso testimonianze e immagini di repertorio, gli ultimi decenni del paese
sudamericano, durante i quali, soprattutto con Menem presidente, i gioielli
dell’economia pubblica sono stati letteralmente svenduti ai privati grazie ad
accordi politici al limite del criminoso.
La compagnia petrolifera e quella del gas, società efficienti che davano
lavoro a moltissime persone, e poi la compagnia telefonica, le ferrovie statali
ecc. sono passate tutte nelle mani di grandi corporation straniere, senza che
nessuno facesse realmente qualcosa per impedirlo, perché la mafiocrazia
(degenerazione della democrazia) aveva inglobato anche l’opposizione, i rappresentanti
sindacali, la magistratura.
Solanas ci mostra la desolazione di interi comparti industriali completamente
abbandonati, quando fino a pochi anni prima erano stati il fiore all’occhiello
dell’Argentina. Una delle operazioni più clamorose – per spregiudicatezza
e immoralità – è stata la privatizzazione delle Ferrovie che ha
portato alla drastica riduzione delle linee, passate dai 36.000 chilometri iniziali
a soli 8000, con il licenziamento di 80.000 dipendenti su 95.000.
Governo e parlamento argentini diventano in quegli anni un’incredibile isola
di impunità e corruzione, in un paese che precipita velocemente verso
la crisi, la povertà e le sollevazioni di piazza. I politici si arricchiscono
e banchettano mentre la nave affonda, sordi a qualunque prudenza, convinti di
non poter essere fermati. Negli ultimi periodi, le sedute del governo si svolgevano
quasi di nascosto, blindatissime, per evitare le proteste dei cittadini sempre
più arrabbiati, finalmente consci del lungo, sfacciato tradimento.
"Diario del saccheggio" documenta la rivolta, mostrando lo spirito
coriaceo del popolo argentino che in piazza ritrova unità e speranza
e grida la propria disapprovazione pestando su pentole e casseruole. Ma il successore
di Menem, l’inetto De La Rua, risponderà con una dura repressione alla
colorata reazione di quella nazione umiliata, causando 37 morti fra i manifestanti.
Il documentario di Solanas, presentato al Festival di Venezia nel 2004 ma uscito
nelle sale solamente ora, fa parte di una trilogia che comprende anche "La
dignità degli ultimi" e "Argentina latente", ultimato
da poco.
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DIARIO DEL SACCHEGGIO (Argentina, Francia, Svizzera, 2003) Regia: Fernando Solanas Fotografia: Alejandro Fernandez Moujan, Fernando Solanas Musica: Gerardo Gandini Distribuzione: Fandango |

