LIBERO SOFTWARE IN LIBERO STATO?
di Alessandro Iacuelli

"Una strada semplice e trasparente al risparmio di quasi 900 milioni di
euro di spese annue per la pubblica amministrazione."
Con questa frase inizia la lettera aperta scritta da 600 esperti di informatica
italiani e indirizzata al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Economia,
al Ministro per le Riforme e le innovazioni, a tutti i dirigenti della Pubblica
Amministrazione. All’iniziativa dei 600 si sono associate, firmando la lettera,
circa 3300 persone Nella lettera si chiede di terminare lo spreco di danaro
pubblico per Software proprietari costosi e scadenti. (http://81100.eu.org/wiki/LetteraAperta).
E’ cronaca quotidiana la preoccupante situazione dei conti pubblici, la mancanza
cronica di risorse per tutti i settori della pubblica amministrazione, in particolare
per quelli rivolti al contatto con il cittadino.
Come ridurre i costi dell’introduzione dell’informatica nella pubblica amministrazione
italiana, che tanto gioverebbe alla farraginosa burocrazia pubblica, all’efficienza
di servizi fondamentali come la giustizia, i comuni, i rapporti con il cittadino?
Secondo i promotori dell’iniziativa, la risposta esiste, ed è libera
e gratuita: l’introduzione dell’Open Source negli apparati della pubblica amministrazione,
cioè la sostituzione dei costosi programmi "proprietari" (come
Microsoft Windows o Office) con loro analoghi completamente gratuiti e con pari
funzionalità, come ad esempio Linux e OpenOffice.
La cifra riconducibile alle spese per il software proprietario è compresa
tra i 500 milioni e i 900 milioni di euro l’anno (dati relativi al solo 2004),
somma a cui vanno aggiunti i mille rivoli delle amministrazioni periferiche.
Eppure, basterebbe applicare le leggi già esistenti per ottenere un risparmio
considerevole: è l’esempio dell’art. 68 I comma del D.Lgs. 82/2005, che
prevede che le pubbliche amministrazioni acquisiscano software solo a seguito
di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico. Tale comparazione,
però, è rimasta fino a questo momento solo sulla carta, portando
all’adozione di software scadente e costoso, soggetto alla piaga dei virus e
dei worm; compromettendo, oltre ai soldi dei cittadini, anche la sicurezza dei
loro dati conservati dalla pubblica amministrazione.
Lo stesso articolo di legge, impone alle Pubbliche Amministrazioni l’utilizzo
di formati di documento "aperti" (ovvero utilizzabili da programmi
OpenSource e gratuiti) per lo scambio delle informazioni al suo interno e per
i contatti con il cittadino; tale obbligo è puntualmente disatteso, in
discordia con la Commissione Europea che ha stabilito come standard ufficiale
per il salvataggio dei documenti il formato "OpenDocument".
La via del Software Libero è già stata adottata da diverse nazioni,
con risparmi di migliaia di miliardi delle vecchie lire, come ad esempio il
Belgio, il Brasile e il Venezuela, e da importanti organizzazioni internazionali,
tra cui la stessa Commissione Europea. I risultati sono stati ottimi ed il risparmio
notevolissimo.
Basterebbe così poco per risparmiare 900 milioni di euro all’anno di
licenze per il software proprietario? Sembrerebbe proprio di sì.
Il 20 Luglio alle ore 18.00, all’Ufficio Postale della stazione di Roma Termini,
si svolgerà un incontro pubblico e si assisterà all’invio della
petizione, accompagnata da una piccola e festosa cerimonia pubblica..
Come in molti sostengono da tempo, un’operazione del genere rappresenterebbe
un grande motore per lo sviluppo, finanziando micro-imprese locali, impegnate
in manutenzione e formazione per l’uso del software libero, invece di accrescere
i profitti di imprese multinazionali che non saranno spesi nel nostro paese.
"Esistono alternative gratuite, altrettanto valide," conclude la
lettera, "e data la situazione economica del paese sarebbe grave non tenerne
conto". Sarebbe grave, appunto.

