Trump e AIPAC: obiettivo primarie
La crescente impopolarità di Donald Trump e il discredito di Israele anche tra gli americani stanno costringendo la Casa Bianca e i vertici del Partito Repubblicano a impegnarsi in una dispendiosa campagna elettorale per evitare un’ondata di vittorie democratiche nelle elezioni di metà mandato del prossimo novembre. Le conseguenze economiche dell’aggressione militare contro l’Iran e il disgusto per il regime genocida di Netanyahu stanno però anche causando pericolose spaccature tra gli stessi repubblicani, con esponenti e sostenitori del partito spesso su posizioni critiche verso le politiche del presidente. Ciò si riflette sulle elezioni primarie in corso, caratterizzate talvolta da feroci attacchi da parte della lobby sionista, nonché dello stesso Trump, contro quei candidati che più si discostano dalla linea ufficiale. Il caso più eclatante è quello del deputato del Kentucky, Thomas Massie, perenne spina nel fianco del presidente, atteso martedì da un voto cruciale al termine della campagna per le primarie più costosa in assoluto nella storia della Camera dei Rappresentanti del Congresso di Washington.
Tra spot radiofonici, televisivi, digitali e altre modalità di comunicazione, i sostenitori e – soprattutto – i detrattori di Massie hanno speso finora più di 32 milioni di dollari. In precedenza, le primarie che avevano registrato il flusso di denaro più consistente erano state quelle del 2024 nello stato di New York (circa 25 milioni in totale), dove il deputato democratico Jamaal Bowman era stato preso di mira e sconfitto sempre da gruppi di interesse filo-israeliani. Ad alimentare questo spreco di risorse è in primo luogo la lobby più potente che difende gli interessi sionisti negli USA, ovvero la famigerata AIPAC (“American Israel Public Affairs Committee”). Quest’ultima e altri gruppi di pressione pro-Israele hanno sborsato oltre 9 milioni per impedire la rielezione di Massie. Un fiume di dollari che ha trasformato uno sfidante oscuro con poche o nessuna possibilità di successo, l’ex Navy SEAL Ed Gallrein, nel potenziale favorito delle primarie repubblicane per il quarto distretto congressuale dello stato del Kentucky.
L’offensiva contro Thomas Massie è in primo luogo una difesa di Israele e del privilegio goduto dal regime sionista di continuare ad agire senza conseguenze in violazione del diritto internazionale e sotto la protezione degli Stati Uniti. La Super PAC dell’AIPAC – United Democracy Project – ha definito Massie “il repubblicano più anti-Israele della Camera”. Lo stesso Trump è intervenuto più volte in prima persona per denunciare le sue prese di posizione in aula, dal voto contrario al “One Big Beautiful Bill” voluto dal presidente a quello favorevole alla pubblicazione dei file di Jeffrey Epstein, fino alla sua opposizione all’aggressione contro l’Iran. Per Trump, ci deve essere “qualcosa che non va” in Massie e più recentemente lo ha definito “il peggiore deputato repubblicano della storia”.
Oltre alle tradizionali lobby sioniste, svariati miliardari sostenitori del presidente hanno veicolato milioni di dollari ad altre Super PAC create da uomini vicini a Trump. Il finanziere Paul Singer ha donato un milione di dollari, mentre 750 mila sono arrivati dalla vedova di Sheldon Adelson, già magnate dei casinò e fedelissimo sostenitore della causa sionista e trumpiana. La linea d’attacco preferita consiste nell’equiparare le posizioni di Massie a quelle dell’ala “sinistra” del Partito Democratico, in particolare sul genocidio palestinese, anche attraverso la tattica consolidata di assimilare all’antisemitismo le critiche espresse contro Netanyahu e il suo regime.
L’operazione contro il deputato del Kentucky è stata costruita interamente a tavolino, come dimostra la scelta del suo sfidante nelle primarie di martedì. Il giornalista investigativo Ken Klippenstein ha spiegato che l’unico requisito che rende Gallrein accettabile agli elettori repubblicani è il fatto di essere stato scelto dal presidente. Gallrein ha d’altra parte evitato accuratamente di presentarsi nei dibattiti in programma con Massie, mentre nelle poche interviste concesse ha citato da un lato il suo passato nei corpi speciali come punto di forza della sua candidatura e dall’altro si è ripetutamente rifiutato di discutere quali incarichi abbia svolto nel concreto, giustificandosi con la natura “top secret” delle attività dei Navy SEAL.
In un’apparizione pubblica, Gallrein ha raccontato di un incontro nello Studio Ovale, con Trump che lo aveva accolto tenendo con sé un fascicolo contenente tutti i dettagli segreti della sua carriera militare. Il presidente sarebbe cioè a conoscenza del suo curriculum e quindi di quello che potrebbe fare per i suoi elettori a Washington. Insomma, la scelta di Gallrein è stata fatta dalla Casa Bianca e gli elettori del Kentucky devono soltanto fidarsi e ratificare la decisione di Trump, senza il bisogno di conoscere di lui altro a parte la sua fedeltà al presidente, oltre che a Israele.
Di fronte a una campagna super organizzata e massicciamente finanziata per far vincere il suo avversario, Thomas Massie ha cercato di volgere a suo favore le interferenze di interessi estranei allo stato del Kentucky e di capitalizzare l’impopolarità crescente di Trump a causa della guerra di aggressione contro l’Iran. Oggetto della sua campagna è appunto anche la battaglia contro l’influenza dei gruppi di pressione sionisti, che fanno gli interessi di Israele e non degli Stati Uniti. A questo proposito, nei giorni scorsi Massie ha annunciato di volere presentare in aula una legge che obbligherebbe l’AIPAC a registrarsi come “agente straniero”, secondo quanto previsto dall’omonima legge americana del 1938.
Di orientamento libertario, il deputato repubblicano al suo settimo mandato vota puntualmente contro le misure che fanno aumentare il già colossale debito pubblico americano, gli interventi militari all’estero e tutto ciò che a suo dire implica un eccessivo intervento del governo federale. Negli ultimi anni, Massie ha rappresentato il punto di riferimento alla Camera di una fazione del Partito Repubblicano sempre più esigua che fa dell’isolazionismo e del conservatorismo fiscale i propri punti di riferimento. Principi, questi ultimi, in teoria sposati anche dal movimento “MAGA”, ma che, con l’installazione alla Casa Bianca di Trump, hanno bruscamente lasciato spazio alla riesumazione delle dottrine “neo-con”.
I sondaggi indicano una competizione equilibrata per le primarie di martedì in Kentucky. Nelle ultime settimane, lo sfidante di Massie era sembrato prendere un certo margine di vantaggio grazie alla intensa campagna finanziata dalla lobby sionista e dalla Casa Bianca. Più recentemente il deputato in carica appare invece in fase di recupero, anche se l’esito resta molto incerto. Il voto si inserisce in un quadro più ampio segnato dal crescente interventismo di Trump nelle primarie che si stanno tenendo in preparazione di un voto di novembre cruciale per gli equilibri del Congresso. I risultati per il presidente sono stati finora contraddittori. Nei casi più recenti, l’effetto Trump ha però dato i suoi frutti, ad esempio con la clamorosa sconfitta in Louisiana del senatore repubblicano Bill Cassidy, preso di mira da Trump per avere votato a favore del suo impeachment nel 2021, e di cinque senatori statali dell’Indiana, tutti sconfitti dagli sfidanti appoggiati dal presidente.
Gli indirizzi di politica estera degli Stati Uniti, così come in larga misura sul fronte interno, non cambieranno comunque in maniera sostanziale anche nel caso i democratici dovessero riconquistare la maggioranza in uno o entrambi i rami del Congresso, né se membri del Congresso come Massie dovessero riuscire a farsi rieleggere. Il modello bipartitico americano è ormai una mera piattaforma di confronto tra interessi contrapposti che fanno riferimento alla stessa base sociale, ovvero ai grandi interessi economici e finanziari. Questo degrado della democrazia USA ha singolarmente favorito un aumento incontrollato delle spese per le varie campagne elettorali, a causa anche di una liberalizzazione radicale in questo ambito seguita a varie sentenze della Corte Suprema, dando vita a competizioni elettorali molto accese e, talvolta, seguite con attenzione dagli americani.
La necessità di ottenere una legittimazione di facciata dagli elettori rende in qualche modo sensibili entrambi i partiti agli orientamenti dell’opinione pubblica, soprattutto laddove non possono essere del tutto manipolati da una macchina della propaganda che opera sempre a pieno ritmo anche grazie ai media “mainstream”. In questa prospettiva, il disastro della guerra contro l’Iran e l’orrore provocato dalla violenza sionista stanno mettendo in discussione principi – come appunto la deferenza totale a Israele – che per il Partito Repubblicano sembravano immutabili. Prevedibilmente, ciò non ha innescato un dibattito interno almeno per un parziale aggiustamento di rotta, ma ha al contrario stimolato un incremento dei finanziamenti elettorali allo scopo di marginalizzare, se non reprimere del tutto, le voci critiche, come quella di Thomas Massie, e ristabilire l’unità del partito attorno al “culto” di Trump e al sostegno incondizionato allo stato ebraico.

