No Other Choice – Non c’è altra scelta
In No Other Choice, Park Chan-wook mette in scena una favola nera sul lavoro e sulla sopravvivenza sociale, costruita come una danza grottesca tra violenza, comicità e disperazione. Il principio che governa tutto è semplice e brutale: adattarsi o sparire. Un’idea che il film non si limita a enunciare, ma traduce in azione, sangue e paradosso, fino a trasformarla in una delle opere più ferocemente ironiche del regista coreano.
Il protagonista è Yoo Man-su, interpretato da Lee Byung-hun, dirigente esperto di un’azienda cartaria che sembra avere tutto: una famiglia stabile, una casa confortevole, una vita da solida classe media. Quando però la sua azienda viene assorbita da un colosso americano, Man-su viene licenziato senza cerimonie. È a quel punto che il film devia apertamente nel territorio dell’assurdo: incapace di cambiare mentalità e rifiutando qualsiasi ridimensionamento, l’uomo decide che l’unico modo per tornare a galla è eliminare fisicamente chiunque possa competere con lui nel mercato del lavoro.
La vendetta, tema centrale di gran parte del cinema di Park Chan-wook, qui assume una forma goffa e tragicomica. Man-su non è un killer professionista, ma un uomo medio che improvvisa. I suoi tentativi di omicidio sono maldestri e caotici. Nulla va come previsto, e proprio questo fallimento costante diventa il vero motore del film.
Una scena a metà racconto cristallizza perfettamente il tono dell’opera: una sparatoria goffa e confusa che coinvolge Man-su, una delle sue “vittime” e la moglie di quest’ultimo, tutt’altro che dispiaciuta all’idea di restare vedova. È uno di quei momenti che definiscono un film intero: esilarante, crudele e sorprendentemente memorabile.
Da qui in poi diventa chiaro che No Other Choice non chiede allo spettatore di prevedere dove andrà a parare, ma di seguirne il passo. Il film cambia continuamente registro, passando dall’orrore alla farsa, dalla satira sociale al dramma, senza mai perdere il controllo. Park fonde i toni con una naturalezza che rende ogni svolta plausibile, anche quando il discorso politico si fa esplicito, fino a includere riferimenti all’intelligenza artificiale e alla disumanizzazione totale del lavoro nel capitalismo avanzato.
Il messaggio non è sottile, ma non ne ha bisogno. Ispirato liberamente al romanzo satirico The Ax di Donald E. Westlake, il film osserva un mondo in cui gli individui sono ingranaggi sacrificabili, pronti a essere macinati per il bene degli azionisti. La violenza non è un’eccezione, ma una conseguenza logica di un sistema che premia solo chi resta in piedi.
Alla fine, No Other Choice è una commedia nerissima che fa ridere finché non smette di farlo, lasciando spazio a qualcosa di molto più inquietante. È un film che intrattiene, colpisce e destabilizza, confermando Park Chan-wook come uno dei pochi registi capaci di trasformare la satira sociale in un’esperienza cinematografica totale. In questo universo spietato, l’unica vera scelta sembra essere se continuare a guardare… o distogliere lo sguardo.
No Other Choice (Corea del Sud, 2025)
Regia: Park Chan-wook
Cast: Lee Byung-hun, Son Ye-jin, Park Hee-soon, Sung-Min Lee, Cha Seung-won, Yeom Hye-ran, Yoo Yeon-Seok, Oh Dal-Su
Sceneggiatura: Park Chan-wook, Lee Kyoung-mi, Jahye Lee, Don McKellar
Fotografia: Woo-hyung Kim
Produzione: CJ ENM Co., CJ Entertainment, Moho Film
Distribuzione: Lucky Red

