Canada, le vittime e i nazisti
Il progetto revisionista del governo canadese per riabilitare di fatto il nazismo e i suoi crimini si è trasformato in un clamoroso boomerang a un anno esatto dall’inaugurazione dell’elemento centrale di questo piano di propaganda, il cosiddetto Memoriale delle Vittime del Comunismo. Quest’ultimo, collocato nella capitale federale Ottawa, era stato ideato inizialmente nel 2007 dall’allora governo conservatore di Stephen Harper, ma negli ultimi anni ha assunto un significato particolare in seguito all’esplosione dell’isteria anti-russa nel quadro della guerra in Ucraina. Tra accese polemiche, il “Memoriale” era stato appunto lanciato a fine 2024 ma senza includere il previsto elenco delle singole “vittime”, perché molte di esse vittime non erano, in quanto attivi collaboratori nelle stragi naziste di ebrei durante il secondo conflitto mondiale.
Già l’anno scorso la stampa aveva riportato la notizia dell’avvertimento rivolto da svariati storici al dipartimento del Patrimonio Canadese che più della metà dei 553 individui, i cui nomi avrebbero dovuto essere incisi nel monumento, dovevano essere rimossi per via appunto di “potenziali legami” con il nazismo tedesco o affiliazioni a gruppi fascisti. Il ministero responsabile del progetto nei giorni scorsi ha alla fine ceduto alle pressioni, esercitate anche da organizzazioni ebraiche, annunciando che il “Memoriale” non riporterà il nome di nessuna presunta “vittima” del Comunismo, ma offrirà solo dei “contenuti tematici” per rendere esplicito il suo intento “educativo e commemorativo”.
In altre parole, il polverone sollevato dalla celebrazione di centinaia di criminali di guerra ha costretto le autorità ad abbandonare uno degli obiettivi principali del “Memoriale”, vale a dire la riabilitazione e normalizzazione dell’ideologia nazista, in primo luogo per legittimare il sostegno del Canada al regime neo-nazista ucraino di Zelensky. Quello che rimarrà è invece la condanna del Comunismo al di fuori di ogni contesto, ma corredandola con qualche riferimento a eventi storici selezionati per gli scopi propagandistici del progetto, come ad esempio, secondo quanto ha spiegato lo stesso governo, la caduta del muro di Berlino o l’arrivo dei rifugiati vietnamiti in Canada.
Il giornale Ottawa Citizen ha ricordato che durante l’inaugurazione del “Memoriale” nel dicembre 2024, il discorso del direttore dell’organizzazione dietro il progetto (Tribute to Liberty), Ludwik Klimkowski, fu disturbato da partecipanti che gridavano “No ai nazisti”. Klimkowski aveva comunque assicurato che, entro un anno, sarebbero stati inscritti i nomi delle oltre 500 “vittime” del Comunismo selezionate. Letteralmente poche ore dopo la cerimonia, il governo aveva emesso tuttavia un comunicato per spiegare che non erano state ancora definite le tempistiche esatte relativamente alla questione dei nominativi da mettere in mostra sul monumento.
Dall’ideazione del progetto ai tempi del governo Harper, le segnalazioni circa il passato nazista di molte di queste “vittime” sono state in effetti molteplici. Nel 2021, ad esempio, il Centro Amici di Simon Wiesenthal aveva rivelato che una di esse era Roman Shukhevych, nazionalista ucraino e collaborazionista dei nazisti che partecipò a massacri di ebrei e polacchi. Il nome di Shukhevych sarebbe stato poi rimosso, ma casi simili sono numerosi. Un altro riguarda Janis Niedra, lettone di origine e già attivo nell’organizzazione “Tribute to Liberty”, il cui nome era inciso in una targa commemorativa installata sul “Memoriale” di Ottawa nel 2023.
Ricerche storiche già messe a disposizione del governo canadese due anni prima avevano evidenziato come Niedra nel 1941 avesse guidato un gruppo di 40 uomini in Lettonia che collaborarono con i nazisti al rastrellamento e all’esecuzione di 350 ebrei, tra cui donne, bambini e anziani. Niedra ricoprì in seguito varie cariche di alto livello nell’amministrazione nazista in Lettonia, per poi emigrare in Canada nel 1951, dove sarebbe rimasto attivo tra gli espatriati del suo paese di origine fino alla morte nel 1969. A fine 2024, nonostante questi e molti altri casi emersi pubblicamente, Ludwik Klimkowski, aveva respinto le accuse di glorificare collaborazionisti del nazismo attraverso il “Memoriale” in un post su X, dove definiva le polemiche “spazzatura” diffusa da “marxisti canadesi e agenti del regime del Cremlino”.
Il clima da censura creato dopo l’inizio della guerra in Ucraina nel 2022 e la caccia alle streghe anti-russa, scatenata in Canada come nel resto dell’Occidente, aveva dato l’occasione ai sostenitori del progetto di controbattere alle accuse di riabilitare il nazismo con la tesi della disinformazione promossa da Mosca. Al di là delle posizioni che si possono avere sul conflitto russo-ucraino, il dato storico del collaborazionismo nazista nell’Europa orientale durante la Seconda Guerra Mondiale è però incontrovertibile. Acquisito è allo stesso modo anche lo sforzo revisionista di pseudo-storici e attivisti collegati a questi ambienti per far passare i criminali di guerra come combattenti contro la tirannia sovietica e comunista.
Il putiferio scatenato dal progetto del Memoriale delle Vittime del Comunismo non è in ogni caso la conseguenza di disattenzione, leggerezza o ignoranza. Il Canada è stato fin da subito dopo la Seconda Guerra Mondiale una delle principali destinazioni dei fuoriusciti dall’Europa orientale con precedenti in organizzazioni e gruppi armati complici dei crimini mostruosi commessi dal nazismo tedesco. Molti di questi individui erano stati condannati per crimini di guerra in Unione Sovietica, nonché oggetto di ricerche e denunce di associazioni ebraiche. In Canada hanno però potuto vivere liberamente e, in molti casi, continuare a restare attivi nelle loro comunità di riferimento, nonché, essi stessi o i loro discendenti, arrivare a ricoprire incarichi importanti. Emblematico è il caso della ex ministra degli Esteri, Chrystia Freeland, il cui nonno materno, Michael Chomiak, tra il 1940 e il 1944 diresse un giornale filo-nazista in lingua ucraina di propaganda anti-semita nella Polonia occupata. Dopo essere fuggito da Cracovia con la ritirata nazista, Chomiak sarebbe arrivato in Canada nel 1948.
La possibilità data a collaborazionisti nazisti e criminali di guerra di vivere in tutta tranquillità in Canada ha scatenato polemiche intermittenti nei decenni del dopo-guerra, finché nel 1985 le pressioni crescenti costrinsero il governo federale a istituire un’apposita commissione di indagine, che prese il nome dal giudice della Corte d’Appello del Québec che la presiedette, Jules Deschênes. I risultati del lavoro di questo organo confermarono che si trattava in realtà di un’iniziativa per insabbiare la realtà e le responsabilità storiche delle autorità canadesi. Dei quasi 800 casi emersi e analizzati, la commissione raccomandò l’archiviazione della stragrande maggioranza. Solo qualche misura legislativa sarebbe seguita, senza però conseguenze penali di rilievo né per gli ex nazisti né per coloro che facilitarono il loro ingresso in Canada.
La questione è stata infine ancora più strumentalizzata politicamente e sabotata dal punto di vista giudiziario con il lancio della campagna anti-russa e il sostegno al regime golpista ucraino seguito ai fatti di Maidan del 2014. La nutrita e influente comunità ucraina riconducibile alla galassia “banderita” in Canada ha svolto un ruolo di spicco nell’orientare l’opinione pubblica a favore di Kiev, trasformando le formazioni neonaziste attive nel regime di Zelensky in combattenti per libertà e democrazia. Questo fattore ha spinto ancora di più ai margini del dibattito pubblico le vicende del collaborazionismo nazista, marchiando qualsiasi polemica o ricostruzione storica volta a denunciare il fenomeno come una campagna di disinformazione alimentata da Mosca. La vicenda del Memoriale delle Vittime del Comunismo rappresenta però un clamoroso autogol da parte del governo e dei gruppi che si ricollegano alla diaspora dell’est Europa compromessa con l’occupazione nazista, anche se la gran parte della stampa ufficiale, in Canada e nel resto dell’Occidente, non ne ha fatto praticamente menzione.
Situazioni imbarazzanti in questo senso non sono d’altra parte rare. Basti ricordare il caso del settembre 2023, quando addirittura il parlamento federale canadese tributò una standing ovation al criminale di guerra Yaroslav Hunka durante un evento ufficiale che vedeva la presenza anche del presidente ucraino Zelensky. Hunka, si sarebbe poi saputo, era stato invitato personalmente dall’allora premier, Justin Trudeau, nonostante il suo passato ben noto di soldato nella famigerata 14esima divisione Waffen SS (Galizia), formata da volontari ucraini e responsabile di numerose atrocità sotto il comando nazista. Una divisione, quest’ultima, incidentalmente oggetto dell’indagine della già citata Commissione Deschênes, la quale aveva stabilito che l’appartenenza ad essa non comportava di per sé un crimine di guerra e che i suoi membri erano stati adeguatamente controllati al momento dell’ingresso in Canada.

