IL PALINSESTO COSTITUZIONALE
di Giovanna Pavani

Un richiamo a Berlusconi ed alle sue televisioni. Pesante e doloroso. E quando
meno se lo aspettava, quando ormai sembrava chiaro che Ciampi non sarebbe più
intervenuto a gamba tesa nella campagna elettorale con il solito richiamo alle
regole e ai principi della par condicio. Invece no. L’Italia non è il
consiglio d’amministrazione di Mediaset e nemmeno quello della All Iberian.
Perchè le leggi valgono sempre, non a corrente alternata. E soprattutto
quando si tratta di principi come quelli del pluralismo, dell’obiettività
e della completezza dell’informazione. Che non possono conoscere, a detta del
Capo dello Stato, "interruzioni, in quanto si ricavano direttamente dalla
Costituzione e fanno parte dell’ordinamento giuridico della nostra Repubblica".
Parole senza ombra di ambiguità che il Capo dello Stato ha scritto in
una lettera al Garante dell’Authority, Calabrò, dopo che la direttiva
sull’applicazione della par condicio per le tv private, emanata due giorni fa,
è stata fatta oggetto di pesanti critiche da parte di Berlusconi e di
un immediato ricorso al Tar da parte di Mediaset. Ma c’è di più.
Ciampi, esprimendo "apprezzamento" per l’operato dell’Autorità,
di fatto non lascia grandi margini di manovra al Tribunale regionale amministrativo,
chiamato ad esprimere un giudizio definitivo sul ricorso di Mediaset, che difficilmente
darà torto a chi, come l’Authority, ha semplicemente applicato, magari
chiudendo un occhio e non interpretandole in senso restrittivo, leggi dello
Stato e fondamenti della Costituzione.
Insomma, parole chiare in un momento difficile, punteggiato anche ieri da un
nuovo botta e risposta tra Calabrò e i vertici Mediaset. Stupito e amareggiato
per il ricorso delle reti del biscione, il Garante si era sfogato: "Quell’atto
che ora Mediaset impugna – aveva svelato – non è altro che quello da
noi esposto nelle audizioni di dieci giorni fa. Lo stesso presidente Confalonieri
aveva dichiarato condivisione nei confronti dei principi espressi". L’equivoco,
secondo Calabrò, nascerebbe dalla convinzione di molti, in primis i vertici
Mediaset, "che la par condicio si applica in senso stretto alla data di
convocazione dei comizi, ma che nel periodo precedente non vale nessuna regola:
invece ci sono regole che valgono tutto l’anno e con maggiore sensibilità
nel periodo più vicino alla campagna elettorale. Sto parlando dei doveri
di obiettività, completezza, lealtà, equità e imparzialità
dell’informazione e di apertura alle diverse opinioni e tendenze politiche".
Le stesse parole di Ciampi. Che, però, Mediaset, ancora una volta, ha
respinto con fermezza: "La moral suasion si è trasformata in un
diktat inaccettabile". "L’atto di indirizzo dell’Authority – hanno
ribattuto a Cologno Monzese – è stato notificato a Mediaset nel pomeriggio
di ieri. Ed è stata la prima volta in cui Mediaset ha preso visione della
delibera". In sostanza, al biscione dicono che quelle regole che Confalonieri
avrebbe accettato in via preventiva dovevano costituire un’ossatura puramente
formale di riferimento, appunto una sorta di "moral suasion", "che
coincideva pienamente – sostengono ancora nelle reti del capo del Governo –
con lo spirito con cui Mediaset ha sempre affrontato le campagne elettorali".
Poi, però, qualcosa è cambiato. Secondo loro. Perchè, in
realtà, l’Authority si è semplicemente limitata a trasformare
in direttiva gli accordi presi, direttiva che, per Mediaset, costituisce un
"diktat inaccettabile". Insomma, se quello del rispetto delle regole
è un suggerimento va bene, se ci chiedete di applicare le norme che le
sostengono, allora diventa un dicktat.
La parola, comunque, ora passa al Tar, la cui decisione finale, a seconda delle
sfaccettature, potrebbe addirittura influire anche sulla recente direttiva,
sempre in tema di par condicio, emanata dalla commissione di Vigilanza sulla
Rai.
Intendiamoci: quando sono in ballo i suoi interessi privati, Berlusconi si guarda
bene dal rispettare opinioni e sentenze che non si piegano al suo schema semplice,
che può essere sintetizzato nel "chi paga ha sempre ragione".
Sulla par condicio, poi, il Premier perde ogni ragione, perché davvero
non capisce perché avrebbe dovuto comprare tutto quello che si vede se
poi non può vedersi sempre e solo lui. Ne ha dato prova ieri nel corso
di un botta e risposta con Casini, sempre sulla par condicio. Il cavaliere,
dopo aver detto con somma eleganza "di D’Alema non me ne frega niente"
ha aggiunto stizzito: "Anche Casini pensava che la par condicio fosse una
legge illiberale, evidentemente ha cambiato idea". Risposta flash del Presidente
della Camera: "Solo i cretini non cambiano idea! E ho detto tutto".
E che altro dire?
Però la campagna elettorale non è l’unico tema cui ha accennato
il Capo dello Stato. Ad evitare equivoci futuri, Ciampi chiede a Calabrò
di vigilare con attenzione affinché tutte le televisioni diano ampio
spazio informativo alla raccolta per le firme "per il referendum contro
la riforma della seconda parte della Costituzione". Il referendum contro
la devolution, dunque, che risulta fino ad ora completamente oscurato dai media
nazionali. "Immagino – scrive il Capo dello Stato – che l’Autorità
valuterà il seguito che i destinatari daranno alla sua direttiva, eventualmente
sollecitandone l’applicazione in caso di insoddisfacenti risposte". Il
garante della Costituzione scrive quindi al garante per le Comunicazioni. Parla
di dovere dell’informazione e diritto paritario all’accesso. Quanto basta per
ricordare il nesso esistente tra comunicazione e rispetto del Dettato costituzionale
e la necessità di porre un argine alla protervia di chi cerca di vincere
a dispetto delle regole.

