SPARATE A VISTA
di Sara Nicoli

Benvenuti nel nuovo Far West Italia. In questi ultimi scampoli di legislatura,
le pressioni della Lega hanno reso possibile l’approvazione di una delle leggi
più pericolose della storia repubblicana: la legittima difesa. Mutuando
uno dei più discutibili costumi americani, d’ora in poi anche in Italia
sarà possibile sparare e uccidere, "con un’arma legittimamente detenuta",
a chiunque attenti alla "propria o altrui incolumità o ai propri
o altrui beni", ma solo quando "non vi è desistenza e vi è
pericolo di aggressione". Cambio radicale quindi, all’ispirazione originaria
dell’articolo 52 del codice penale, che rimandava alla fase processuale l’accertamento
delle reali responsabilità dell’aggredito e dell’aggressore in merito
a un "fatto delittuoso".
Ed era proprio questo che la Lega voleva eliminare, il fatto che l’aggredito
e l’aggressore fossero considerati sullo stesso piano, facendo in modo, come
ha subito commentato il ministro Castelli, che invece "i cittadini onesti
non siano più costretti a subire l’inferno di processi ingiusti soltanto
perchè hanno cercato di difendersi". Un’aberrazione giuridica, che
dà per assunta la proporzione tra azione e reazione e che mette sullo
stesso piano il bene della vita e dell’incolumità personale nonché
i beni di carattere patrimoniale.
Si parla già di incostituzionalità, ma nel frattempo la giustizia
sarà sempre più "fai da te", essendo venuto a cadere
quello steccato dell’eccesso di difesa che, fino ad oggi, ha evitato che le
rapine si trasformassero in stragi e che le liti tra condomini finissero a coltellate.
I costruttori d’ armi ieri hanno gioito. Come i ricconi padani con la villa
sul lago che potranno dormire sonni più tranquilli con un bel fucile
a pompa sotto il cuscino, pronti a sparare contro l’immigrato di turno reo di
essersi avvicinato troppo al cancello e di aver così infastidito la classica
muta di rothweiler sguinzagliati nel parco.
Da oggi non ci saranno più sconti per nessuno. Perchè "é
giusto _ ha spiegato ancora Castelli – che Abele si difenda da Caino".
Fa impressione questa frase, pronunciata dal ministro della Giustizia, esponente
di spicco di un governo che ha fallito sui fronti della sicurezza e della giustizia
e che non ha trovato di meglio che armare la mano dei cittadini. E’ come se,
davanti all’impossibilità di creare misure valide per garantire la sicurezza
degli onesti, il centro destra avesse detto "arrangiatevi da soli".
Qualcuno non si farà sfuggire la possibilità di mettere immediatamente
in pratica l’invito, con il risultato che presto si registrerà un numero
sempre crescente di vittime. Ma non tra gli aggressori, bensì tra gli
aggrediti. Senza contare poi che gli italiani non sono in maggioranza temibili
pistoleri avvezzi dalla nascita all’uso delle armi, mentre con le armi si destreggiano
assai meglio i delinquenti. Che, vista l’aria, cercheranno di sparare per primi.
Comunque e a prescindere dalle dinamiche delittuose su cui si dovranno confrontare
prossimamente giudici ed avvocati, la nuova legge sulla legittima difesa propone
un cambio radicale di mentalità dei cittadini. Si trasmette un’idea di
sicurezza che degrada la socialità, che riduce la libertà, che
invita ad armarsi, ad evitare gli sconosciuti, a diffidare del vicino, a non
frequentare alcuni luoghi, a non uscire in certi orari, ad affacciarsi dalle
grate, a vivere dietro porte blindate o sotto gli occhi delle telecamere. Proprio
come in america, paese che riusciamo ad imitare solo nei suoi aspetti peggiori.

