RITRATTO SEGRETO DI ABU MUSAB AL ZARQAWI
di Liliana Adamo

Ventiquattro ore prima del sanguinoso attentato a Dahab, sul Mar Rosso, avvenuto
il 27 aprile, a pochi giorni dal secondo eccidio di militari italiani a Nassirya,
il "lupo solitario" è comparso in video, a volto scoperto, in
tuta e col fucile, snidato dalla nostra "intelligence", da un sito web
islamico.
"A Dio piacendo, in Iraq, l’America andrà incontro alla sua sconfitta.
Quando il nemico crociato entrò in Iraq intendeva assumere il controllo
della nazione islamica e sostenere lo stato sionista, i vostri figli, guerrieri
e mujaheddin, sono stati capaci di fronteggiare la spietata crociata, resistendo
per tre anni a questo violentissimo attacco…Il presidente americano Gorge
W. Bush non avrà pace…A Bush, agli ebrei, ai crociati, agli apostati
noi diciamo che non godranno le terre dell’Islam". Il video, annunciato
dai "Confratelli del Consiglio consultivo dei mujaheddin" (Abu
Musab Al Zarqawi, tra l’altro, è esaltato come l’"emiro dell’Organizzazione
Al Qaeda nella terra dei due fiumi" ndr ), mostra la riunione dei miliziani
mentre discutono con il capo della guerriglia in Iraq, sull’ultima rivolta nella
città di Ramadi. Le immagini sono quelle che ben conosciamo e l’intero
frasario, come di routine, enfatico.
La prima volta del terrorista giordano-palestinese presentato alla stampa internazionale
e al mondo intero, è nel discorso fallimentare (e non meno enfatico)
sulle armi di distruzione di massa, tenuto da Colin Powell, nel febbraio 2003,
al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Come dire, si dà il via
ad una dipendenza reciproca messa in atto in questi anni: la propaganda politica
e il terrorismo islamico. Dai media americani, con frequenza quasi giornaliera,
il nome del presunto numero due di Al Qaeda è messo sistematicamente
in relazione a quello di Saddam Hussein. Il bombardamento mediatico focalizza
la scellerata partnership tra i due avversari della Casa Bianca e la conversazione
del Segretario di Stato americano, smonta le indecisioni in modo a dir poco
lampante:
"La nostra preoccupazione non è incentrata unicamente su queste
armi illecite, è la possibilità che queste armi possono essere
connesse ai terroristi e alle organizzazioni terroristiche…Quello che voglio
portare alla vostra attenzione, oggi, è il nesso, potenzialmente molto
più sinistro fra l’Iraq e la rete terroristica di Al Qaeda, un nesso
che abbina organizzazioni terroristiche classiche e moderni metodi letali. L’Iraq
ospita una micidiale organizzazione terroristica, capeggiata da Abu Musab Al
Zarqawi, un affiliato e collaboratore di Osama Bin Laden e dei luogotenenti
di Al Qaeda. Zarqawi, un palestinese nato in Giordania, ha combattuto nella
guerra afgana più di dieci anni fa. Tornando in Afghanistan nel 2000,
egli sovrintendeva un campo d’addestramento per terroristi. Una delle sue specialità
e specialità del campo è l’impiego di veleni. Quando la nostra
coalizione estromise i Talebani, la rete di Zarqawi intervenne fornendo il proprio
aiuto nella costruzione di un altro centro d’addestramento impiantato in Iraq,
nella zona nord orientale. Ai suoi operatori, la rete insegnava a preparare
veleni ed esplosivi…Coloro che forniscono aiuto nella gestione del campo
sono i luogotenenti di Zarqawi operanti nel nord dell’Iraq, nel settore curdo,
fuori del controllo di Saddam Hussein, ma Baghdad ha un suo agente ai vertici
di Ansar Al Islam, l’organizzazione radicale che controlla questa parte dell’Iraq.
Nel 2000, il mediatore fornì un sicuro asilo agli uomini di Al Qaeda
nella regione. Dopo che noi allontanammo Al Qaeda dall’Afghanistan, alcuni suoi
affiliati accettarono l’offerta d’asilo. E si trovano là anche oggi…
Noi sappiamo che queste persone sono legate a Zarqawi e si trovano tuttora
in regolare contatto con i suoi diretti subordinati, compresi i coordinatori
di raggruppamenti del terrore, pronti ad usare armi chimiche, veleni ed esplosivi,
coinvolti in movimenti di denaro ed equipaggiamenti. Lo scorso anno due sospetti
appartenenti ad Al Qaeda furono arrestati mentre attraversavano il confine tra
Iraq ed Arabia Saudita. Erano legati ad una cellula a Baghdad, uno di loro si
era addestrato in Afghanistan all’uso di cianuro. Dalla sua postazione terroristica
in Iraq, Zarqawi può guidare la sua rete nel Medio Oriente ed oltre…Noi
non siamo sorpresi del fatto che l’Iraq ospiti Zarqawi e i suoi. Questa convinzione
si basa su decenni d’esperienza sui legami tra Iraq e Al Qaeda… Il terrorismo
è stato uno strumento usato da Saddam da decenni. Saddam è stato
un sostenitore del terrorismo prima ancora che le reti terroristiche avessero
un nome e quest’appoggio continua ancora. Il legame tra armi chimiche, veleni
e terrore è nuovo, il legame tra Iraq e terrorismo è vecchio.
La combinazione è letale. Con questo curriculum, gli iracheni negano
d’appoggiare il terrorismo nello stesso modo in cui negano di possedere armi
di distruzione di massa, è tutta una serie di bugie. Quando ci confrontiamo
con un regime che ha ambizioni di dominio regionale, nasconde armi di distruzione
e fornisce supporto logistico e attivo ai terroristi, noi non ci confrontiamo
con il passato, ma con il presente. E a meno che non decidiamo d’agire, ci confronteremo
con un futuro ancor più spaventoso…".
Antinomia Al Qaeda
Lampante, dunque, il doppio bersaglio centrato da Washington, collegare il
regime secolare del monarca iracheno e il partito Baath, alla rete terroristica
islamica, legittimando l’invasione e l’occupazione dell’Iraq. Perfino il governo
di Teheran entra nel mirino dei servizi segreti americani, per l’aiuto logistico
al "guerrigliero" giordano e per il rinnovato interesse verso il terrorismo.
Le azioni intraprese dall’allora Capo di Stato, il moderato Mohammad Khatami
(precursore alla carica presidenziale di Ahmadinejad), tendono ad indebolire
il governo ad interim afgano, a veder soccorrere i membri di Al Qaeda ed arroventare
la rivolta palestinese. Secondo fonti americane, Al Zarqawi vi sarebbe recato
nel 2002 per cercare collaborazioni con gli islamici integralisti e gli uomini
dalla "linea dura" nell’apparato militare e nei servizi segreti iraniani.
Nello stesso anno, riferiscono gli americani, il giordano è coinvolto
nella pianificazione d’attacchi terroristici contro Israele; anche l’Iran si
trasforma in garante e sponsor della rete terroristica islamica, incarnata nella
figura emblematica di Abu Musab Al Zarqawi.
Non solo il discorso di Colin Powell, avvalora la tesi sull’esistenza d’armi
di distruzione di massa, palesando la giustezza di un attacco preventivo; ma,
indicato come "nemico numero due", Al Zarqawi guadagna una grande,
immediata notorietà. L’indomani la stampa dà conferma del terrorista
giordano tornato in Iraq a stretto contatto con Ansar Al Islam, il movimento
ritenuto responsabile dell’attentato alla sede Onu a Baghdad; di fatto, nell’agosto
del 2003, Zarqawi è considerato il coadiutore primario nella pianificazione
dell’attentato. L’organizzazione Ansar al Islam (che si trasforma in gruppo
paramilitare dopo gli attentati dell’11 settembre e si unisce al gruppo del
giordano, Al Tawhid, già nel mirino degli investigatori della Digos e
del Bka), è ritenuta detentrice d’impianti chimici in Iraq, notizia che
si è rivelata del tutto falsa. Sortita non priva d’ironia, anche questa
congrega di miliziani oltranzisti che si sviluppa in un territorio già
sotto controllo americano, una regione dell’Iraq settentrionale, occupata dai
curdi. Ansar e Al Tawhid: sono responsabili d’atti terroristici compiuti contro
le istituzioni dei governi regionali curdi, dell’uccisione d’alcuni membri del
Pkk, e tutto ciò è avvenuto sotto lo sguardo vigile dell’esercito
e dei servizi segreti americani presenti in quei territori. Prima della guerra,
l’Iraq settentrionale era già un protettorato Usa e non mancano le fonti
per sostenere che gli affiliati di Al Qaeda coordinavano movimenti di persone,
somme di denaro e rifornimenti, entrando liberamente in tutta la zona.
Pertanto, nel paradigma non c’è soltanto Al Zarqawi, ma lo stesso imponente
apparato d’intelligence americano che ha creato le proprie organizzazioni terroristiche
(ad uso e consumo in tempi diversi, in diverse circostanze), investendo in seguito,
miliardi di dollari per il loro annientamento su scala planetaria. Secondo Michael
Chossudovsky il sistema è collaudato e Al Zarqawi ne é l’esempio
più clamoroso: "Lotta al terrorismo e propaganda- sostiene –
sono interconnessi. L’apparato della propaganda fornisce ai media notizie false
o manipolate. Le minacce terroristiche devono apparire genuine. L’obiettivo
è quello di presentare i gruppi del terrore come nemici dell’America.
Il sottostante obiettivo è galvanizzare l’opinione pubblica a favore
dell’agenda di guerra americana".
Insensato è soprattutto l’atteggiamento degli organi di stampa internazionali;
in particolar modo la stampa americana ha dato credito alla Cia per ogni minaccia
terroristica, dimenticandosi di una realtà imprescindibile: vale a dire
come gli stessi servizi segreti americani hanno fornito appoggio e copertura
alle reti combattenti islamiche per più di vent’anni. I famigerati campi
d’addestramento, nascosti tra le montagne in Afghanistan, sono stati predisposti
durante l’amministrazione Reagan con l’apporto della Cia, in merito esiste una
vasta "produzione letteraria", provati documenti che non stupiscono
più nessuno. Membri dell’amministrazione Bush, ad esempio Richard Armitage
e lo stesso Colin Powell, sono stati direttamente coinvolti nell’affare Al Qaeda
in Afghanistan, istruendo alla guerriglia Bin Laden, Al Zarqawi e interi squadroni
di futuri kamikaze.
I simboli del terrore, incarnazioni della crudeltà e della violenza,
hanno nomi e cognomi, volti presentati dal sistema mediatico fino al disgusto.
Abu Musab Al Zarqawi è il continuatore di Osama Bin Laden; no, meglio,
è un uomo che agisce in modo indipendente, in nome di Al Qaeda; è
lo stratega militare, lo sgozzatore, il lupo solitario, il futuro del terrore.
Come Osama, egli ha un "valore di mercato", accresciuto da 10 a 25
milioni di dollari e, mentre le sue "quotazioni" aumentano, il suo
nome non compare in nessuna delle liste dei maggiori ricercati dell’FBI.
Al Zarqawi è dovunque e allo stesso tempo in nessun luogo, a breve distanza
di un atto terroristico (immediatamente prima o subito dopo), riappaiono i suoi
proclami (come puntualmente è avvenuto per Dahab e l’ultima mattanza
di Nassirya ). In modo incredibile egli si nasconde in svariati paesi: in Iraq,
dove ci sarebbe la sua base operativa, in Europa e, simultaneamente, è
prevista la sua presenza sul suolo americano, intento a preparare il secondo
grande attacco terroristico dopo le Twin Towers; si aggiunge poi che è
impareggiabile nell’uso dei veleni, nei mutamenti d’aspetto e nel cambiare nomi
(ma pare che quello vero è Ahmed Fadeel Al Khaleyleh). Per quanta riguarda
la situazione attuale in Iraq, i media sostengono che la volontà di Al
Zarqawi si spinga a fomentare la guerra civile tra sunniti e sciiti, anche se
non è esattamente ciò che confermano gli analisti sulla guerra
americana (come Michael Collon), per i quali il detto "dividi et impera"
torna utile a disgregare la società irachena e fiaccare il movimento
di resistenza.
La lista dei delitti addossatagli, è interminabile: egli è il
cervello e l’esecutore dell’esecuzione di Nicholas Berg (la voce registrata
sembra sia stata identificata, come e da chi non è da sapere), della
strage di Madrid l’11 marzo, dell’attentato dei fedeli sciiti avvenuto nello
stesso mese e dell’attacco suicida di Bassora appena il mese successivo. La
sua carriera nel terrore ha avuto l’iniziazione molto prima dell’11 settembre
del 2001, esattamente nel 1993, quando è arrestato dagli agenti del Mukhbarat
(i servizi segreti giordani), a Zarka, per possesso d’armi; amnistiato nel 1999,
progetta un viaggio in Afghanistan verso l’integralismo più duro, una
sola idea in testa, essere al comando della Jihad globale.
La Jihad si rende concreta in Iraq, reclutando kamikaze per ordigni suicidi,
in una lunga serie d’atti terroristici: al Canal Hotel di Baghad con 23 vittime
(tra cui anche l’inviato di Kofi Annan, il brasiliano Sergio Vieira De Mello)
e all’hotel Rashid (dove, oltre ai giornalisti occidentali, alloggia il vicesegretario
americano alla Difesa, Paul Wolfowitz); la devastazione degli uffici adibiti
per la Croce Rossa Internazionale e quattro stazioni colme di poliziotti iracheni,
dove si contano 35 morti; trucidati con un’autobomba 19 soldati italiani a Nassirya,
56 civili ad Erbid, in Iraq settentrionale; distrutte le moschee sciite (quella
di Khadhimya a Baghdad e l’altra situata della città santa di Kerbala);
uccisi crudelmente il diplomatico Lawrence Foley, Fabrizio Quattrocchi, il già
citato Nicholas Berg, il camionista coreano Kim Sun-il; due americani Jack Hensley,
Eugene Armstrong e un inglese, Kenneth Bigley, presi in ostaggio, saranno decapitati,
in una sequenza d’orrori che, mentre scriviamo, continua incessante.
La spada della Jihad, caduta dal cielo
Leo Sisti, inviato dell’Espresso, traccia un’altalenante biografia di Ahmed
Fadeel Al Khaleyleh partendo proprio da Zarka, in Giordania, avvicinando chi
l’ha conosciuto, l’avvocato che lo ha difeso durante il dibattimento della prima
sentenza, suo cognato, il militante palestinese compagno di cella…Il ritratto
segreto del più efferato terrorista di Al Qaeda, emerge in modo sconcertante:
a Zarka, un agglomerato urbano ad alto tasso di criminalità di quasi
700mila anime, Amhed abbandona gli studi all’età di 17 anni e per qualche
tempo, vive da emarginato, con piccoli reati, risse e alcool. Si fa perfino
tatuare un braccio, pratica severamente proibita dall’Islam. Viene a galla anche
uno strano particolare: non si riesce a comprendere come un ragazzo con simili
precedenti, va a finire tra il 1987 e il 1988, a lavorare in qualità
d’impiegato, presso il municipio di Zarka.
In Afghanistan, Amhed si reca la prima volta da reporter per la rivista dissidente
giordana "Al Bonian Al Marsous", ma il suo nuovo lavoro dura appena
lo spazio di tre mesi per un conflitto ormai finito: è la primavera del
1989 e i sovietici saranno respinti da lì a poco. Nel 1992, è
nuovamente in Giordania e si accorge di come il suo paese sta profondamente
cambiando, l’occidente e l’America hanno preso il sopravvento sulle antiche
tradizioni e nel modo di vivere. Smette di disprezzare i russi, li rimpiazza
con gli americani, è il momento dell’incontro più importante,
che lo influenzerà per il resto della vita, con il palestinese Mohammed
Al Magdesi, meglio noto come Essam Al Barqawi, islamico "puro" vicino
al radicalismo di Allama Ibn Teemiah, uomo di pensiero del 1300…Si ritroveranno
entrambi in un’aula processuale e poi in galera; nell’isolamento di una cella;
Amhed cambia nome in Abu Musab Al Zarqawi e impara a memoria i 114 capitoli
del Corano. Si prende cura dei problemi carcerari, persuadendo i 40 detenuti
politici a schierarsi dalla sua parte, aggrega anche i detenuti comuni e tossicodipendenti;
in pratica, tutta l’umanità dolente lì dentro risponde ai suoi
comandi: a volte, come ha detto il dottore del carcere, Basel Abu Sabha, era
sufficiente un solo, semplice cenno degli occhi.
Il vecchio "maestro", Al Barqawi, è messo da parte, completamente
isolato. La leadership di Zarqawi, il nuovo "califfo", si rafforza
dal 1998, nel momento in cui, con gli altri, è dislocato nella prigione
di "massima sicurezza" di Al Jafar, nel deserto a sud della Giordania,
da dove è impossibile uscire se non con un’amnistia, che avviene, come
abbiamo visto, nell’aprile del 1999.
Uscito dal carcere, Zarqawi si affanna alla ricerca di un lavoro, vorrebbe
addirittura "mettersi in proprio", comprando un pick up e smerciare
frutta, ma la Giordania è cambiata, non fa più per lui, tanto
che, con moglie, figli e l’amatissima madre (morta di leucemia tre anni fa,
credendo che il figlio fosse diventato un apicoltore e producesse miele), si
sposta a Pesshawar, in Pakistan, da dove però é rispedito indietro
quasi subito, perché in possesso di documenti scaduti. Ritornato controvoglia
in Giordania, Al Zarqawi rivela alla sorella il suo desiderio legato all’Afghanistan.
Le confida un sogno, una spada caduta dal cielo che porta un’iscrizione: Jihad,
guerra santa. Il resto è storia comune, includendo anche i particolari
mai precisati sulla perdita o no dell’uso di una gamba, colpita durante una
battaglia in Afghanistan ed amputata a Baghdad, vicenda menzionata proprio da
Colin Powell, durante il discorso al Consiglio di Sicurezza. Secondo quelli
che lo hanno conosciuto la storia sarebbe falsa e la gamba di Al Zarqawi in
buone condizioni. Il "lupo solitario" può continuare indisturbato,
la sua guerra santa.

