RATZINGER HA CHIESTO SCUSA
di Giovanna Pavani

Inutile chiedersi adesso se quella frase di Benedetto XVII è stata accidentale
o deliberata. Il papa, durante l’Angelus di domenica, è tornato a sottolineare
la sincerità del proprio mea culpa. "Sono vivamente rammaricato
– ha detto davanti alla folla di Castel Gandolfo, ma il messaggio è andato
in diretta anche su Al Jazeera _ per le reazioni suscitate da un breve
passo del mio discorso nell’Università di Regensburg, ritenuto offensivo
per la sensibilità dei credenti musulmani, mentre si trattava di una
citazione di un testo medioevale, che non esprime in nessun modo il mio pensiero
personale". Sembra, almeno dalle prime reazioni, che questa pubblica ammenda
sia servita parzialmente a disinnescare l’allarme che il Viminale aveva subito
alzato, con una circolare, circa la possibile reazione terroristica contro obiettivi
sensibili in Italia. Una suora italiana è stata uccisa a Mogadiscio e
fonti con stretti rapporti in ambienti fondamentalisti hanno spiegato all’agenzia
Reuters che " c’è una possibilità molto alta che la
persona che l’ha uccisa fosse in collera per i recenti commenti del papa contro
l’Islam".
L’errore del papa si è dunque immediatamente ripercosso
sul campo, grazie anche all’enfasi strumentale con cui il presidente iraniano,
Mahmud Ahmadinejad, ha voluto calcare la mano sull’evidente scivolata vaticana.
"Gli insulti all’Islam e ai Musulmani un segno della debolezza dei nemici;
l’Islam é la religione perfetta, la più bella, la migliore per
l’umanità e l’unica via per la salvezza. Se gli Stati musulmani rimangono
fianco a fianco e si uniscono sulla base dei loro valori comuni niente può
più essere una minaccia per loro”.
C’è comunque un dato su cui riflettere. Il papa bavarese, conscio del
pericolo derivante dall’interpretazione di una frase disgraziata (pronunciata
nel 1391 da Manuele II Paleologo, ricordato dagli storici più puntigliosi
come uno dei sovrani bizantini meno intelligenti) non ha esitato a ritrattare,
a dire pubblicamente di aver sbagliato. Il fatto è eccezionale, per l’uomo
Ratzinger e per la dottrina: pur di non mettere in pericolo nessuno nel mondo,
il Pontefice ha preferito archiviare il dogma, sancendo in modo incontrovertibile
che il Papa sbaglia, eccome se sbaglia. Che quindi non è affatto vero
sia infallibile. Ai non credenti questo aspetto del problema sembrerà
secondario, una disfatta teologica che comunque impallidisce di fronte al disastro
diplomatico e politico derivato dalle sue parole; siamo, infatti, davanti alla
più grave crisi che la Chiesa cattolica si è trovata ad affrontare
nell’ultimo mezzo secolo. Tuttavia, il mea culpa del fine teologo Ratzinger,
che ha fatto della difesa dell’ortodossia e dei principi più rigidi del
cattolicesimo il motivo fondante del suo mandato, è apparsa come un atto
di coraggio. Per i fondamentalisti cattolici questa abiura suonerà come
una sconfitta, ma preferiremmo non dover tenere conto di chi si sente parte
di una fazione in guerra, dell’una e dell’altra parte. Così come appare
delirante il presidente iraniano quando urla che la sua religione è meglio
di tutte le altre, tanto risulta indigeribile la difesa d’ufficio dell’ex presidente
del Senato Pera, secondo il quale chi sbaglia sono sempre gli altri. E il Papa,
comunque, mai, anche se è lui stesso che chiede scusa.
Ma sono queste ultime, ottuse, posizioni quelle con cui si devono fare i conti,
non certo quelle più illuminate che avrebbero comunque guardato oltre
l’episodio proseguendo, con convinzione e pervicacia, nella sottile tessitura
del dialogo e nella ricerca del rispetto e della tolleranza tra diversi. La
realtà con cui ci troviamo a confrontarci è quella dello scontro
di civiltà, alimentato da chi nasconde dietro i toni da crociata contro
l’Islam un’insaziabile sete del petrolio altrui e di difesa della propria cultura
ultraliberista, non certo il primato del proprio dio di riferimento. Il mondo
musulmano non ha torto nel sentirsi sotto assedio e non certo da ieri. Oggi
ha due paesi, l’Iraq e l’Afghanistan, occupati da truppe occidentali che schierano
truppe anche nel Golfo Persico. E se si torna solo un po’ indietro con la memoria,
nella storia è sempre stata la chiesa cattolica ad appoggiare, salvo
rare eccezioni, quelle che qualche nostalgico definirebbe ancora "guerre
imperialiste".
Se proprio si vuol parlare di intolleranza, di fondamentalismo, allora non
si può non ricordare che è stata sempre Santa Romana Chiesa a
dichiarare guerra all’Islam in Spagna e in Sicilia. E che della furia contro
gli "eretici" hanno fatto le spese migliaia di persone bruciate nei
villaggi catari nel sud della Francia. E che, forse, l’apogeo di tutto è
arrivato durante la seconda guerra mondiale, quando la Chiesa collaborò
con il fascismo e tacque colpevolmente sullo sterminio degli ebrei o le stragi
nel fronte occidentale. La violenza reazionaria che oggi dimostra l’Islam non
è dunque una prerogativa di una sola religione, come d’altra parte dimostrerebbe
anche la persistente occupazione della Palestina o l’invasione del Libano da
parte di Israele.
Che i cristiani, in buona sostanza, accusino oggi i musulmani di fondamentalismo
o di ragionare solo con la spada, suona un po’ come il bue che addita le corna
dell’asino. Resta il fatto che i nervi di entrambi gli attori in causa, dell’Islam
e dell’occidente, sembrano essere, oggi più che mai, scoperti.
Il Papa deve aver colto che la situazione ha raggiunto un punto di non ritorno
e che la rottura è ad un passo. E nonostante l’asservimento e la devozione
che dimostra nel sostenere la guerra dell’altro papa, quello che vive alla Casa
bianca, oggi con le sue scuse planetarie sembra aver avuto un improvviso sussulto
di responsabilità, voluto o obbligato che sia stato. Il Papa bavarese
ha sbagliato, certo. Ma il suo successivo atto di profonda umiltà ha
fatto segnare un passo avanti verso la ricerca del dialogo e dell’uscita dal
tunnel dello scontro di civiltà. E nel contempo ha suonato anche come
uno stop alle mire di chi, utilizzando lo scontro di civiltà a corredo
del suo integralismo cattolico fondamentalista, della sua islamofobia elevata
a pensiero politico, sta cercando ogni pretesto per mettere le mani sull’Iran
e sul suo greggio. Il mea culpa vaticano, insomma, prima di dar fastidio all’ortodossia
cattolica, ha certamente infastidito Bush: difficile vestire ancora i panni
di gendarme dell’occidente in nome di dio, quando il suo rappresentante a San
Pietro ti lascia per strada. Semplicemente chiedendo scusa.

