Piccolo Miracolo
Con Piccolo Miracolo, Guido Chiesa costruisce una storia d’amore che sfugge alle convenzioni del melodramma per trasformarsi in un racconto di formazione emotiva e civile. Al centro della vicenda c’è Davide Lancia, erede privilegiato di un impero immobiliare romano, chiamato a dimostrare il proprio valore attraverso un’operazione speculativa apparentemente semplice: abbattere una vecchia palazzina e sostituirla con un edificio di lusso. A ostacolare il progetto c’è Ursula, ultima inquilina rimasta, donna cieca ma dotata di una forza interiore capace di mettere in discussione ogni certezza del protagonista.
Il film si sviluppa attorno a una delle sue intuizioni più riuscite: il ribaltamento del concetto di cecità. Se Ursula non può vedere il mondo con gli occhi, Davide appare incapace di coglierne il significato più profondo. È lui il vero cieco della storia, imprigionato in una visione superficiale della realtà fatta di possesso, denaro e apparenze. L’incontro tra i due personaggi diventa così un percorso di scoperta reciproca che conduce Davide verso una nuova consapevolezza di sé e degli altri.
Chiesa intreccia questa dimensione intima con una riflessione più ampia sul rapporto tra centro e periferia, tra luoghi del potere e spazi dell’emarginazione. Roma non è soltanto lo sfondo della narrazione, ma un organismo vivo attraversato da profonde disuguaglianze sociali. Da una parte il mondo elegante e autoreferenziale delle élite economiche; dall’altra quello delle periferie, spesso ridotte a contenitori di fragilità e marginalità. Il film evita però il rischio del manicheismo, scegliendo di raccontare l’incontro tra questi universi come una possibilità di trasformazione reciproca.
Particolarmente interessante appare il lavoro sul linguaggio audiovisivo suggerito dalle note di regia. Il contrasto tra vedere e percepire, mostrare e nascondere, sembra riflettersi nella costruzione stessa delle immagini e dei suoni, chiamati a raccontare una realtà che non coincide mai completamente con ciò che appare. È una sfida narrativa che trova nella figura di Ursula un simbolo potente: la capacità di riconoscere la bellezza e l’autenticità là dove gli altri vedono soltanto ostacoli o degrado.
Piccolo Miracolo si presenta quindi come un film delicato ma ambizioso, capace di coniugare sentimento e riflessione sociale. Al di là della storia d’amore, ciò che resta è l’idea che la vera visione non dipenda dagli occhi, ma dalla disponibilità a mettersi in ascolto del mondo e degli altri. Un messaggio che, in tempi dominati dalla velocità e dall’apparenza, conserva una forza sorprendentemente attuale.
Piccolo Miracolo (Italia, 2026)
Regia: Guido Chiesa
Cast: Marco D’amore, Greta Scarano, Laura Adriani
Distributore: 01 Distribution

