L’ORECCHIO INFORMATICO
di Cinzia Frassi

Ci voleva più intelligence per proteggere l’identità delle
spie della CIA la cui identità sarebbe stata scoperta da un’inchiesta
del Chicago Tribune.
Il giornale sostiene di aver individuato circa 2.600 impiegati CIA, tra agenti
sotto copertura e personale, rivolgendosi semplicemente ad agenzie che sul web
forniscono ai propri clienti informazioni contenute in registri pubblici. Non
solo, attraverso semplici ricerche il giornale di Chicago avrebbe disegnato
una vera e propria mappa con ubicazioni di alcune sedi della CIA sul territorio
americano, riuscendo anche ad individuare 50 numeri telefonici interni del Pentagono.
Le informazioni naturalmente non sono state pubblicate dal giornale, ma come
è facile immaginare la vicenda ha innescato grosse polemiche quasi ancor
prima di arrivare sul tavolo del direttore della CIA, Porter Gross, che si è
detto "atterrito".
Del resto, restarono atterriti anche i cittadini statunitensi quando lo scorso
dicembre il Presidente Bush ammise candidamente di aver autorizzato la National
Security Agency (NSA) a controllare le loro comunicazioni. La rivelazione
scatenò le reazioni di esponenti politici, di organizzazioni per la difesa
della privacy e della stampa, con il New York Times in prima linea a
citare in giudizio l’U.S. Defense Department al fine di ottenere i documenti
riguardanti le operazioni di spionaggio interno attuato dalla NSA.
Le informazioni sugli agenti CIA, reperite tanto facilmente dal Chicago
Tribune, oltre a mettere in luce quanto siano fragili i sistemi di sicurezza
che l’intelligence americana utilizza per proteggere i suoi agenti, confermano
ancora una volta che oggi la gestione delle informazioni sulla rete è
un problema serio, urgente e globale; e non solo oltre oceano.
Le stesse connotazioni sta assumendo anche la sistematica violazione delle
liberà fondamentali dei cittadini europei che, in nome della lotta al
terrorismo – ma non solo –
vedono cedere il diritto fondamentale, sancito dalla Costituzione Europea, alla
riservatezza delle comunicazioni
A seguito della direttiva adottata dal Parlamento Europeo alla fine dello scorso
anno, infatti, i cittadini del vecchio continente subiscono la sistematica intercettazione
delle loro comunicazioni telefoniche, compresa l’identificazione della posizione
di chi chiama; altrettanto avviene nella navigazione internet.
Bruxelles obbliga gli operatori telefonici e gli internet provider, senza tra
l’altro prevedere alcun rimborso, a conservare i dati di tutte le comunicazioni
per un periodo di retention che va da 6 mesi a 2 anni, che in "circostanze
particolari", non meglio precisate, può ulteriormente dilatarsi.
Le perplessità derivanti dalla violazione della privacy e della conservazione
generalizzata dei dati, non possono nemmeno essere ridimensionate dalla nobile
finalità della lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata,
dato che il Parlamento Europeo estende la normativa a tutti i reati, offrendo
così prova evidente di aver ceduto alle pressioni e agli interessi economici
delle major della musica e del cinema, che potranno così difendere i
loro interessi a scapito delle libertà fondamentali dei cittadini.
Su un tema tanto stringente, l’Italia non vuole arrivare tardi e con la legge
Pisanu ha stabilito un iniziale periodo di retention fino al 31 dicembre
2007.
Anche nei confini Europei quindi, i principi fondamentali alla base degli ordinamenti
democratici si trovano a fare i conti con la disinvoltura di normative che ben
si prestano ad abusi di ogni tipo.
In ogni caso appare chiaro e lampante come, la possibilità di mettere
le mani su dati ed informazioni appartenenti alla sfera privata, possa diventare
un’arma impropria dalla quale in molti ormai si sentono minacciati.
Sembra chiaro poi che queste minacce possono concretizzarsi a qualsiasi livello
quando si tratta di gestire abilmente informazioni per finalità politiche.
Ne è un esempio la recente vicenda tutta italiana sul presunto spionaggio
di compiacenti 007 ai danni di Piero Marrazzo e Alessandra Mussolini durante
la campagna elettorale per le ultime regionali, che secondo le accuse avrebbe
impegnato lo staff del Ministro della Salute Francesco Storace, che ha poi opportunamente
rassegnato le sue dimissioni.
Ciò che accomuna tutte queste vicende, pur diverse per gravità
e capacità lesiva dei diritti dei cittadini, è l’intrinseca attitudine
che dati e reti informatiche sono oggi in grado di prestare ai giochi della
politica e degli interessi dell’economia globale pronta a muoversi tra nuove
frontiere informatiche e vecchie abitudini.
Cosa accadrebbe se, per assurdo, un giorno qualcuno decidesse di rivedere in
chiave moderna e con gli strumenti che la rete può prestare, le suggestioni
del maccartismo?
Le tentazioni pare non manchino.

