LA GUERRA DI OLMERT
di mazzetta
Kadima,
il partito prima di Sharon e ora di Olmert ha vinto le elezioni e Israele si
avvia a compiere un crimine inaudito nel silenzio complice dell’Occidente.
Olmert ha spiegato molto chiaramente le sue prossime mosse, che prevedono il ritiro
da alcune colonie nei Territori Occupati e la contemporanea annessione dei Territori
inglobati dal Muro della Vergogna mediorientale, Gerusalemme Est compresa.
In Occidente, anche nel nostro paese, i media hanno trasmesso una informazione
assolutamente falsata di questa decisione, parlando quasi all’unisono di ritiro
israeliano e della grande volontà di pace dimostrata da Olmert nel decidere
l’abbandono di alcune colonie, contro il parere degli estremisti ortodossi. Tutti
i giornali, da destra a sinistra, si sono attenuti alla presentazione falsa con
la quale lo stesso Olmert ha illustrato il suo piano.
Nessuno dei grandi media ha ritenuto il caso di far notare che l’annessione dei
Territori Occupati è illegale, come è contrario alle risoluzioni
dell’ONU che Israele progetti nuovi insediamenti nei Territori dalla sua parte
del Muro della vergogna. Nessuno ha fatto notare che Israele in questo modo rigetta
anche l’ultimo piano di pace proposto dalla comunità internazionale, cancellando
di fatto la Road Map e delegittimando il quartetto incaricato di condurre
i colloqui tra Israele e Palestina.
Nessuno ha fatto notare che Israele in questo modo espone tutto l’Occidente al
rischio di una guerra lunghissima e sanguinosa.
Non sarebbe molto difficile far notare che Israele ha fatto fallire gli accordi
di Oslo, poi la Road Map e, prima ancora, la proposta di accordi di pace
del 2002 elaborata dalla Lega Araba, nonché l’accordo di Ginevra preparato
da esponenti dei due paesi appartenenti alla società civile. Non sarebbe
difficile, ma occorrerebbe il coraggio di dire la verità anche se questa
risultasse sgradevole alle fazioni politiche dalle quali dipendono i media.
Presentare il piano di annessione di Olmert come un piano di pace è
una ipocrisia assoluta. La protervia del blocco Occidentale ci ha da tempo abituato
alla falsificazione integrale degli scenari internazionali, che vengono restituiti
ai cittadini e alle opinioni pubbliche completamente alterati. Fu così
per far digerire l’invasione dell’Iraq, è così da tempo per la
questione israeliano-palestinese, che da anni ci viene restituita solo attraverso
le invenzioni della potente propaganda israeliana.
Poco importa che pasionarie inattendibili come Fiamma Nirenstein si
lamentino dell’eccessiva generosità di Olmert verso i palestinesi, ma
è incredibile che i più autorevoli quotidiani del paese scatenino
i loro editorialisti per sostenere una falsificazione tanto smaccata della storia.
Israele, secondo costoro, rinuncerebbe al sogno della Grande Israele per conseguire
la pace. Il Corriere della Sera si spinge addirittura a chiedere, con un roboante
editoriale, che i candidati di centro sinistra giurino con urgenza e fin da
ora la loro acritica adesione al piano di annessione israeliano.
Peccato che Israele non abbia alcun diritto alla Grande Israele e nemmeno alla
"Media Israele" che Olmert vuole realizzare con la forza delle armi
ritirandosi dietro al Muro della vergogna. Agli autorevoli commentatori sfugge
persino che l’annessione unilaterale è illegale per il diritto internazionale
e che sarebbe destinata a rimanere tale in eterno, almeno fino ad un non prevedibile
consenso dei palestinesi.
Agli autorevoli commentatori sono sfuggiti altri particolari importanti, particolari
che ancora una volta segnalano un comportamento illegale e violento di Israele,
ignorati per nascondere l’evidenza di una complicità che travalica i
confini dell’onestà intellettuale e tracima nella complicità tra
oppressori ai danni di un popolo impotente. Questa evidente complicità
rischia di costare molto cara all’Occidente e all’Europa in particolare.
Le elezioni in Palestina hanno portato al potere Hamas, che è
stata preferita liberamente all’OLP dopo che per anni la stessa OLP
era stata irrisa in tutte le sedi dagli Israeliani. Fino all’anno scorso la
vulgata israeliana diceva che non ci poteva essere pace con Arafat, al quale
assegnava mentendo il fallimento della pace di Oslo. Un altro clamoroso falso,
visto che lo stesso Netanhyau non aveva resistito al narcisismo e dichiarato
in più di una intervista che era stato "merito" suo l’aver
posto ad Arafat condizioni inaccettabili e diverse da quelle fino ad allora
concordate, facendo così fallire la pace di Oslo. Pace tanto invisa in
Israele da portare all’assassinio di Ytzak Rabin che, proprio per la sua volontà
di raggiungere un accordo, aveva ricevuto il Nobel per la pace insieme ad Arafat..
Morto Arafat, al debole Abu Mazen non è restato che assistere impotente
alla crescita delle colonie e alle angherie sul popolo palestinese. Solo gli
occidentali molto disinformati potevano pensare che il palestinese medio potesse
ancora nutrire fiducia in un partito che non riusciva ad avere alcuna voce in
capitolo, oltretutto condotto da un leader che aveva dovuto ottenere il placet
dell’Occidente e dello stesso Israele per diventare primo ministro.
Un volta che Hamas ha vinto le elezioni, Israele ha pensato bene di
alzare lamenti fortissimi all’avvento dei "terroristi" al governo,
subito seguito dai complici embedded nei media mondiali. Purtroppo Israele
non si è limitato a questo: è arrivato a sequestrare le tasse
dei palestinesi sul presupposto che Hamas se ne sarebbe servita per recar
danno ad Israele e non per tenere in piedi lo Stato palestinese. Decisione condivisa
con gli americani, che hanno appena annunciato che non avranno contatti con
i palestinesi di Hamas e taglieranno ogni aiuto.
Israele inoltre ha compiuto un grave errore assaltando il carcere di Gerico
con la complicità delle forze di interposizione internazionale; un atto
che al di là dell’illegalità intrinseca dell’azione ha azzerato
ogni fiducia dei palestinesi nella protezione assicurata dalle supposte "forze
di pace" occidentali. A Gerico non è seguita alcuna rappresaglia
palestinese, ma solo la prosecuzione della tregua proclamata unilateralmente
da Hamas; ma mentre Hamas mantiene la tregua, Israele ne approfitta
per compiere azioni militari illegali.
Tutto questo non pare scuotere il blocco di complicità occidentali schierato
con Tel Aviv, come non pare essere rilevante che i confini di Israele siano
stati stabiliti dall’ONU nel lontano ’67, che abbia sempre ignorato le risoluzioni
ONU che lo riguardano; che Israele si sia dotato di un arsenale nucleare superiore
a quello degli stessi paesi europei dotati di armamenti nucleare e che sia uno
dei maggiori produttori e venditori di armi e fornitore di mercenari del pianeta.
Nessuno nota queste gravi infrazioni della legalità internazionale in
Occidente, ma il problema è che il mondo non è finito con il blocco
occidentale. Questo strabismo non interessa il resto del mondo e se le altre
grandi e media potenze abbozzano, in realtà tutti capiscono benissimo.
Come tutti hanno capito benissimo perché solo Israele abbia votato contro
la nuova la nuova Commissione dei Diritti Umani insieme agli USA. Hamas
non è un pericolo per Israele, mentre Israele è un pericolo per
la pace come per la legalità internazionale, che non può vivere
in costante regime d’eccezione per favorirne le mire espansionistiche.
Ancora meglio capiscono queste cose nei paesi islamici, che si sentono ormai
"nemici" in una guerra che non hanno mai voluto, nonché vittime
di un razzismo anti-islamico che ormai è dilagato in tutta Europa; un
razzismo alimentato proprio da Israele e dai commentatori filo-israeliani negli
altri paesi. L’emergere del razzismo anti-islamico è forse la più
colossale vergogna per Israele, un paese nato per sfuggire al razzismo che ora
combatte le sue guerre alimentando il razzismo contro i suoi avversari; eppure
ci sono molti ebrei per nulla guerrafondai che hanno avvertito di quanto sia
pericolosa la bestia razzista e quanto poco possa impiegare a rivoltarsi contro
chi la evoca come un moderno Golem.
Cosa potranno pensare i fedeli dell’Islam quando non potranno che prendere
atto dell’esistenza di un doppio standard che mentre giustamente condanna i
crimini dei kamikaze palestinesi premia invece i crimini israeliani e criminalizza
tutti gli islamici? Come faranno i complici commentatori a convincerli che l’annessione
unilaterale è una grande magnanimità di Olmert e a convincere
un miliardo di musulmani che la ragione non è dalla parte del diritto,
ma delle armi? Come potranno convincere il mondo che l’Iran, che rispetta il
TNP, è uno Stato criminale perché potrebbe procurarsi l’atomica,
mentre Israele che se ne frega del diritto internazionale e non ha firmato il
TNP può detenere centinaia di testate senza che si levi la minima protesta
internazionale?
L’arte della guerra impone di lasciare una speranza o una via di fuga al nemico,
per evitare che questi si convinca di non aver altra scelta che il combattimento
all’ultimo sangue. Israele e i suoi complici occidentali stanno facendo esattamente
questo, stanno eliminando ogni possibile speranza non solo per i palestinesi,
ma per tutti i fedeli dell’Islam nel mondo, pronti a chiamare "terroristi"
i disperati che si ribelleranno a questa scandalosa ed ipocrita oppressione.
Mentre si riempie la bocca con la parola "pace", Israele spinge tutto
l’Occidente verso una nuova avventura coloniale; se questo può andare
bene a Bush, non può andare bene all’Europa, che oltre ad essere sulla
linea del fuoco ed esposta ad ogni rappresaglia, ha interessi molto diversi
da quelli di Washington e sogni molto diversi da quelli che animano il governo
di Tel Aviv.

