ISRAELE: SVOLTA PRAGMATICA?
di Luca Mazzucato

Dopo anni passati all’ombra del gigante Sharon e i quattro mesi da reggente,
Ehud Olmert ha passato il voto di fiducia alla Knesset. La nuova coalizione
di governo, composta da Kadima (Avanti), fondato da Sharon, da Avoda
(Labor Party), dal partito dei Pensionati e, per una strana alchimia della politica
israeliana,dagli religiosi ultra-ortodossi dello Shas. Ma il governo
nel giorno del suo insediamento deve già fronteggiare una serie di difficoltà
interne.
"L’ancora di salvezza del Sionismo"
Il discorso di insediamento di Olmert, completamente incentrato sul disimpegno
dai territori, ha rimarcato la nuova "via sionista" alla soluzione
del conflitto
mediorientale, portando a maturazione il processo avviato con il ritiro da Gaza.
Il paradigma su cui Sharon ha basato la sua vita è stato la questione
demografica. Per seguire il sogno di una maggioranza ebraica nella Eretz
Israel (la Grande Israle) aveva spinto centinaia di migliaia di coloni a
Gaza e in West Bank al seguito di divisioni di carri armati. Il fallimento palese
di questa strategia lo aveva portato, su suggerimento di Olmert, a ritirarsi
da Gaza, giudicata una partita persa, per concentrare gli sforzi coloniali in
West Bank. Con l’avvento di Olmert al potere ci si affaccia su un’era che verrà
ricordata per la realpolitik e l’abbandono del sogno sionista della Grande Israele.
Il progetto di Olmert, diventato programma di governo davanti ai membri della
Knesset giovedì scorso, afferma la necessità di smantellare gli
insediamenti in Galilea e Samaria come unica realistica chance di ottenere una
stabile maggioranza ebraica in uno stato ebraico: "Chi ha a cuore l’uguaglianza
di diritti tra Arabi ed Ebrei deve capire che la divisione della terra é
l’unica ancora di salvezza per il Sionismo."
Questo rappresenta un cambiamento radicale nella politica israeliana, un passaggio
dalla "adolescenza" idealista, che per sessant’anni ha caratterizzato
l’espansionismo sionista nell’area, ad una nuova maturità pragmatica.
Accettata l’impossibilità di mantenere il controllo dei Territori, sia
militare che politico, il nuovo establishment israeliano ha deciso di ripiegare
su quello che realisticamente si crede in grado di gestire: evacuare le colonie
estreme ma mantenere e rafforzare i blocchi di insediamenti più popolosi
(attualmente ci vivono duecentocinquantamila coloni), e annettere insieme ad
essi anche Gerusalemme Est all’interno dei nuovi confini permanenti.
Dopo un’attenta valutazione, Olmert ha evidentemente deciso che l’annessione
di Gerusalemme Est e del dieci per cento della West Bank é un prezzo
ragionevole che la comunità internazionale può accettare per rimuovere
dall’agenda la questione palestinese. Tuttavia, non é prevista la discussione
con l’altra parte in causa. Il piano di convergenza, infatti, ribadisce nero
su bianco che nel caso in cui la dirigenza palestinese non accetti di riconoscere
Israele, i precedenti trattati di pace, la Road Map (peraltro ormai sepolta)
e non disarmi i gruppi terroristici, allora il governo israeliano procederà
unilateralmente.
Una dichiarazione di guerra
Il presidente Abu Mazen cerca di tessere una trama di dialogo con Israele,
per smarcarsi dal governo di Hamas e mostrarsi come il tassello insostituibile
dello scacchiere palestinese. Giovedì, poco dopo l’insediamento di Olmert,
Abbas ha chiamato il neo primo ministro per congratularsi con lui e proporre
la riapertura urgente del dialogo tra i due lati del Muro. I suoi collaboratori
hanno addirittura diffuso la voce di un futuro incontro tra Olmert e Abbas stesso,
da tenersi dopo la visita di Olmert negli Stati Uniti a fine Maggio. Voci immediatamente
smentite dallo staff di Olmert: ogni contatto con Abbas sarebbe "soggetto
all’approvazione da parte del governo terrorista di Hamas" e questo
rende inaccettabile qualsiasi dialogo. La risposta di Hamas al discorso
di Olmert é stata opposta: un portavoce del gruppo ha affermato che l’intenzione
di annettere gli insediamenti a ridosso della Green Line rappresenta
una "esplicita dichiarazione di guerra" alla quale il governo palestinese
"si opporrà con tutti i mezzi possibili". Tuttavia, nei giorni
scorsi si è affacciata la possibilità che Hamas faccia
propria la proposta di pace avanzata
nel 2002 dalla Lega Araba, che prevede il ritiro di Israele entro i confini
del ’67 e la creazione di uno Stato palestinese indipendente, in cambio della
cessazione delle attività terroristiche. La partita a questo punto é
aperta e nei prossimi mesi gli avversari studieranno con pazienza le prossime
mosse.
Nel frattempo, a Gaza continuano senza sosta i raid aerei israeliani. L’ultimo
bombardamento su un campo di addestramento, che ha causato la morte di cinque
militanti palestinesi, é stata la prima azione militare approvata dal
neo ministro della Difesa Amir Peretz. Pare che questi, dopo una riunione con
i responsabili della sicurezza, abbia posto come condizione per l’attacco il
fatto che nessun civile palestinese venisse esposto a rischio. La presenza di
Peretz alla guida dell’esercito, dopo anni di ex generali, é una delle
novità del governo Olmert e fa sperare in un cambiamento di strategia
dell’esercito, anche se gli entusiasmi della vigilia sono stati subito ridimensionati.
Difficoltà etniche
Oltre alle difficoltà nella politica internazionale, l’appena varato
governo Olmert affronta immediatamente una crisi di credibilità interna.
Per la prima volta, infatti, non é presente nel governo nessun rappresentante
degli immigrati, in particolare della vasta comunità russa, che comprende
un milione di residenti (sui sette milioni di israeliani). La portavoce russa
di Kadima si é dissociata dal governo e moltissimi immigranti
russi minacciano di restituire la tessera del partito per fondare una nuova
forza politica. L’occasione é stata colta al balzo da Lieberman, leader
russofono del partito di estrema destra Israel Beitenu (Israele la Nostra
Casa), che al grido di "non ci vogliono" ha accusato pubblicamente
Olmert di razzismo antirusso. Lieberman é stato per alcuni giorni tra
i papabili per la poltrona di ministro degli Interni, ma alla fine Olmert ha
preferito nel governo i religiosi dello Shas, più affidabili in
vista del disimpegno dai territori.
Dopo aver guadagnato i riflettori, Lieberman ha poi rincarato la dose, scagliandosi
anche contro i parlamentari arabi nella Knesset. Nella prima seduta del Parlamento,
Lieberman ha espresso la speranza che questi suoi colleghi, accusati di collaborazionismo
con i terroristi di Hamas, subiscano la stessa sorte toccata ai nazisti
dopo il processo di Norimberga, ovvero l’impiccagione. Dopo una sollevazione
bipartisan di tutti gli altri parlamentari contro l’aggressione fascista, Olmert
ha deciso di mettere sotto protezione tutti i membri arabi della Knesset, perché
sotto la minaccia di attentati di estrema destra.
I coloni bruciano la bandiera israeliana
I nuovi ministri non si sono ancora insediati che già il governo deve
affrontare la minaccia dei coloni a Hebron. Ieri mattina all’alba è avvenuto
lo sgombero di tre palazzi nella città vecchia, occupati da un gruppo
di agguerriti coloni dopo aver cacciato le famiglie palestinesi che vi abitavano.
Come per lo sgombero dell’avamposto di Amona in Gennaio, si é avuta una
nuova prova di forza, a fronte dell’arrivo a Hebron di numerosi gruppi di ultra-ortodossi,
figli degli evacuati di Gaza e dei coloni della West Bank. Un primo scontro
con i coloni a Hebron ha avuto luogo durante lo Shabbat, quando una decina di
bambini palestinesi, che si recavano a scuola scortati dall’esercito israeliano,
sono stati attaccati da gruppi di coloni che hanno ferito a sassate e lanci
di uova alcuni soldati e sono stati arrestati, dopo aver appiccato il fuoco
alla bandiera israeliana. Dopo una notte di scontri per le strade della città
occupata e gli arresti di alcuni giovani ultra-ortodossi che hanno lanciato
molotov e pietre ai soldati, é stata infine sgomberata la palazzina dove
i coloni si erano asserragliati. A quanto pare l’impunità totale di cui
hanno sempre goduto i coloni ora sta vacillando, anche se Olmert dovrà
trovare
il modo evitare uno scontro frontale, se vorrà iniziare il ritiro. Il
movimento dei coloni ha dichiarato di non riconoscere più l’autorità
dello Stato di Israele e, a differenza dell’evacuazione di Gaza, darà
battaglia senza quartiere contro Olmert, traditore del Sionismo.

