IL PALAZZO IMPERIALE DI BAGHDAD
di Daniele John Angrisani

Tra i vari segreti che il governo americano non riesce a tenere nascosti, uno
dei più grandi (circa 42 ettari di terreno) e più costosi (spesa
prevista pari a 592 milioni di dollari) è l’Ambasciata americana che
è in fase di costruzione a Baghdad. Circondata da mura alte 15 metri,
larga quasi quanto il Vaticano, non si tratta certo di un oggetto semplice da
nascondere.
Per quale motivo questa costruzione è così importante? Presto
detto. Negli ultimi giorni circola voce di una grossa riduzione delle truppe
americane nel 2007 in vista di un ritiro completo negli anni seguenti. Ma se
credete che gli americani vogliano davvero abbandonare l’Iraq sbagliate di grosso.
Il Chicago Tribune infatti riporta che "la struttura inizia a prendere
forma. In un momento nel quale la gran parte degli iracheni soffre di blackout
energetici 22 ore su 24, il sito dove sorgerà la più grande ambasciata
del mondo, è illuminato notte e giorno per permettere la continuazione
dei lavori senza sosta".
Per ragioni di sicurezza, alla costruzione della nuova Ambasciata lavorano
solo cittadini non iracheni. La società che ha avuto l’appalto per la
ricerca e l’assunzione dei lavoratori, la First Kuwaiti General Trading and
Contracting Co., già sotto inchiesta per un vero e proprio giro di
traffico di schiavi, ha preso a contratto una forza lavoro di 900 persone, la
gran parte lavoratori provenienti dall’Asia, che vivono notte e giorno sul luogo
di lavoro. In un Paese dove più della metà della popolazione non
ha un lavoro a seguito dell’occupazione americana e del caos del dopoguerra,
non sarà semplice per gli Stati Uniti conquistare "le menti ed il
cuore" della popolazione irachena, se continueranno ad assumere lavoratori
stranieri per le grandi opere in Iraq.
Stando alla tabella di marcia, la costruzione del Palazzo Imperiale di Baghdad
dovrebbe finire entro il prossimo anno. La capienza dovrebbe essere di circa
8.000 persone ed i lusso ed il comfort di cui usufruirà il personale
americano presente nella struttura saranno solo un sogno lontanissimo per la
stragrande maggioranza del popolo iracheno. C’è chi dice, addirittura,
che l’Ambasciata americana eccederà per lussuria e sprechi, qualsiasi
cosa che Saddam Hussein possa aver costruito per se stesso durante i lunghi
anni della dittatura baathista.
Secondo ciò che afferma il Knight Ridders, "i funzionari
americani presenti a Baghdad, non amano rispondere alle domande riguardanti
la nuova struttura. Spesso le domande vengono declinate per motivi di sicurezza".
Neppure è permesso ai reporter di scattare foto di questa nuova costruzione
nel centro di Baghdad che gli iracheni hanno già cominciato a definire
"il Palazzo di George W".
Nonostante questo, la gran parte del progetto è già stata resa
nota. Ci saranno presto 21 edifici, 619 appartamenti, ristoranti, negozi, palestre,
piscine, un salone di bellezza, un cinema (probabilmente multisala) e, come
riporta il Times di Londra, anche un "club per le funzioni serali".
Molto probabilmente sarà proprio da qui che i vari Vicerè americani
che si insedieranno annunceranno al mondo la lieta novella della democrazia
e della libertà del nuovo Iraq.
Di iracheno la nuova struttura però non avrà assolutamente nulla.
Come ci informa USA Today "la nuova ambasciata, costruita sulla
riva del fiume Tigri, è stata progettata in modo da essere interamente
autosufficiente", una vera e propria città Stato indipendente nel
cuore di Baghdad. Così, non ci sarà neppure bisogno per le migliaia
di americani che vivranno e lavoreranno in questo enorme spazio di avere anche
solo semplici contatti umani con gli iracheni.
"Non è un segreto il motivo per cui gli Stati Uniti hanno deciso
di costruire una così lussuosa ambasciata in Iraq. Il Dipartimento di
Stato avrà grossi problemi a trovare gente disponibile a venire a lavorare
qui", scrive il Knight Ridders. "Il posto richiederà
gente che abbia conoscenza linguistica ed esperienza, cose che sono già
difficili da trovare. Inoltre gli americani non potranno portare le loro famiglie
qui e i rapimenti e le violenze costringeranno i futuri abitanti della cittadella
ad essere relegati nel complesso dell’Ambasciata". Mentre i soldati americani
ogni giorno rischiano la vita per compiere il proprio dovere, in un Iraq in
preda all’anarchia ed al caos, i futuri diplomatici americani avranno la possibilità
di vivere in un ambiente lussuosissimo e ultraprotetto senza dover correre alcun
rischio.
La costruzione di questo gigantesco complesso, il Palazzo Imperiale di Baghdad
come è stato definito da alcuni, getta però una strana luce sulle
ripetute asserzioni da parte americani che non si rimarrà in Iraq un
giorno in più del previsto. Una "ambasciata" nella quale lavoreranno
8.000 persone, assieme ad altre migliaia di militari necessari alla loro protezione,
non è una semplice struttura diplomatica. E’ una base, una vera e propria
base permanente.
Ecco il futuro dell’Iraq: 8.000 americani che vivranno nel lusso più
sfrenato all’interno di una città privata, che non potranno lasciare
per paura di essere uccisi o torturati se catturati al di fuori delle sue mura
fortificate, ma che continueranno a governare il Paese dando ordini al governo
iracheno che opererà all’interno della Zona Verde, la vasta zona fortificata
che isola la parte "che conta" dal resto del Paese.
Spesso l’Amministrazione Bush si rivolge ai democratici che chiedono sempre
più insistentemente una strategia d’uscita e delle scadenza ben precisi,
affermando che si tratta di "codardi che vogliono tagliare la corda".
Ma come altro possiamo definire la costruzione di questo Palazzo Imperiale se
non un piano per tagliare la corda? Invece di scappare in Iraq, gli americani
si rinchiuderanno nel bunker più protetto e grande del pianeta. Un posto
nel quale potranno aspettare con tranquillità l’evolversi degli eventi
in Iraq, godere di tutti i lussi fino a quando l’ultimo iracheno sarà
morto per la guerra fratricida che infesta l’Iraq oppure tutte le fazioni irachene
decideranno di marciare su questa cittadella e cacciare via definitivamente
gli americani. Ma visto come si sono messe le cose, è molto più
probabile che accada la prima che non la seconda.

