IL FUOCO ARDENTE DI GUANTANAMO
di Bianca Cerri

Il Pentagono ha sempre usato la carta stampata e le frequenze radio per diffondere
propaganda mirata al raggiungimento dei suoi obiettivi. Per incitare le popolazioni
di Afghanistan e Pakistan a segnalare persone affiliate ad Al Qaeda,o vicine
ai talebani, fecero lanciare dagli aerei da guerra migliaia di volantini che
promettevano premi in denaro e cure mediche gratuite ai delatori. Molti dei
signori della guerra afghani e la loro soldataglia hanno accumulato fortune,
intascando dai 5 a 25.000 dollari per ogni vita venduta al nemico, comprese
quelle di chi non aveva mai avuto a che fare con il terrorismo. In qualche caso
la loro avidità ha avuto conseguenze tragiche. I rituali di tortura praticati
nella base di Basgram uccisero nel dicembre del 2002 Mullah Habibullah, 30 anni,
consegnato all’esercito USA come fratello di un capo dei talebani di cui Habibullah
non sospettava neppure l’esistenza. Gli uomini del colonnello Sassaman uccisero
a pugni e calci un settantenne segnalato come fiancheggiatore di Al Qaeda che
aveva fatto l’agricoltore per tutta la vita dopo essere penetrati illegalmente
nella sua casa.
Per demonizzare i "nemici combattenti" le autorità militari
USA hanno assoldato tre agenzie addette alla comunicazione, affidando loro il
compito di selezionare nuove forme di propaganda mirate sia alla loro demonizzazione
che all’indebolimento delle azioni di resistenza. Una statistica attendibile
ha dimostrato che solo il 3% degli individui segnalati come affiliati a gruppi
terroristici aveva effettivamente avuto dei rapporti con loro. Il rimanente
97% conduceva vite lontane anni luce da ogni forma di attività illegale.
Le autorità militari americane hanno tuttavia continuato ad esercitare
pressioni per spingere la gente a trasformarsi in delatori.
Alle donne afghane ed irachene veniva suggerito di denunciare gli affiliati
di Al Qaeda "per il bene dei loro bambini". Così, mentre i
terroristi veri s’iscrivevano ai masters in economia a Yale e nelle altre grandi
università americane, autisti, studenti, cuochi, e quant’altro finivano
dietro il filo spinato di Guantanamo. Ancora oggi Bush si ostina a descriverli
come "elementi maledettamente pericolosi catturati in battaglia",
che solo grazie alla democrazia americana vengono trattati come prevede lo stato
di diritto. "Facciamo mangiare loro pollo o pesce due volte la settimana
e li consideriamo dei figli", ha sparato Michael Bumgardner, a capo della
sezione detentiva di Guantanamo.
Per arrivare a chiedere una riforma dei regolamenti c’è voluta la morte
di tre detenuti il sei giugno scorso. Anche gli accorati appelli di Amnesty
International non hanno potuto fare più nulla per riportarli in vita.
Secondo il rapporto ufficiale, i tre si sarebbero impiccati ma non si sa come
siano veramente andate le cose. La loro fine ha subito spinto Amnesty International
e molte persone in buona fede e animate dalle migliori intenzioni a sacrificare
tempo ed energie per mettere a nudo la questione Guantanamo. Tuttavia, i detenuti
non credono che "riforma" sia una parola molto adatta alla loro causa.
La costruzione di nuove prigioni non servirebbe comunque ad arginare l’oppressione
e tutti gli altri mali di luoghi come Camp Delta. Anche eventuali pacificazioni
ostacolerebbero l’appello per l’abolizione dei neocampi di concentramento statunitensi.
Al processo di disumanizzazione non possono essere dati toni discreti. La vita
quotidiana dei detenuti di Guantanamo è stretta in un ingranaggio che
continua vorticosamente a girare. Rappezzare o cambiare la cornice alle atrocità
spingerebbe la gente a provare simpatia non tanto per le vittime del sistema,
quanto per il sistema stesso. Da troppo tempo gli uomini di Guantanamo vivono
isolati in mezzo a fango e rifiuti; dimenticati, privati anche delle forme più
elementari di legalità. Ostaggi di un’amministrazione patologicamente
mendace e assolutamente incapace di rapportarsi alla verità, con una
lunga e avventurosa storia di falsi, negazioni, occultamenti, gelosa tutela
dell’illegalità. Per contribuire a spazzare via Guantanamo bisognerà
per una volta rompersi la schiena.

