GUERRA NELLO SPAZIO
di Gabriele Garibaldi
Nei meandri dei fondi per il Pentagono, le risorse per lo sviluppo di armi
spaziali
Secondo un’analisi congiunta del World Security Institute’s Center
for Defense Information (CDI) e del Henry L. Stimson Center, il documento con
il quale il Pentagono richiede i fondi per il 2007 –Pentagon’s Fiscal
Year 2007 (FY 07)- stanzia circa un miliardo di dollari a programmi che potrebbero
sviluppare capacità tecnologiche “a doppio uso” impiegabili
nel settore delle armi spaziali.
In assenza di una chiara politica e strategia nazionale su nuove attività
militari nello spazio, l’amministrazione George W. Bush sta sovvenzionando
programmi militari che creeranno “fatti in orbita”. Questi “fatti”
– lo sviluppo e il test di tecnologie utilizzabili per la costruzione di
armi spaziali, e il dispiegamento nello spazio di sistemi a doppio uso, in mancanza
dell’elaborazione di un codice di condotta che ne regoli l’impiego
– spingeranno la politica statunitense verso il sì alle armi spaziali
senza un dibattito in merito al Congresso o nell’opinione pubblica.
Secondo il direttore del CDI, Theresa Hitchens, uno degli autori del rapporto,
“Il Congresso deve divenire più consapevole di questi sforzi, nascosti
nelle pieghe delle bizantine richieste di fondi da parte del Pentagono, e deve
assicurare che simili programmi non procedano finché non sia concluso
un appropriato e approfondito processo di policy-making, che deve tener conto
degli input del Congresso e dell’opinione pubblica”.
Theresa Hitchens e Victoria Samson, analiste del CDI, e Michael Katz-Hyman,
ricercatore del Henry L. Stimson Center, hanno spulciato le richieste di budget
presentate dalla Air Force e dalla Missile Defense Agency, ed hanno evidenziato
programmi che meritano ulteriori analisi. Particolarmente preoccupanti quanto
al loro “doppio uso” sono lo Space Test Bed e il Near Field Infrared
Experiment della Missile Defense Agency, e l’Experimental Satellite Series
e l’Autonomous Nanosatellite Guardian for Evaluating Local Space della
Air Force.
Il rischio è in definitiva di arrivare inconsapevolmente al punto in
cui il dispiegamento di armi dello spazio sarà il passo successivo e
inevitabile dell’impiego di tecnologie ad uso duale. La tecnologia parrebbe
così prendere il sopravvento sull’inerzia politica ed imporre la
propria intrinseca logica.
Ma la realtà non è questa, perché dietro alla volontà
di armare lo spazio esistono teorizzazioni strategiche da tempo sviluppate dagli
addetti ai lavori nei comandi strategici di competenza, che hanno trovato negli
ideologi neoconservatori, Rumsfeld in testa fin dalla sua prima nomina nel 2001,
la loro sponda politica. In questo quadro, il via all’impiego di tecnologia
duale non è che il primo passo per poi procedere con una politica più
assertiva.
Secondo i militari, lo spazio è destinato a divenire il nuovo e strategico
medium della conduzione della guerra, allo stesso modo del cielo agli inizi
del secolo scorso. Lo spazio, difatti, nel gergo dell’US Air Force è
la chiave della “Full Spectrum Dominance” – la capacità
soverchiante di proiezione globale della forza militare in tutti gli scenari
bellici – e per mantenerne il controllo gli Usa devono dispiegare armi nello
spazio proprio adesso, per sfruttare l’attuale supremazia e prevenire analoghe
mosse (ritenute inevitabili) da parte dei “peer competitors” – Cina
in testa.

