Cuba, il terrorismo viene da Miami
Un tentativo di penetrare il territorio cubano con un motoscafo, a bordo del quale c’era una squadra terrorista armata fino ai denti, è stato sventato ieri da una pattuglia della guardia costiera cubana. Alla richiesta d’identificazione del natante, battente bandiera statunitense e omologato a Miami, gli occupanti hanno risposto aprendo il fuoco contro l’imbarcazione cubana. La reazione dei militari dell’Avana è stata però rapida, precisa e letale: sei i terroristi uccisi, quattro quelli feriti e arrestati, sequestrato il loro motoscafo.
Nell’imbarcazione c’erano fucili d’assalto, pistole, molotov, giubbotti antiproiettili e uniformi peer travestirsi da personale militare cubano. Tra gli arrestati figura Amijail Sánchez González, il cui profilo su Facebook mostra immagini di incendi in edifici e terreni agricoli sull’isola. Arrestato anche Duniel Hernández Santos, proveniente anch’egli dagli USA, che era incaricato di ricevere a Villa Clara uomini e armi che si trovavano a bordo del motoscafo.
Per chi conosce la storia del terrorismo cubano-americano contro Cuba non c’è molto di nuovo sia nell’azione dei gusanos che nella reazione delle forze di sicurezza cubane. Le aggressioni terroristiche vengono realizzate sin dagli anni ’60, ma è dagli anni ’80, con la nascita della Fondazione Nazionale Cubanoamericana, fondata dal defunto Jorge Mas Canosa in accordo con l’allora presidente USA Ronald Reagan, che gli attacchi dal mare, come gli attentati terroristici nei terreni agricoli e le bombe negli alberghi della capitale hanno assunto continuità operativa.
Si deve tener presente che la Fondazione Nazionale Cubanoamericana contiene in sé alcune delle cellule terroristiche come Hermanos al rescate o Alpha 66 che, sotto lo sguardo compiaciuto della CIA e delle autorità federali della Florida, si addestrano nelle everglades e organizzano gli attentati che poi provano a compiere sull’isola. Il più famoso e sanguinoso di essi avvenne nell’Ottobre del 1976, quando misero una bomba in un aereo della Cubana de Aviaciòn, che esplose sul cielo delle Barbados. Morirono tutti, passeggeri ed equipaggio, per un totale di 73 persone, tra queste la nazionale di scherma cubana.
Le stesse organizzazioni sono responsabili di attentati di varia natura, tra i quali aver aperto il fuoco sui bagnanti nella spiaggia di Varadero, aver sparso agenti chimici sui campi coltivati per avvelenare il cibo e aver realizzato una campagna di terrore fatta di assassinii, dirottamenti e bombe, culminata con quella nella hall dell’Hotel Copacabana che, nel Settembre del 1997, uccise l’italiano Fabio di Celmo. E’ bene sapere che nonostante Posada Carriles sia reo-confesso e il salvadoregno autore materiale abbia confermato il ruolo di Posada e della FNCA, nessun governo italiano ha mai ritenuto di muovere un’accusa né ai suoi autori materiali e intellettuali (Luis Posada Carriles, un terrorista mercenario a libro paga della CIA definito il Bin Ladin delle Americhe, per fortuna ormai defunto) né verso la stessa Fondazione che ha finanziato l’operazione, né verso il governo statunitense che è complice a diversi livelli.
La FNCA è il collettore organizzativo e il terminale politico, finanziario e operativo di tutto il verminaio che risiede stabilmente in Florida, dove esercita una costante pressione politica sui partiti e sulle istituzioni statunitensi, con cui condivide l’ossessione criminale contro Cuba. La Fondazione è legata a triplo filo con gli apparati della CIA e di altre strutture di spionaggio statunitensi che formano l’ambito militare del sistema di pressione lobbistica che viene condotto a livello politico contro l’isola. A tenere in vita la FNCA, sono i fondi federali e le donazioni private, oltre all’intreccio di affari e licenze commerciali agevolate in diversi settori che vanno dall’edilizia al commercio, ai servizi. Ma contribuiscono all’arricchimento anche alcune misure legislative come la legge del “piede bagnato”, che consente a qualunque cubano di ottenere lo status di rifugiato prima e di cittadino poi, purché abbia toccato il suolo statunitense.
Ebbene, sui procedimenti da espletare per gli immigrati la FNCA lucra, sia da loro che dalle autorità di Miami; è anche per questo che non consente una regolamentazione che uniformi il destino dei cubani con quello di altri sbarchi. Una legge decisamente in controtendenza con le norme sull’immigrazione anche precedenti a quelle xenofobe e razziste di Trump, ma chiedere ad un governo USA coerenza giuridico-politica non avrebbe senso, essendo per natura teso a piegare ai suoi affari e ai suoi interessi diretti le leggi interne ed internazionali.
Il fatto che, in parallelo con le misure criminali e illegittime che il governo USA ha posto in essere contro Cuba, si accompagni alla riattivazione degli attentati terroristici non è affatto un caso. Già durante l’Amministrazione Clinton, nel 1996, vi fu il tentativo dell’organizzazione Hermanos al Rescate di arrivare con due aerei da turismo sulla costa di Cuba e provare a colpire. L’aviazione militare cubana avvertì per tempo che non avrebbe permesso l’entrata nello spazio aereo cubano, ma il loro capo, Josè Basulto, decise di procedere, pensando forse che L’Avana non avrebbe usato la forza nonostante la minaccia di farlo; pensò che bizzarre ragioni di opportunità politica avrebbero avuto la meglio sulla determinazione a difendere l’integrità territoriale del Paese.
Si sbagliava e infatti Cuba, dopo i tre avvisi che costituiscono le procedure internazionalmente stabilite nei casi di violazione dello spazio aereo, abbatté i due aerei dei gusanos che rifiutarono l’ordine di tornare indietro. Immediatamente l’Amministrazione Clinton capitalizzò politicamente il fatto e fece passare la legge contro Cuba del senatore Torricelli (democratico), che fu la prima ad acuire l’embargo a Cuba trasformandolo in un blocco vero e proprio esteso anche a terzi. Così come nel corso del secolo scorso, anche in questo l’ossessione criminale statunitense contro Cuba poggia su un combinato disposto di aggressione militare, finanziaria e politica che è sempre stato il modus operandi degli USA contro il socialismo cubano.
Un’alleanza integrale orchestrata da un grumo che comprende gli attori degli atti terroristici, i loro sostenitori politici (repubblicani e democratici), i loro finanziatori (CIA e FNCA). La novità rispetto al passato è che con la nomina di Marco Rubio a Segretario di Stato e Consigliere per la Sicurezza Nazionale (un interim inedito nella storia degli USA) il livello di rappresentatività dell’aggressione USA a Cuba ha ormai raggiunto la vetta istituzionale e costituzionale. Rubio, infatti, figlio di cubano-americani fuggiti da Cuba quando ancora governavano gli USA per mano del dittatore Fulgencio Batista (uno dei diversi militari criminali messi al comando dei paesi latinoamericani da Washington) è espressione diretta sia della comunità dei gusanos generalmente intesa, che nello specifico della FNCA, che ne ha sempre patrocinato la carriera politica e ne ha ottenuto la nomina in cambio della fine delle ostilità con Trump nell’ambito dei repubblicani della Florida. Rubio era stato deciso nemico di Trump nella nomination al suo primo mandato, ma al secondo hanno deciso di accordarsi lasciando fuori Ted Cruz, altro prodotto del vivaio gusano.
Lo stesso Rubio è però consapevole di come il suo destino politico (e forse la sua stessa sopravvivenza) sia legato alla crisi del sistema cubano. Il suo compito è quello di forzare Trump a misure che possano indurre l’isola allo stremo, accerchiandola e privandola con la forza di ogni tipo di operazioni commerciali in entrata così come di collaborazione operativa con altri paesi. Un tentativo vergognoso di strangolamento di una nazione che andrebbe invece ringraziata per l’opera di sostegno e stimolo al miglioramento della condizione degli esseri umani proprio nei luoghi del mondo dove più era (ed è) necessario contribuirvi.
Non c’è, come in altri scenari, un disegno geopolitico, Cuba non determina da diverso tempo i rapporti di forza nel continente. Si tratta di una ossessione malata che si alimenta con odio e desiderio di vendetta verso chi ha sfidato e sconfitto da decenni il dominio imperiale sull’isola. Si vuole cancellare un’isola grande come un mondo, che ha nutrito con il suo esempio generazioni e paesi e che ha dimostrato saper gestire e difendersi sia dalla forza che dalla fragilità dell’impero.
Con la stessa cifra etica messa in campo per coprire il genocidio dei palestinesi, Washington e Miami pensano di poter porre fine al socialismo cubano. Che però, anche in una situazione drammatica, saprà trovare risorse inaspettate e soluzioni impreviste che gli consentiranno, con l’aiuto della solidarietà internazionale, di resistere un giorno in più di questa Amministrazione. Poi si vedrà chi avrà futuro, chi verrà ricordato per il suo determinante contributo alla causa degli oppressi in ogni parte del mondo e chi, invece, soprattutto per la presenza nelle case di Epstein.

