CARTOLINE DALLA SOMALIA
di mazzetta

Le Corti Islamiche hanno ormai il controllo della capitale e di quasi tutto
il paese, l’Alleanza Contro il Terrorismo è sconfitta e ormai allo sbando.
No, non state leggendo un bollettino di Bin Ladin, ma un ragionevole sunto degli
eventi somali degli ultimi mesi, avvalorato anche dalle cancellerie occidentali
e negato solo dal Dipartimento di Stato americano, casualmente impegnato a finanziare
l’Alleanza Contro il Terrorismo che, dicendola tutta, era l’alleanza tra due
signori della guerra i quali, fidando sull’appoggio USA, hanno pensato bene
di rompere l’anarchico equilibrio somalo. Forse l’intervento americano è
paradossalmente stato benefico: per la prima volta dal 1991 la Somalia sembra
finalmente avviata alla formazione di un vero governo. Le Corti Islamiche, nella
persona del loro portavoce Sharif Sheikh Sharif Ahmed, hanno reso noto di non
aspirare ad uno stato islamico e di essere pronte ad accordarsi con lo pseudo-governo
transitorio (Governo Federale Transitorio), dal quale nel frattempo sono stati
cacciati i filo-americani . La sconfitta dei signori della guerra ha galvanizzato
l’IGAD (gruppo di paesi confinanti che hanno svolto la funzione di tutoring
per la formazione del GFT) e anche le diplomazie internazionali.
Contrariamente a quanto sarebbe lecito aspettarsi di questi tempi, la sconfitta
dell’Antiterrorismo da parte degli "Islamici" ha rallegrato tutti,
a parte alcuni americani. Contento il Kenya, che ha messo al bando i membri
dell’Alleanza e ha chiesto per loro un mandato di cattura internazionale; contenta
l’Unione Europea che ha chiesto, per bocca di Louis Michel (Commissario Europeo
per lo Sviluppo e gli Affari Umanitari) che venga tolto l’embargo per la fornitura
di armi al GFT; contenta l’ONU, che dalla tragica operazione Restore Hope
non aveva potuto far altro che registrare i fallimenti dell’intervento americano;
contenta la popolazione di Mogadiscio, dove sono spariti i check point di banditi
che taglieggiavano chiunque girasse per strada: la capitale era da oltre un
decennio controllata a macchia di leopardo da clan e bande armate.
Gli islamici somali non sono esattamente talebani. Anche l’Islam, come il cristianesimo,
viene vissuto e praticato in infinite varianti locali e quelle africane sono
tra le meno rigide. Spesso tendiamo a pensare ai fedeli di Maometto come a un
corpo monolitico che aspira a vivere come in Arabia Saudita, ma già tra
l’Arabia Saudita e gli stessi Talebani c’era un abisso, soprattutto nelle pratiche.
L’Islam somalo non è interessato ai Burka o ad altre stranezze e le Corti
sono apprezzate dalla popolazione, così come dai paesi vicini e dal governo
che fino ad oggi non era riuscito ad entrare a Mogadiscio perché non
era "sicura".
La Somalia finalmente si è sbloccata, e l’iniziativa dell’Alleanza antiterrorista
è servita a riunire i peggiori delinquenti e a farli cacciare da un’altrimenti
impossibile unità d’intenti. Nei mesi scorsi l’ONU aveva accusato diversi
paesi (anche l’Italia) di aver violato l’embargo sulle armi, tutti smentirono
sdegnati, ma le armi evidentemente sono giunte ed è scoppiata la resa
dei conti.
Alcuni commentatori non hanno capito bene cosa sia successo e ancora non riescono
a liberarsi del cliché del cattivo islamico; alcuni hanno trovato conforto
nella notizia che le Corti avrebbero proibito la visione dei mondiali perché
corruttrice di consumi, ma è stato un conforto infondato. Non era altro
che l’usuale "voce dal sen fuggita" di qualche mestatore seriale:
telefonando a Mogadiscio si sarebbe potuto sapere che la notizia non era vera
e che i cinema al contrario si sono attrezzati con le parabole proprio per mostrare
i mondiali e stanno facendo buoni affari.
Lo stesso meccanismo della recente boutade che voleva che in Iran fosse stato
introdotto un segno obbligatorio per gli ebrei da portare in pubblico. Una fantasia
assoluta, nessuno ci ha mai neanche pensato in Iran, ma ripresa con entusiasmo
dai soliti noti ed assurta a notizia anche se tutti sapevano fin da subito che
fosse un’invenzione di un pessimo propagandista.
Raphael Tuju, ministro degli esteri del Kenya, aprendo la riunione straordinaria
dell’IGAD che ha deciso il congelamento dei beni dei signori della guerra e
la loro denuncia, ha detto che si è trattato di un "sollevamento
popolare". E questa è la ricostruzione più giusta ed onesta,
poiché le Corti godono del sostegno compatto della popolazione di Mogadiscio,
semmai preoccupata che le Corti mantengano la loro compattezza e non si fratturino
nuovamente lungo le linee claniche che da anni dividono i somali l’uno dall’altro.
La sconfitta della coalizione contro il terrorismo ha messo fine al terrore;
la vittoria degli "islamici" ha portato la pace, all’evento hanno
plaudito la UE, l’ONU i paesi vicini e lontani e anche alcuni media americani,
finalmente liberi di deridere i piani dell’Amministrazione senza poter essere
per questo accusati di tradimento o di essere contro "i nostri ragazzi".
Mogadiscio aveva un conto aperto con la famiglia Bush, fu infatti il padre di
Bush a decidere la prima invasione del paese negli ultimi giorni del suo mandato,
lasciando a Clinton un dono avvelenato terminato nel disonore per tutto l’Occidente
e la comunità internazionale.
E’ bene ricordare che il corpo d’intervento multinazionale si macchiò
di gravi crimini, che i belgi commisero stragi, gli italiani dovettero ritirarsi
dietro richiesta dell’ONU e degli americani perché implicati in strani
traffici ed alleanze (mentre "i nostri ragazzi" apparivano su Panorama
immortalati nella pratica di stupri e torture); agli americani toccò
la ritirata indecorosa decisa infine da Clinton, dalla quale Hollywood ricavò
il film Black Hawk Down.
Adesso la Somalia recapita a Bush l’evidente fallimento del fulcro della sua
politica, la costruzione del terribile nemico al quale dichiarare quella guerra
che gli ha permesso di depredare le casse americane e di mettere a ferro e fuoco
il Medioriente e l’Asia Sud-occidentale. I "terroristi" non sono solo
islamici, i "cattivi" non sono solo gli islamici, e molti dei veri
terroristi sono alleati all’amministrazione americana in Somalia come altrove
nel mondo.
Non resta che sperare che dai colloqui tra il GFT e le Corti esca finalmente
per la Somalia un vero governo e che nel paese possa tornare quell’amministrazione
civile che manca ormai da quindici anni, relegando la Somalia tra i paesi falliti
e concedendo finalmente ai somali l’incredibile privilegio di andare al mercato
senza il rischio di essere uccisi da un miliziano ubriaco.

