A SCUOLA DAL POPOLO DELLA BOLIVIA IN RESISTENZA

La UPEA (Universidad Publica de El Alto) è l’università
più alta del mondo. Si trova a El Alto, una città a 4200 metri,
sopra La Paz, in Bolivia, incastonata tra l’Illampu e l’Illimani, due dei giganti
di roccia che formano la catena delle Ande, in un luogo in cui l’aria è
rarefatta e il cielo sembra volersi appoggiare sulle spalle poderose delle montagne.
El Alto conta più di 800mila abitanti, prevalentemente indigeni Aymara
ed è tra le città più povere del paese. Nell’ottobre del
2003 è stata il centro degli scontri della cosiddetta "guerra del
gas". La popolazione di El Alto si era mobilitata in massa contro le privatizzazioni
del gas avviate dal presidente Gonzalo Sanchez de Lozada, scendendo in strada
e bloccando le vie d’accesso alla capitale. Il presidente rispose alle proteste
facendo sparare dall’esercito sulla folla, con armi da guerra e carri armati.
Il bilancio delle vittime fu altissimo: 80 morti e più di 400 feriti.
Il genocida è fuggito negli Stati Uniti, dove risiede impunito e protetto
dal governo Bush, mentre è accusato di crimini contro l’umanità
in un processo in Bolivia. Da due anni ne viene chiesta l’estradizione, senza
però alcun esito positivo.
La UPEA accoglie oggi 70 mila studenti di tutte le età, ma il suo numero
è destinato a salire.
A El Alto l’età media è di 21 anni e molti giovani aymara non
hanno possibilità di accedere all’università di La Paz.
Nel 2000 la comunità alteña, composta di studenti, familiari,
docenti e gente comune, ha deciso di istituire una università comunitaria
e pubblica a El Alto, per dare la possibilità ai propri ragazzi, costantemente
ai margini della società, di avere una formazione superiore. All’università
di La Paz non potevano accedere per mancanza di denaro.
Tutta la comunità di El Alto ha contribuito a costruire la sede dell’università.
Molti professori provenienti da tutto il paese hanno preso a cuore il progetto,
hanno dato la loro disponibilità ad insegnare per la comunità
aymara e i corsi sono cominciati.
La UPEA però non è stata riconosciuta dal governo nel sistema
universitario pubblico e la popolazione di El Alto si è mobilitata in
massa, per una settimana, davanti al Parlamento a La Paz. La repressione è
stata brutale. È stata quindi istituita un’Assemblea Generale dell’università,
composta, come prevede la democrazia partecipativa aymara, da tutti i
membri della comunità. Una testa, un voto.
Si è costituito un gruppo di sicurezza, recuperando strategie militari
antiche della tradizione guerriera aymara, il popolo che durante i secoli
ha saputo resistere agli Incas e agli spagnoli con la stessa determinazione.
È stato istituito inoltre un gruppo di comunicazione, "armato"
di macchine fotografiche e telecamere, con lo scopo di documentare tutto ciò
che accadeva durante le manifestazioni.
Solo nel 2004, dopo ulteriori lotte, l’UPEA ha ottenuto il riconoscimento di
università pubblica. Oggi conta 18 facoltà, tra le quali sociologia,
medicina, diritto internazionale, economia, veterinaria, ingegneria agronoma,
ingegneria civile, architettura e odontoiatria.
L’attuale rettore è finalmente un alteño, eletto dalla
comunità aymara. Nel suo discorso di insediamento ha detto che
"poiché questa università è del popolo, deve stare
vicina ai movimenti sociali. Ciò significa che tutta la ricerca accademica
o tecnica deve sempre aver a che fare con la gente. Deve avere un’utilità
per la comunità e alla comunità deve un ritorno in termini di
miglioramento di qualità della vita".
L’UPEA è oggi l’università pubblica più giovane d’America
e probabilmente è anche la più povera. È l’unica gestita
come una democrazia partecipativa e, come dice la gente a El Alto "è
la migliore università possibile per noi".
INSTITUTO NORMAL SUPERIOR WARIZATA, la "escuela ayllu"
Warizata è un piccolo centro andino nell’altipiano aymara, a
4.200 metri d’altezza. Si trova a pochi chilometri dalla città di Achacachi,
al centro del Collasuyo, l’antica nazione aymara che si estendeva dalla
Bolivia al Perù, al Cile e all’Argentina e che ha il suo centro proprio
qui, sulle sponde del lago Titicaca. Il Collasuyo è stato suddiviso e
si trova ora frammentato nei diversi stati sudamericani, ma per le popolazioni
native, fortemente legate tra loro, continua a essere l’idea di riferimento
per una identità comune.
Il 20 settembre 2003 Warizata è stata lo scenario del primo massacro
della "guerra del gas", che il 12 ottobre seguente avrebbe visto coinvolta
la popolazione resistente di El Alto. A Warizata sono state uccise 7 persone
e ferite 17.
In questo luogo sorge la prima scuola indigena della Bolivia, l’Instituto
Normal Superior Warizata.
L’istituto ha un forte valore simbolico, perché rappresenta un vero strumento
di liberazione, un mezzo per sperare di ottenere un giorno la libertà
e la giustizia negati per secoli ai popoli originari di queste terre.
I principi che guidano l’istituto di Warizata sono quelli comunitari. La scuola
ha il compito di formare studenti che siano in grado di lavorare ed essere utili
alla comunità. I ragazzi imparano le tecniche di coltivazione, di allevamento,
principi di agronomia, di veterinaria, studiano come coltivare le patate, come
organizzare un orto o come somministrare vaccini. Imparano a leggere e scrivere,
studiano la storia (per una volta osservata dal loro punto di vista) e imparano
a inserirsi nella comunità con i lavori che faranno da adulti.
Il centro studi di Warizata ha altre caratteristiche singolari, che lo identificano
come una scuola ayllu, cioè una scuola "integrata":
non c’è orario fisso per gli studenti, che possono così anche
lavorare; non ci sono gli esami, ritenuti inutili in un’ottica integrata. Altra
peculiarità è il bilinguismo, fondamentale per il mantenimento
dell’identità culturale e linguistica dei ragazzi.
Infine sono soppresse le vacanze, poiché essendo una "scuola di
attività permanenti ed essendo parte della vita stessa della comunità,
non ha senso interromperla anche solo di un giorno".
Una concezione dell’insegnamento scolare che si fonda su regole comunitarie
ben definite, ma che allo stesso tempo rivendica il diritto al riconoscimento
da parte del governo boliviano come scuola pubblica.
A queste altitudini si forgia la forza e la durezza delle popolazioni andine,
da centinaia di anni insediate in terre come il Collasuyo, senza elettricità
e acqua calda, senza gas per cucinare o riscaldarsi, dove ammalarsi è
un lusso che non ci si può permettere e dove resistere, alla natura o
ai conquistatori di ogni tempo, è questione di sopravvivenza.
Si dà forma concreta alla resistenza, che si sviluppa quando le condizioni
naturali o politiche sono estreme e senza pietà.
ESCUELA DEL PUEBLO "PRIMERO DE MAYO" di Cochabamba
Cochabamba è la città che nell’aprile 2000 si è mobilitata
a difesa dell’acqua e dei beni comuni, riuscendo a cacciare la multinazionale
Bechtel (rappresentata in Bolivia dalla società Aguas del Lunari), che
aveva dato il via ad una privatizzazione senza precedenti dell’acqua del paese.
Il movimento sociale di resistenza all’azione della Bechtel ha avuto nella Coordinadora
por la defensa del agua y la vida il promotore di riferimento.
Un luogo molto particolare ed importante per la vita degli abitanti di Cochabamba
è la Escuela del Pueblo Primero de Mayo. Questa scuola, nata nel
1999 dagli sforzi di sindacalisti, disoccupati e movimenti di lavoratori delle
fabbriche della zona, svolge da anni un compito delicato. Aiuta i lavoratori
e le loro famiglie a conoscere i propri diritti, insegna loro a difendersi dai
soprusi dei datori di lavoro, a sconfiggere la paura nei loro confronti. Agli
"alunni" auto organizzati di questa scuola si insegna anche a gestire
i rapporti con la stampa e i mezzi di comunicazione, per trasmettere le informazioni
senza correre il rischio che le lotte sindacali e del popolo vengano manipolate
o fraintese da giornalisti spesso "maldestri".
"Sono un cittadino boliviano – dice Nasario Hilario Quispe, uno dai tanti
che si è formato qui – solo perché lo dice il mio documento d’identità,
ma in realtà vivo come un insetto. Per essere un cittadino boliviano
devo avere tutti i diritti che spettano ai cittadini. E io, come tanti da queste
parti, non li ho."
Hilario parla con tranquillità, lucidità, proprietà di
linguaggio. "Vengo alla scuola popolare per autoeducarmi. Visto che ci
fanno vivere entre mierda y orina, voglio fare qualcosa per oppormi".
Hilario fa la guardia giurata in un ospedale e guadagna 60 dollari al mese.
Ne spende 40 per l’affitto di una casa senza acqua e senza gas. Si lava e va
al bagno sul posto di lavoro e sopravvive con i restanti 20 dollari. Nella scuola
del popolo ha trovato l’educazione che non ha mai avuto e la forza per continuare
a lottare.
Il suo sogno è quello di andare in giro per il paese e fare informazione:
"Voglio fare un lavoro utile a fornire i mezzi per decidere della propria
vita, spiegando in quechua o aymara cos’è il capitalismo,
la guerra, l’ALCA. Voglio piantare dei semi, suggerire alla base, a quelli come
me, l’importanza delle nostre forme di lotta. Io mi considero un mezzo di comunicazione
popolare."
Queste tre istituzioni educative hanno in comune la capacità di trasmettere
un radicato sentimento di resistenza che il popolo della Bolivia ha imparato
a maturare nel corso di cinque secoli e più di sottomissione. Le istituzioni
formative in questo senso sono fondamentali e vanno protette, tutelate, come
un tesoro.
Ritrovare il punto d’incontro tra la cittadinanza e le istituzioni educative
è fondamentale per riuscire a elaborare un pensiero politico che sappia
dare risposte sensate alle domande ed alle istanze inquietanti che i popoli
di tutto il mondo si pongono con sempre più forza.
Le tre scuole, tanto inusuali nella visione occidentale dell’istruzione quanto
preziose, sono la dimostrazione del fatto che la lotta di un popolo può
e deve essere sostenuta dalla scuola e dall’università e che a loro volta
le università e le scuole sono luoghi in cui è importante fare
politica; una politica che abbia a che fare con la vita vera delle persone,
con i loro motivi di felicità e di resistenza.
Forse è anche grazie alla loro capacità di resistere che sono
riusciti a imporre, primo nella storia del paese, Evo Morales alla presidenza.
Un aymara, che ha di fronte a sé enormi difficoltà da risolvere,
ma che rappresenta un simbolo importante per la resistenza di tutti alla nuova
colonizzazione mondiale.

