IL DAY AFTER DELLA POLONIA E DI RATZINGER
di Carlo Benedetti

Ratzinger lo sapeva sin dai tempi del papa polacco, ma ora ha toccato con mano
la realtà, scoprendo che, realmente, l’ordine non regna a Varsavia. Non
può quindi ripetere la famosa espressione che nel settembre del 1831
il ministro degli Esteri francese pronunciò alla Camera dopo la durissima
repressione russa in terra polacca: "L’ordine regna a Varsavia". Ora
i russi non c’entrano, ma Ratzinger dovrà pur sempre trovare un "nemico"
sul quale far ricadere i problemi del momento. E così il suo pellegrinaggio
– tra memoria e preghiera – nei luoghi più significativi della storia
della fede polacca (Czestochowa, Kalwaria Zebrzydowska, Lagiewniki) non può
essere consegnato a quelle cronache agiografiche dell’Osservatore Romano
che ricordano, tra l’altro, le descrizioni che riempivano la Pravda brezneviana
quando il segretario del Pcus andava all’estero. Perché il teologo Ratzinger
(memore degli insegnamenti dati e ricevuti a Bonn, Münster, Tubinga e Ratisbona)
si è trovato a dover svolgere nella Polonia di oggi un ruolo "esterno"
di pastore ed un ruolo tutto "interno" di dottore della Chiesa concentrato
sulla lotta al relativismo e a una certa tentazione di fornire interpretazioni
soggettivistiche e selettive alla Sacra scrittura. Si è impegnato in
una azione tesa a superare le divisioni del passato e a fuggire dalle tentazioni
del relativismo. Tutte derive, queste, antieuropee e nazionaliste.
Sull’agenda del viaggio – che doveva avere un respiro "oltrecortina"
verso Mosca e i paesi limitrofi dell’ex impero del male – si sono imposti temi
e figure che, forse, si volevano evitare: "Solidarnosc" dell’ex
elettricista di Danzica Lech Walesa e "Radio Maria" di padre
Tadeusz Rydzyk, dell’ordine dei Redentoristi.
Soggettivismo e relativismo, quindi, hanno occupato le giornate dell’equipe
vaticana arrivata a "normalizzare" la Polonia e subito coinvolta in
un catalogo di errori annunciati. E’ stato in primo luogo quel "consumismo"
che si è scatenato in Polonia dopo la caduta del muro di Berlino, che
ha sconvolto i piani di una campagna religiosa che doveva portare la Polonia
ad uscire dal socialismo reale facendo trionfare un cattolicesimo reale, forte,
potente. Un vero modello di vita. E invece…
Tutte le speranze dal vecchio papa polacco erano state riposte sull’operaio
dei cantieri di Danzica, Lech Walesa (classe 1943), che si era distinto fin
dai primi anni settanta come organizzatore sindacale. Cattolico di stretta osservanza,
nel 1980, spinto dal Vaticano e da determinati ambienti occidentali, si era
impegnato nella formazione dei nuclei di un sindacato indipendente denominato
Solidarnosc. Fu appunto questa nuova organizzazione che svolse il ruolo
di opposizione al governo Jaruzelski. Poi, sempre con la sponsorizzazione vaticana,
nel 1983 Walesa ricevette il premio Nobel per la pace. Alla caduta del sistema
comunista fu eletto presidente della repubblica polacca, non riuscendo poi a
gestire la difficile fase della transizione e la conseguente frantumazione del
blocco che si era formato intorno a Solidarnosc. Da allora il suo nome
è andato in archivio. E la Polonia – baluardo di un cattolicesimo ortodosso
– si è trovata a vivere nel clima di una società industrializzata
tesa alla conquista di beni e servizi, proposti e accettati come simbolo di
prestigio sociale. La Chiesa è restata per molti un fatto di facciata.
Di qui l’aumento vertiginoso del relativismo e del soggettivismo.
In questo contesto è mutata la Chiesa polacca. Non più quella
che andava a scontrarsi con il potere dei comunisti; non più quella del
primate Wyszinskij, martire della Chiesa del silenzio; ma una Chiesa che si
è trovata a fare i conti con una modernità inaspettata, con le
ansie dei giovani e con un occidente che ha scaricato sulla Polonia i suoi prodotti
materiali e culturali. Wojtyla, forse, si era accorto di queste valanghe che
si abbattevano sulla sua terra. Ma l’entourage non lo ha aiutato nell’opera
di denuncia. Del resto, la forte sponsorizzazione di Walesa e dell’occidentalizzazione,
erano state elementi troppo vistosi. E così Ratzinger si è trovato
a dover rilanciare l’idea religiosa in un Paese dove la troppa religione ha
causato seri danni sociali. E’ scattata l’operazione maquillage. Con un papa
tedesco presentato come un uomo dal volto di bambino, un papa che va sulle orme
di Wojtyla come un uomo che – per dirla con Goethe – "per comprendere un
poeta deve recarsi nel suo paese". Ma in Polonia Ratzinger non ha voluto
e potuto incontrare l’ex pupillo Walesa. Si è limitato a stringere le
mani ai gemelli Kaczynski che guidano il Paese – Lech presidente della repubblica
e Jaroslaw capo del governo – e a partecipare a grandi cerimonie e manifestazioni
(quella ad Auschwitz dove invece che rivolgersi alla Chiesa che di fronte all’olocausto
restò in silenzio se l’è presa con un Dio "reo" di aver
taciuto…). E così dietro le quinte è restato il vero punto
cruciale di questa Polonia d’oggi.
Non è più un segreto che proprio dalle file cattoliche dell’intero
paese viene avanti una nuova realtà. Quella di un cattolicesimo reazionario,
antisemita, antioccidentale. Tutto nasce con una radio che batte di gran lunga
l’etere della Radio Vaticana in lingua polacca. E così è scontro
tra la Voce vaticana e questa emittente polacca chiamata Radio Maria,
una stazione superascoltata che non parla solo di Bibbia e di Papa, ma anche
e soprattutto di società, di ebrei, di extracomunitari e di Unione Europea.
I toni dei commenti sono diretti. Non ci sono mezze parole o allusioni. Dice,
ad esempio. Darius Ratajczak, uno degli autori dei testi radiofonici più
seguiti, che: "Finché in uno stato cattolico come la Polonia ci
sarà una maggioranza di ministri ebrei che puzzano come le cipolle, la
Polonia non sarà mai polacca". E giù cori di approvazione
da parte degli ospiti dei suoi talk show radiofonici e telefonate di ascoltatori,
che proclamano solennemente: "Dateci la possibilità di salvare la
nostra patria prima che gli ebrei ci caccino via definitivamente dal paese".
Apprendiamo così che queste invettive antisemitiche possono esser ascoltate
in diretta in tutta la Polonia. Perché "Radio Maria, la voce
cattolica nella tua casa", trasmette su onde medie e via satellite, conquistando
dai 4 ai 6 milioni di ascoltatori al giorno.
L’attività di questa emittente data ormai da più di dieci anni
ma è solo oggi che ha raggiunto il massimo degli ascolti. A tenere in
piedi questo impero mediatico è il Redentorista Padre Tadeusz Rydzyk
che ha fissato il suo quartier generale nella città di Torun, in una
provincia della Polonia settentrionale.
Il palinsesto dei programmi sfocia in una miscela di preghiere, canti religiosi
e manipolazioni politiche in tempo reale. Con la scusa del cattolicesimo, si
lanciano appelli al boicottaggio del referendum sull’adesione alla Ue,
si propone che le teste dei deputati favorevoli alla liberalizzazione dell’aborto
vengano rasate a zero, proprio come i polacchi che collaboravano coi nazisti
in tempo di guerra.
Così si sviluppa Radio Maria, che va avanti grazie ad una mole
di offerte che la Chiesa cattolica non si sognerebbe neppure. Solo nel 2002,
ha riscosso somme pari a 16 milioni di zloty, 3,4 milioni di euro. Ma,
oltre alle 47 stazioni locali cattoliche, Rydzyk controlla anche Nasz Dziennik,
un quotidiano la cui tiratura supera le 250.000 copie, tre fondazioni e un istituto
superiore di sociologia e di mediologia a Torun, che ingloba persino una scuola
di giornalismo. C’è poi – sempre in questa Polonia visitata da Ratzinger
– un movimento ancora più atipico: Rodzina Radio Maryja, la "Famiglia
di Radio Maria", coi suoi 5-6 milioni di fedelissimi seguaci che si attengono
rigidamente ai comportamenti prescritti dall’emittente. E c’è persino
una "sezione bambini" interamente dedicata ai più piccoli.
E non basta. C’è una cappella allestita nella moderna sede centrale dell’emittente
a Torun che è periodicamente meta di pellegrinaggio per carovane di pullman
di fedeli pronti a pregare insieme al "radiopredicatore". Tutto questo
ha anche un risvolto elettorale dal momento che il peso politico assunto dall’emittente
non è da sottovalutare. Alle ultime elezioni locali, i partiti che godono
del suo sostegno come la "Lega polacca delle famiglie" e il movimento
"Autodifesa" si sono aggiudicati, insieme, qualcosa come il 33% dei
voti, più cioè del partito al potere. Ratzinger, dal punto di
vista ufficiale, non ha battuto ciglio. Ma è certo che nel colloquio
con il presidente polacco avrà affrontato il tema della sobillazione
e la della xenofobia.
Ma Radio Maria continua a parlare. E’ il segno di una Polonia completamente
diversa. E non è un caso se proprio questa emittente cattolica si impegna
a presentare una piccola antologia degli interventi di Giovanni Paolo II, in
cui è possibile incontrare perfino giustificazioni della guerra. A Vienna,
nel settembre 1983 ricorda la radio, in occasione della commemorazione della
vittoria di Sobieski sulle armate turche, Wojtyla disse: "Ci sono casi
nei quali la lotta armata è un male inevitabile, cui in circostanze tragiche
non possono sottrarsi nemmeno i cristiani". In Inghilterra nel maggio del
1982, in un viaggio che era anche un grido di pace contro la guerra delle Falkland,
esaltò poi l’armata polacca e gli aviatori esuli polacchi che, nella
Seconda Guerra Mondiale, avevano partecipato con la Raf ai bombardamenti sulla
Germania. Nel febbraio del 1991, ricevendo in Vaticano Lech Walesa, presidente
della Polonia, si schierò per la legittimità e la irrinunciabilità
della Seconda Guerra Mondiale. "Nel corso di quella guerra – disse – che
apparve subito come difesa irrinunciabile dell’Europa e della civiltà
dinanzi alla prepotenza totalitaria, il popolo polacco adempì pienamente
i suoi impegni di alleato pagando il più alto prezzo". Nella caserma
della Cecchignola, a Roma, nell’aprile del 1989, in risposta alla domanda di
un militare, affermò: "La guerra può essere giustificata
se è difesa della patria aggredita, difesa di quelli che sono perseguitati,
che sono innocenti, difesa anche con il rischio della propria vita".
Un campionario di fatti e citazioni che Radio Maria presenta per sostenere
la sua unicità polacca, il suo credo in un cattolicesimo tutto ortodosso,
tutto nazionale. Questo, quindi, il Wojtyla che viene ricordato. Le sue altre
tesi ecumeniche, qui in terra polacca, non hanno fatto molta presa. E quelle
di Ratzinger, per ora, sono coperte dalle onde di Radio Maria e dai silenzi
dei due gemelli al potere. Censure e manipolazioni ritornano sotto forme alquanto
diverse.

