“Lago Escondido”, la NATO in Argentina
Il documentario argentino Lago Escondido, sovranità in gioco, diretto da Camilo Gómez Montero, presentato al Festival del Cinema Ibero-Latinoamericano di Trieste, ha ricevuto il Premio al Miglior Film nella categoria “Contemporanea Malvinas”. L’edizione – uno degli eventi culturali più consolidati dedicati al cinema latinoamericano in Europa – ha riunito 76 produzioni provenienti dall’America Latina e dall’Europa e ha mantenuto la sua tradizione di riconoscere opere dal forte contenuto sociale e politico.
Lago Escondido, sovranità in gioco è un documentario che mette in luce un conflitto poco conosciuto al di fuori dell’Argentina: lo scenario è quello dell’esistenza di un’enclave privata sotto controllo britannico nella provincia patagonica di Río Negro, amministrata dall’imprenditore Joe Lewis, uno degli uomini più ricchi del Regno Unito.
Lewis controlla circa 12.000 ettari in una zona di frontiera, incluso l’accesso a Lago Escondido, un lago di dominio pubblico secondo la legislazione argentina. Nonostante ciò, l’ingresso è bloccato da personale privato, situazione che ha dato origine a una lunga disputa giudiziaria e a mobilitazioni che si ripetono ogni anno.
Il documentario segue le Marce per la Sovranità, organizzate da FIPCA (Fondazione Interattiva per Promuovere la Cultura dell’Acqua) e dalla Colonna Juana Azurduy, i cui membri cercano di raggiungere il lago attraverso percorsi pubblici che sono stati chiusi. Le testimonianze registrano minacce, vessazioni e la presenza di gruppi para-statali legati all’imprenditore.
Il film raccoglie anche denunce sull’influenza economica e politica di Lewis sui poteri provinciali, così come l’esistenza di una pista aerea di grandi dimensioni a Bahía Dorada, una zona strategica vicina all’oceano Atlantico. Per gli autori del documentario, questi elementi rappresentano un rischio per la sovranità argentina e per il controllo del territorio nella regione meridionale del Paese. Il documentario ripropone la domanda su chi eserciti realmente il potere in territori in cui la sovranità è oggetto di contesa.
Un aspetto rilevante del progetto è la scelta di non debuttare inizialmente sulle piattaforme digitali ma direttamente sul territorio: sindacati, scuole, università, centri culturali e organizzazioni sociali sono stati gli spazi scelti per le prime proiezioni. In totale, il documentario è già stato presentato in oltre 360 proiezioni in tutta l’Argentina.
Il premio ottenuto rafforza il percorso internazionale del documentario, che conta già 23 festival e 8 primi premi in Paesi come India, Messico e Russia. Funziona anche come sostegno simbolico a una denuncia che riguarda lo Stato argentino e l’intera regione patagonica, dove l’avanzata del capitale straniero in zone strategiche suscita crescente preoccupazione. Il documentario ripropone la domanda su chi eserciti realmente il potere in territori in cui la sovranità è oggetto di contesa.
Il premio ottenuto a Trieste non è soltanto un riconoscimento cinematografico; rafforza il percorso internazionale del documentario, che conta già 23 festival e 8 primi premi in Paesi come India, Messico e Russia. Sono premi che forniscono un sostegno simbolico a una denuncia che riguarda lo Stato argentino e l’intera regione patagonica, dove l’avanzata del capitale straniero in zone strategiche suscita crescente preoccupazione.

