SCACCO MATTO AL RE DEL POP. E LA REGINA?
di Mario Braconi
C’era una volta un uomo che, a dispetto dei suoi 50 anni, voleva restare bambino; ed una donna un po’ tirchia che sgranocchiava caramelle (hard candy). Anche se la sciatteria e la superficialità della stampa li ha identificati, rispettivamente, come Re e Regina della Musica Pop, i due non si sono mai sposati (né mai sono stati insieme) ed hanno collaborato una sola volta, anche se non se ne è fatto nulla (pare che il Re si sentisse a disagio per i testi un po’ sconci ideati dalla Regina). Si tratta ovviamente di Michael Jackson e Madonna, nati a due settimane di distanza in due Stati americani confinanti, di professione star globali.
Nonostante la grande sagacia commerciale con cui viene commercializzato il “prodotto” Madonna induca a pensare diversamente, i volumi sviluppati dal suo “business” rappresentano una frazione di quelli realizzati da Jacko: 200 milioni di dischi venduti contro i 750 di Michael Jackson (meglio di lui hanno fatto solo i Beatles, con un miliardo di dischi accreditati). Sembra dunque che un minimo di giustizia prevalga perfino nel crudo mondo della musica leggera: il talento di Michael Jackson (indimenticabile cantante, compositore e ballerino) è infatti tale da far impallidire quello della star di Bay City (Michigan).
A Madame Ciccone va però riconosciuto un carisma tutto speciale nel creare e dominare “tendenze”; le sue continue (per così dire) provocazioni, più che una declinazione di libertà e/o un segno di rivolta contro lo status quo, sembrano un estenuato rituale che pure è in grado di mobilitare, ai due lati della barricata, partigiani sfegatati e inguaribili bigotti. E’ stato così per l’ossimoro tra il look postribolare dei suoi primi anni di carriera coniugato assieme ad improbabili peana al presunto valore della verginità, virtù muliebre. E che dire dell’ossessiva presenza di crocifissi, rosari e corone di spine nei suoi show?
Per quanto possa sembrare impossibile, sono cose che funzionano: la crocifissione in salsa pop con cui Madonna ha movimentato il suo “Confession Tour” (ossia, Tour della Confessione) le ha assicurato (e gratis) un testimonial involontario di grande caratura: il papa in persona, che, avendo chiesto ai suoi fedeli di boicottare lo show, ha senza dubbio contribuito ai suoi notevoli incassi (poco meno di 200 milioni di dollari). Non si contano i “numeri” in cui la Ciccone simula atti di autoerotismo sul palco.
Il Times di Londra, in uno ottimo pezzo di poco meno di un anno fa, elaborà il concetto della “reinvenzione” che accomuna Michael Jackson a Madonna, la quale si è dimostrata talmente devota a questa “filosofia” da intitolare il suo tour del 2004 “Re-Invention Tour”. Ed in effetti tutta la sua carriera è una sapiente miscela di invenzione (affabulazione) e re-invenzione. Se non inventato, certamente è stato abilmente enfatizzato, ad esempio, il mito delle sue origini proletarie (in realtà Veronica Louise è figlia di un ingegnere della General Motors); la storia dei suoi primi, duri anni nella Grande Mela, 35 dollari nelle tasche dei jeans e tanta voglia di sfondare, francamente è un vero clichet.
E però certo che l’infanzia di Madonna Louise Ciccone, orfana di madre a soli cinque anni e segnata da un rapporto aspro con la matrigna, deve essere stata tutt’altro che semplice. Da questo punto di vista, il destino di Michael Jackson, tiranneggiato (assieme ai suoi fratelli) da un padre violento ed ossessionato dal successo, deve essere stato non meno duro: il fatto che il giorno dopo la morte del figlio Michael, Joe Walter si sia fatto beccare a fare boccacce ai fotografi è forse solo un dettaglio insignificante, però eloquente.
Madonna ha dato vita ad una galleria di personaggi: dalla Material Girl – imbarazzante clone di Marylin Monroe – alla dominatrice bisessuale immortalata nel libro fotografico porno-soft Erotica (un trionfo kitsch); ora indossando una guépiere piccante, ora l’improbabile passione per la Cabala; fermo immagine su Madonna marieé Ritchie, forse una delle castellane più improbabili che si siano mai aggirate per la campagna inglese – nota il Times che, da quando la cantante passa molto tempo in Gran Bretagna, ha perfino abbandonato il suo accento yankee adottandone uno britannico un po’ fasullo. Anche questo ha portato dividendi: in Gran Bretagna Madame è l’artista di sesso femminile ad aver collezionato più numeri uno in classifica.
Madonna è ad un tempo tutti questi personaggi e nessuno di loro: ognuna delle sue palingenesi è solo un vestito sfilato che viene sostituito da uno più sgargiante. Diverso è il caso di Michael Jackson, il personaggio pubblico che ha incarnato così compiutamente il senso della trasformazione fisica da divenirne quasi un emblema. Ciò che per Madonna è un esercizio di marketing efficace quanto superficiale, per Jacko è stato un percorso inciso nella sua carne in modo doloroso ed irreversibile. Quasi tutti quarantenni di oggi hanno presente la sequenza fotografica delle metamorfosi del cantante di Gary (Indiana): dal bel ragazzo afroamericano che sorride sdraiato dalla copertina di Thriller all’uomo scheletrico, dalla pelle “bianca” e dal naso innaturalmente sottile, il cui volto abbiamo intravisto seminascosto da occhiali da sole e copricapo vari negli ultimi anni della sua vita. Non un “morphing” fatto al computer, ma una trasformazione autentica, e, in un suo modo dolente e bizzarro, non priva di un suo perverso fascino.
La parabola di Jacko sta lì a ricordare che anche un uomo che ha conquistato il mondo con il suo talento non è al riparo dalla caduta, provocata dalle malattie (vitiligine, lupus, anoressia), dalla dipendenza da sostanze, dai disturbi mentali (si dice che Jacko fosse mentalmente regredito ad un’età di 10 anni), dagli incidenti (quello del 1984, il più grave, accaduto mentre lavorava ad uno spot della Pepsi Cola, che gli procurò ustioni di secondo grado sul cranio; la caduta dal palco avvenuta nel 1993, durante il Dangerous (!) Tour); e naturalmente dall’odio scatenato nell’opinione pubblica dall’etichetta di pedofilo, appiccicatagli addosso da due ondate di sordide accuse, che, se pure sarebbe superficiale etichettare a priori come totalmente infondate, certamente sono state largamente strumentalizzate per motivi economici.
Oggi, mentre i suoi disgustosi parenti non fanno che litigare, il corpo di Jacko, sigillato privo di cervello in una incredibile bara rivestita d’oro, non trova pace: ancora non si è capito, infatti, dove verrà sepolto. Mentre Madonna, davanti ai 55.000 fan accorsi allo stadio San Siro di Milano, non trova di meglio da fare che ripetere lo spettacolino triste ed inutile del (finto) bacio lesbico: tempo fa le sue labbra di posarono su quelle di Britney Spears (altro fenomeno inspiegabile), oggi su quelle di una delle ballerine del suo team. Uno show che fa sorridere se si pensa che il fratello di Madonna, Christopher Ciccone, nel suo best seller ha scritto che una delle ragioni della rottura con la sorella era l’atmosfera di omofobia in cui era immerso Guy Ritchie, regista inglese ed ex marito della cantante.

