PARZIALMENTE SCHERMATI
di mazzetta

L’Ufficio centrale nazionale della Corte di Cassazione ha confermato il risultato
delle elezioni che hanno visto la vittoria sul filo di lana della coalizione
di centrosinistra guidata da Romano Prodi. Anche l’ultima litania del Polo è
quindi risultata stonata.
Romano Prodi ha vinto le elezioni, ma le ha vinte con un margine risicatissimo
e le ha vinte in un paese, l’Italia, che da tempo si è allontanato dall’Europa
e dalla sua stessa civiltà giuridica. Tra lo sconcerto generale Silvio
Berlusconi ed il suo schieramento hanno perso davvero di misura, consentendo
al premier più improbabile dell’Occidente di cadere in piedi e di poter
continuare le sue sceneggiate televisive prive di fondamento.
Prodi è stato salvato dal voto degli italiani all’estero e dai voti dei
giovani scolarizzati, che sembrano aver privilegiato le proposte dell’ala sinistra
del suo schieramento. Quello che è sembrato davvero incredibile è
che dopo 5 anni di governo fallimentare Berlusconi abbia perso solo poco più
di 400.000 voti. Uno stupore che ha portato ad esprimere diverse analisi su
questo fenomeno, unico in Occidente, ma in effetti è uno stupore che
emerge più dal mancato polso del paese reale che dalla reale incongruenza
del risultato con lo stato del paese stesso.
L’Italia è un paese profondamente segnato dalla presenza di Berlusconi,
è abbastanza normale che esista uno zoccolo duro di elettori forgiati
a sua immagine e somiglianza.
I movimenti interni allo schieramento polista hanno segnalato l’insofferenza
degli italiani di destra pensanti, che hanno ritenuto intollerabile votare ancora
per il partito dei Bondi, dei Cicchitto, Ghedini, Taormina e di tutti gli altri
a libro-paga del padrone di Arcore e hanno privilegiato l’UDC, non troppo meno
servile. Pochi sono emigrati allo schieramento concorrente e pochi di quanti
gli consegnarono il voto in precedenza si sono astenuti.
Più di un italiano su cinque ha votato però, ancora una volta,
il partito di plastica e televisione, mostrando di credere all’ultima bordata
di balle, scorrettezze e calunnie che Berlusconi ha rovesciato sugli ultimi
quindici giorni di campagna. Questo è il capitale umano che permette
a Berlusconi di definirsi il partito più votato (un vero one man party)
e far finta di non aver perso.
Quanto possa diventare ridicola la politica in Italia, da che è apparso
Berlusconi, è una misura che si allontana da noi mentre cerchiamo inutilmente
di afferrarla.
Nel nostro paese il 20% della popolazione è analfabeta, un altro 20%
è analfabeta funzionale, che vuol dire che anche se per una incredibile
coincidenza uno di questi leggesse un articolo di giornale, non lo capirebbe
a causa di un deficit di istruzione. Lungi dal sostenere che gli elettori di
Forza Italia siano degli svantaggiati, non è difficile supporre che molti
tra questi traggano la loro informazione esclusivamente dalla televisione e
che molti di loro rifuggano per di più i dibattiti televisivi. Probabilmente
rifuggono anche i sondaggi più degli elettori di sinistra, ciò
spiegherebbe meglio la loro scarsa tracciabilità a mezzo sondaggi, rispetto
alla teoria del "si vergognano a confessare il loro voto".
Così, se AN e Lega Nord possono contare su un elettorato fidelizzato
e ben definito, quanto evidentemente non dilatabile, Silvio Berlusconi può
sicuramente contare su una parte della popolazione italiana sedotta dalla sua
immagine e dagli attestati di stima che promanano dalle sue televisioni e dai
suoi camerieri nell’informazione. Per loro, solo per i loro occhi, Berlusconi
ha offerto l’abolizione dell’ICI nell’ultimo confronto con Prodi, la cancellazione
della tassa sui rifiuti, la Carta d’oro per i vecchietti e via delirando; se
la campagna fosse durata un’altra settimana Berlusconi avrebbe raddoppiato le
promesse di spesa, che si sono arrestate alla modica cifra di quaranta miliardi
di euro (più di ottantamila miliardi del vecchio conio), che non ci sono.
L’Italia di Wanna Marchi, quella che ingrassa maghi e stregoni, ha votato sicuramente
compatta per il grande illusionista. Insieme a questi Berlusconi ha raccolto
i voti di quei piccoli imprenditori (una volta li chiamavano bottegai) che lavorano
troppo per rendersi conto di quel che succede, per i quali ha montato l’irruzione
al convegno di Confindustria. Il Polo ancora una volta ha fatto man bassa di
voti tra quegli italiani che hanno paura dello straniero, sentono la minaccia
islamica, non sopportano i drogati e gli omosessuali, credono davvero che in
Italia esistano i comunisti, credono che lo Stato voglia la loro roba, roba
che vogliono difendere anche a costo di sparare ai ladruncoli.
Accanto a Berlusconi c’erano tutti i reazionari italiani al completo, dal crociato
Presidente del Senato al pastore tedesco, che ha persino infranto il bon ton
istituzionale invitando a votare per la destra. Unica assente Confindustria,
già utilmente riposizionata con i presunti vincitori. La buona notizia
è che questa Italia per la prima volta è andata davvero in minoranza,
e che un’altra metà del paese si è coagulata attorno alla proposta
alternativa, ben oltre quanto la qualità della stessa facesse ritenere.
Sono corsi al voto più di due milioni di italiani che avevano disertato
le elezioni precedenti, che hanno votato contro il pericolo mortale che altri
cinque anni di Berlusconi avrebbero rappresentato per lìItalia. Una grande
prova in un paese storicamente sdraiato a destra sotto le insegne della bandiera
bianca ( …bandiera bianca la vogliamo? No! Perché è il
simbolo dell’ignoranza…), che ha potuto contare sulla complicità
di quegli italiani calpesti e derisi che all’estero sono immuni dalle
suggestioni di Mediaset e che sono risultati decisivi per sconfiggere questa
vergogna.
Con la consueta eleganza l’uomo che si trucca e mette i tacchi è apparso
sugli schermi a dire che non aveva vinto nessuno, anzi, aveva vinto lui perché
c’erano i brogli; anzi, era meglio che Prodi, l’utile idiota delle sinistre,
governasse con lui. Ha sparato il governissimo, al quale sarebbe impossibile
legiferare contro i suoi interessi, e i camerieri si sono accodati. Svaniti
i brogli ci ha provato Tremaglia, il ministro degli italiani all’estero, che
aveva fatto campagna in giro per il mondo a spese nostre, che ha finito per
dichiarare che le elezioni all’estero erano da rifare perché lui e i
suoi le avevano organizzate male; c’è da capirlo, nella casa delle libertà
lo hanno liberamente coperto di insulti per aver voluto il voto dei traditori
espatriati.
Poi è apparso un altro caratterista, una volta Ministro delle Riforme
e Saggio di Lorenzago, ove nella baita avrebbe partorito la Nuova Costituzione
che dovremmo radere al suolo con il prossimo referendum. Calderoli è
un kamikaze, lo testimonia la premessa alla sua interpretazione della legge
allo scopo di ridurre i voti ai concorrenti, con la quale ha avuto il coraggio
di dire che il suo era un parere pro veritate, e di più non dimandare…
Calderoli come fonte del diritto è il fondo del fondo e nemmeno questo
ci è stato risparmiato, anche se poi Berlusconi ha detto in pochi giorni
che Prodi doveva fare un governo di coalizione; o dare la presidenza di una
Camera al centrodestra, o nominare presidente il suo primo maggiordomo, Gianni
Letta.
Fortunatamente sembra che queste avances siano state giustamente rispedite
al mittente con indignazione, anche se non con granitica compattezza, e che
Prodi si appresti a formare il suo governo. La robusta affermazione di quella
che viene assurdamente definita sinistra radicale e l’accorrere al voto di qualche
milione di persone per nulla interessate al cuneo fiscale e serenamente indifferenti
alle tasse sui Bot e sui guadagni da capitale, dovrebbe illuminare la direzione.
Lo spavento corso per la conclusione al fotofinish dovrebbe indicare un altro
ordine di priorità, cioè la veloce promulgazione di leggi sulla
raccolta pubblicitaria, sul controllo dei media e sui reati economici e fiscali.
Gli unici temi comprensibili della compagna di Prodi – il precariato e l’istruzione
– sono quelli sui quali si giocherà la fidelizzazione dei voti frutto
della mobilitazione civile contro Berlusconi, che non potranno essere sostituiti
tanto facilmente pescando nel campo avverso con esche quali la legalità
o il riformismo, formule vuote di scuola diessina dal logoro appeal.
Se Prodi prenderà la direzione dettata da Confindustria, è facile
intuire che si alienerà questo capitale di voti e, per quanto possa durare
il suo governo, il centrosinistra non avrà nessuna speranza nel prossimo
scontro elettorale, per quanto possa durare lo stesso Prodi.
Già troppi parlano di privatizzazioni e liberalizzazioni, quando è
ormai chiaro che si tratti di una ricetta fallimentare, almeno come vorrebbero
applicarla i liberisti in auge. Se vorrà liberalizzare Prodi potrà
utilmente esercitarsi nel contrastare i monopoli e le rendite di posizione che
paralizzano il paese e sui monopoli, in particolare su quelli tariffari; esercizio
in grado di liberare capitali enormi e di erodere poteri per nulla trasparenti.
I temi economici dovranno cedere il passo a un’opera decisa di civilizzazione
del paese, che porti almeno parzialmente a colmare il divario che separa l’Italia
dai paesi più all’avanguardia in Europa nella protezione sociale, nell’istruzione
e nel funzionamento della macchina pubblica. Prodi dovrà riuscire a liberare
le energie più positive del paese, a dare loro delle opportunità,
perché per affrontare il futuro occorre un deciso salto culturale di
tutto il paese; niente che abbia a che fare con il cuneo fiscale o con le balle
di Berlusconi.

