UNA DISFATTA CHIAMATA AFGHANISTAN
di Raffaele Matteotti

In Afghanistan le cose vanno di male in peggio. George W. Bush aveva dichiarato
che la guerra afgana era vinta nel lontano 2001, ma dopo quattro anni la guerra
continua. Gli Stati Uniti, oltre alla guerra in Afghanistan, in realtà
hanno perso anche la guerra alla droga, iniziata da Reagan e persa definitivamente
da Bush junior.
La "War on drugs" è stata un’antesignana della war
on terror, uno strumento molto simile attraverso il quale gli USA legittimavano
il loro intervento in altri paesi sul presupposto di una "guerra"
a un fenomeno e sulla pretesa che questo potesse essere contenuto o sconfitto
con la forza delle armi.
Come la lotta al terrorismo, la War on drugs ha assorbito miliardi di
dollari dei contribuenti americani negli ultimi venti anni per ottenere risultati
prossimi allo zero. L’unico risultato evidente è rappresentato dal Plan
Colombia, un’operazione americana grazie alla quale il paese latinoamericano
è stato devastato senza alcuna conseguenza sulla produzione di stupefacenti.
Negli anni del Plan Colombia, infatti, la produzione colombiana di cocaina
è rimasta sempre al di sopra delle 100.000 tonnellate annue e l’unico
risultato della politica americana è stata una riconfigurazione dello
schema produttivo, una volta affidato ai narcos del cartello di Medellin ed
ora gestito attraverso l’integrazione verticale delle forze guerrigliere: quelle
di ispirazione di sinistra curano le piantagioni, quelle ispirate alla destra
le trasformano e vendono il prodotto.
Allo stesso modo la War on drugs ha fallito in Afghanistan, dove la
War on terror ha portato la produzione afgana di oppio dallo zero dell’epoca
talebana, al record produttivo di sempre raggiunto due anni fa. Un particolare
rivelatore è stato l’entusiasmo internazionale per il calo produttivo
dell’ultimo anno, che è stato visto come un successo politico mentre
era una semplice contrazione volontaria dell’offerta, dopo che la saturazione
del mercato aveva provocato la caduta del prezzo dell’oppio.
In Afghanistan gli USA stanno quindi perdendo due guerre, non solamente quella
al terrore, ma anche quella alla droga.
La dimostrazione sta nei fatti, che ci dicono come non ci sia alcuna svolta
all’orizzonte, come in Afghanistan la guerriglia sia più forte che mai
e come la produzione di oppio proceda indisturbata.
Il governo Karzai ha deciso che procederà alla eradicazione delle coltivazioni
di oppio per la prima volta dall’invasione, ma si tratta solamente di un annuncio.
La forza multinazionale non parteciperà alla campagna contro l’oppio,
i militari inviati in Afghanistan ci tengono a dissociarsi dalla politica del
governo. Il Colonnello Gordon Messenger, comandante delle forze britanniche
nella regione di Helmand, ha dichiarato: "Noi non dovremmo essere neanche
nelle stesse aree interessate all’eradicazione. Il problema è che in
quelle zone dovremmo poter tornare con le forze afgane". L’opinione degli
inglesi è quindi che i militari britannici non debbano essere coinvolti,
nemmeno sostenendo le forze afgane, per non incorrere in rappresaglie e in future
ostilità.
Anche le forze afgane, però, dissentono dal loro governo: il capo della
polizia di Helmand, Lashkar Gar, dice che sarebbe un grosso errore colpire le
coltivazioni "perchè la popolazione non ha altro e si arrabbierà".
Il tenente Shabaz Ali, del terzo battaglione dell’esercito afgano, dice che
"i contadini si rivolteranno contro noi e gli inglesi. Sono armati e capaci
di combattere".
Le truppe britanniche si stanno quindi preparando a subire attacchi, una situazione
decisamente incompatibile con qualsiasi pretesa di "vittoria".
Non c’è da stupirsi; il governo di Kabul governa per modo di dire, la
Costituzione è fintamente democratica, accogliendo di fatto la Sharia
come fonte giuridica. Karzai controlla a fatica Kabul (è infatti soprannominato
"il sindaco di Kabul") e il governo non ha alcun controllo reale sul
Paese, come dimostra il recente caso del convertito al cristianesimo condannato
a morte, che forse sfuggirà alla condanna grazie ad un escamotage inventato
per andare incontro alle pressioni internazionali, non certo perché il
governo ed il diritto afgano tutelino la libertà di culto.
In Afghanistan è primavera, e i talebani hanno ripreso le operazioni
belliche con un’intensità mai vista. Il disimpegno americano ha consegnato
la patata bollente nelle mani della missione ISAF. Gli americani hanno ridotto
gli effettivi in Afghanistan e unificato il comando della loro missione Enduring
Freedom alla NATO, almeno formalmente.
In realtà i soldati americani sono stati rimpiazzati da truppe europee,
mentre il controllo strategico rimane saldamente in mani USA, a prescindere
dal comando formale. Gli strateghi americani hanno scelto di procedere ad una
violenta offensiva nella zona di Shawal, roccaforte naturale a cavallo della
linea Durand, che separa Afghanistan e Pakistan. Dall’altra parte del confine,
l’esercito pachistano ha già perso il controllo della regione del Waziristan,
dichiarata dai Pashtun talebani "emirato indipendente"; il denaro
ricavato dall’oppio afgano ha contribuito ad armare i talebani afgani come quelli
waziri e quelli baloci, gettando il Pakistan sull’orlo di una guerra civile.
Solo in Waziristan il governo pachistano ha ammesso 50 perdite negli ultimi
scontri, mentre osservatori indipendenti hanno fissato questo numero a 800.
In Afghanistan invece aumentano gli attentati e gli attacchi talebani, mentre
il governo non riesce nemmeno nel previsto disarmo delle milizie dei mujaheddin,
da tempo accusati di aver instaurato veri e propri feudi nelle province affidate
al loro controllo.
Con l’invasione dell’Afghanistan gli USA stanno perdendo due guerre; due guerre
fondate su una pretesa insostenibile, cioè quella per la quale fenomeni
sociali come la diffusione della droga o del fanatismo islamico si possano sconfiggere
invadendo fisicamente invadendo qualche regione del mondo con la forza delle
armi. Una considerazione che molti avevano riconosciuto come infondata, posto
che fare la guerra a un fenomeno impiegando i bombardieri è assolutamente
incongruo e accertato che i fenomeni sociali non sono circoscrivibili a un’area
geografica o a una capitale da occupare.
L’ottusa stupidità ontologica dell’amministrazione USA viene confermata
dalla storia e negli esiti dei suoi piani; dopo aver speso miliardi di dollari
e provocato centinaia di migliaia di morti, il terrorismo è più
diffuso che mai, Afghanistan e Iraq sono fuori controllo come non mai e la diffusione
delle terribili droghe non è mai stata tanto amplia. Missione compiuta?

