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25 Marzo 2017
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Il terrorismo contro Cuba

A cura di Fabrizio Casari

Posada, cronologia di un criminale

Posada, cronologia di un criminale

di Fabrizio Casari

Si fa chiamare "Bambi", si atteggia a patriota, s'inventa scrittore e perseguitato politico. Ma il profilo di Luis Posada Carriles, terrorista, agente della CIA con l'hobby del tritolo, racconta di una coerenza assoluta al servizio dell'orrore. Ordigni, attentati, torture e cospirazioni sono la cifra della sua esistenza. Un prodotto di laboratorio creato allo scopo di uccidere. Un esempio vivente del prototipo del freedom fighters di reaganiana memoria. Ma proviamo a descrivere nel dettaglio le tappe fondamentali della vita di questo terrorista amico della Casa Bianca la cui sorte è ora in mano alla famiglia Bush.

Nel 1943 inizia a Cienfuegos, sua città natale, un commercio di fertilizzanti chimici per l'industria zuccheriera.

Nel 1954 vende il suo magazzino e si trasferisce a La Habana dove intraprende relazioni con politici vicini al dittatore Fulgencio Batista.

Tra il 1955-1957 ha un contratto come impiegato di fiducia nella multinazionale nordamericana Firestone. Viaggia spesso come rappresentante della compagnia Firestone per l'America Latina e mantiene frequenti contatti con l'FBI. E' un collaboratore segreto della polizia durante la dittatura batistiana.

Nel 1959 si lega ai gruppi controrivoluzionari cubani che compiono diversi sabotaggi nell'isola e nel 1960 chiede asilo all'ambasciata d'Argentina nella capitale cubana, sostenendo essere un perseguitato politico.

Il 25 Febbraio 1961 viaggia con un salvacondotto a Miami. Una settimana dopo s'arruola per ordine della CIA nelle organizzazioni controrivoluzionarie che si preparano all'invasione di Playa Girón.

Tra il Marzo e l'Aprile dl 1961 si qualifica come istruttore degli elementi che in Guatemala si preparano ad integrare le squadre d'infiltrazione e sabotaggio nel territorio cubano alla Baia dei Porci, ma evita di partecipare direttamente all'invasione.

Nel 1961-1962 è negli Stati Uniti, dove aderisce all'organizzazione terroristica anticubana Movimiento Nacionalista Cubano (M.N.C.)

Nel 1963 è coinvolto, insieme ad altri emigrati cubani, nell'assassinio del presidente John F. Kennedy, a Dallas. Arruolato col grado di tenente dell'esercito statunitense, viene addestrato come ranger nella base militare di Fort Benning (Georgia), specializzandosi in strategie contro-insurrezione, raid navali e tecniche d'uso di esplosivi.
Insieme ad un altro anticastrista agente della CIA, José Benítez Grass, impartisce corsi di navigazione marittima in qualità di agente ufficiale dell'organismo d'intelligence.

Nel 1964 viene collocato dalla CIA in un accampamento di Tampa, in Florida, per addestrare mercenari da infiltrare a Cuba; incarico dovuto alla sua conoscenza ed esperienza in esplosivi.

Nel 1965 un memoriale declassificato dalla CIA localizza Posada Carriles in compagnia di Jorge Más Canosa (presidente di quella che sarà la Fnca) a Veracruz, in Messico, nel tentativo di far esplodere nel locale porto una nave sovietica.

Nell'Ottobre del 1967 la CIA trasferisce Posada Carriles in Venezuela, per "utilizzarlo" come parte dell'ininterrotta ostilità contro Cuba. In seguito entra a far parte della "Dirección de los Servicios de Inteligencia y Prevención (DISIP). Sotto lo pseudonimo di "Commisario Basilio" partecipa alla repressione dei gruppi progressisti venezuelani e latinoamericani.

Tra il 1967 e il 1976 lavora simultaneamente su commissione della CIA per i servizi segreti di Venezuela, Guatemala, El Salvador, Cile e Argentina.

Nel 1971 organizza un tentativo di assassinio del Comandante Fidel Castro, approfittando di un viaggio del leader cubano in Cile, Perú ed Ecuador.

Il 21 Gennaio 1974 é implicato nella collocazione di ordigni esplosivi nelle ambasciate cubane d'Argentina, Perù e Messico.

Nel luglio del 1974 invia lettere e libri esplosivi a vari consolati di Cuba in America Latina e il 7 novembre dello stesso anno colloca bombe nell'Istituto di Studi Brasiliani e nell'Ambasciata di Bolivia in Ecuador.

Nel Giugno del 1975 crea a Caracas la "Empresa de Investigaciones Comerciales e Industriales CA" (ICICA), che lui stesso dirige ed utilizza come facciata per le sue attività terroristiche in vari paesi della regione.

Nel 1976 fonda, insieme a Orlando Bosch, suo socio, il "Comité de Organizaciones Revolucionarias Unidas" (CORU).

Il 22 Aprile 1976 è coinvolto nella detonazione di una bomba contro l'Ambasciata di Cuba in Portogallo, circostanza in cui perdono la vita due funzionari diplomatici cubani.

Il 1°Luglio 1976 colloca una bomba nel "Centro Cultural Costa Rica-Cuba", in Costa Rica.

Il 9 Luglio 1976 colloca una bomba nell'equipaggiamento di volo della Cubana de Aviación in Giamaica e il 10 Luglio 1976 colloca una bomba nella sede della stessa linea aerea nelle Barbados.

Il giorno 11 Luglio 1976 è il turno della bomba negli uffici dell'Air Panamá, in Colombia.

Il 4 Ottobre 1976 il CORU rivendica di aver collocato una bomba contro un canale televisivo a San Juan de Puerto Rico, mentre si proiettava il film cubano "La Nueva Escuela".

Il 6 Ottobre 1976 Luis Posada Carriles viene identificato come principale pianificatore e autore intellettuale, insieme a Orlando Bosch Ávila, dell'attentato contro un aereo cubano, in volo sopra le coste delle Barbados, dove perdono la vita 73 passeggeri. Viene incarcerato con Orlando Bosch a Caracas e sottoposto a processo insieme a Hernán Ricardo e Freddy Lugo, autori materiali dell'attentato.

Tra il 1976 e il 1985 Posada Carriles é detenuto in un carcere venezuelano in attesa del fallimento di un processo giudiziario artatamente portato per le lunghe.

Il 18 Agosto 1985, durante un cambio della guardia, Posada, vestito con una giacca nera, esce dalla porta secondaria della prigione. Dopo 15 giorni a Caracas, viene trasferito ad Aruba, su di un peschereccio adibito alla raccolta dei gamberi. Da lì vola su un aereo privato in Costa Rica e successivamente a El Salvador. Tutte le operazioni sono finanziate dalla Fundación Nacional Cubano Americana e indirettamente dalla CIA. Subito dopo si unisce al gruppo che organizza i rifornimenti alla controrivoluzione nicaraguense dalla base area di Ilopango, in El Salvador. Forma parte della rete di traffico di armi controllata a Washington dal Tenente colonnello dei marines Oliver North, responsabile della sicurezza interna dell'allora presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan.

Nell'Ottobre del 1986, allo scatenarsi dello scandalo Iran-Contras si lega ad un gruppo di istruttori venezuelani che addestrano la polizia salvadoreña in tecniche di contro-guerriglia e d'interrogatorio.

Nel 1988, Posada si trasferisce in Guatemala, dove lavora come consulente per la sicurezza per la Empresa de Teléfonos del Guatemala (GUATEL).

Nel 1992 la Fundación Nacional Cubano Americana crea una "commissione di sicurezza" o "ala militare", incaricata di preparare ed eseguire azioni terroristiche contro Cuba ed i suoi principali leaders. Nel corso degli anni il gruppo è presieduto da diversi direttori come: Alberto Hernández, Luis Zúñiga Rey, Horacio García, Roberto Martín Pérez e Francisco José Hernández, attuale presidente della FNCA. A queste attività partecipano operativamente Guillermo e Ignacio Novo Sampoll e Luis Posada Carriles.

Nel 1993 il gruppo terrorista della FNCA adotta il nome ufficiale di "Frente Nacional Cubano".

Nel 1994 Posada Carriles si reca a Cartagena delle Indie, Colombia, dove organizza un attentato, peraltro fallito, contro Fidel Castro, mentre percorreva il centro storico della città in compagnia del Premio Nobel per la Letteratura, Gabriel García Márquez.

Tra il 1994 e il 1997 Posada si dedica a reclutare una rete di mercenari in differenti paesi centroamericani, per eseguire attentati terroristici contro diversi obiettivi in territorio cubano, specialmente nel settore turistico. In uno di questi attentati, una bomba collocata nella hall dell'Hotel Copacabana da un mercenario salvadoregno ingaggiato da Posada, uccide l'imprenditore italiano Fabio Di Celmo.

Il 12 e 13 Luglio 1998, Luis Posada Carriles, in un'intervista con il quotidiano The New York Times, si attribuisce la paternità degli attacchi con bombe a istallazioni turistiche cubane, affermando che sono finanziati dalla Fondazione Nazionale Cubano Americana (FNCA).

Il 5 Novembre 2000 Posada arriva a Panama con un passaporto salvadoregno intestato a Franco Rodríguez Mena, (uno dei suoi tanti alias) per organizzare un attentato con esplosivo nell'Aula Magna dell'Università Nazionale, dove avrebbe dovuto parlare Fidel Castro. Il lider cubano, allertato dai suoi servizi di sicurezza, informa privatamente e pubblicamente le autorità panamensi della programmazione dell'attentato e di chi lo sta organizzando. Ed è così che pochi giorni dopo, il 17 Novembre, Posada Carries viene arrestato dalle autorità panamensi insieme a Gaspar Jiménez Escobedo, Pedro Remón e Guillermo Novo Sampoll.

Il 20 Aprile 2004 gli imputati dell'attentato alle Barbados vengono condannati a pene tra gli otto e i quattro anni di carcere.

Il 26 Agosto 2004, l'allora presidentessa di Panama, Mireya Moscoso, concede l'indulgenza ai quattro terroristi. La notte stessa, adottando misure di massima sicurezza, i quattro vengono prelevati dalla prigione "El Renacer" e condotti all'aeroporto di Albrook, dove montano su un piccolo velivolo, fino all'aeroporto di Tocumen. Da lì montano su un jet privato che decolla rapidamente per l'Honduras, dove viene scaricato Posada Carriles, mentre gli altri proseguono il volo fino a Miami, Stati Uniti, accolti all'aereoporto da funzionari festanti della Fnca.

Il 16 Marzo 2005. "Bambi" arriva a Cancùn proveniente dal Belize e, subito dopo, si trasferisce a Isla Mujeres, per poi (secondo la tesi dell'Intelligence cubana) raggiungere la Florida a bordo dello yacht privato "Santrina" .

Il 17 Maggio 2005, "Bambi" appare in televisione vestito in completo di lino chiaro e cravatta, mentre si accinge a rilasciare una conferenza stampa (effettuata in località segreta alle 12:00 p.m. ora locale) quando già su internet appare un'intervista rilasciata ai cronisti del Miami Herald Oscar Corrales e Alfonso Charly, si dice addirittura una settimana prima, dove dichiara spudoratamente: "Nessuno mi ha mai visto confezionare una bomba. La bomba all'Hotel Copacabana era molto piccola, doveva solo far esplodere delle vetrate, l'italiano era a 40 metri di distanza, fu cattiva sorte. Sospetto che i cubani stessi lo abbiano ucciso perché non avrebbe potuto morire per una ferita così leggera." Parla come un pugile suonato, pronuncia articolando in maniera molto gutturale e disarticolata. "è un "Frankestein" creato dai servizi segreti" dicono di lui molti giornalisti americani scandalizzati da tanto plateale cinismo.

Poco più tardi, alle 01:20 p.m. (ora di Miami) il Dipartimento di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti rende noto che Posada Carriles è stato già preso in consegna dagli agenti federali e trasferito in elicottero presso una località segreta, dove verrà esaminata la sua situazione immigratoria. Il comunicato delle autorità precisa inoltre che il terrorista non verrà consegnato né al governo cubano, né tantomeno a governi di altri paesi latinoamericani che agiscano in alleanza, a nome o in sinergia con tale nazione, alludendo chiaramente al Venezuela.

Di Orlando Bosch nessuna menzione, rimane per ora ben coperto e riparato, mentre l'indesiderato ospite viene trasferito prima in una casa in Luisiana, poi in un centro correzionale del Texas. Il suo avvocato, Eduardo Soto, sostiene che Posada dovrà essere liberato e persino decorato in quanto "soldato degli Stati Uniti" per i cui interessi "ha lavorato per quaranta anni". Il Venezuela, come Cuba e le organizzazioni per i diritti civili, chiedono invece che sia estradato a Caracas e processato per terrorismo e stragi. Il National Security Archivie lo definisce il Bin Ladin delle Americhe. Per la comunità cubana di Miami legata alla Fnca, è un buon patriota.

 

La belva e i suoi sponsors

La belva e i suoi sponsors

di Fabrizio Casari

La guerra al terrorismo è ormai una coperta corta per l'Amministrazione Bush. In suo nome continuano massacri, torture, guerre e occupazioni militari con annessi controlli dei pozzi del greggio; ma, a ben vedere, basta spostarsi di emisfero e la crociata assume tutt'altro significato e nasconde ben altre magagne. Perché il terrorismo, per la Casa Bianca, risulta essere sempre più chiaramente un involucro ideologico al cui interno vengono collocate le politiche, gli uomini ed i paesi che non obbediscono a Washington, mentre al di fuori restano tutti i protagonisti che risultano utili, quando non friendly.

Succede così che il terrorismo ha una doppia veste: quella di nemico dell'umanità in alcuni casi, quella di aiuto per la "democrazia" in altri. Uno degli esempi più lampanti di questo doppiopesismo è l'aiuto spudorato al terrorismo contro Cuba.

Per gli Usa, va detto, Cuba non è un paese, non è nemmeno un sistema sociopolitico: è una ossessione, un incubo, è il fantasma della sua incapacità a governare la sua area strategica mentre pretende di governare il mondo. Cuba è anche la sfida che gli Usa hanno sempre perso dal 1959 ad oggi; la rappresentazione della loro impotenza, pur se accompagnata da tutta la prepotenza di cui l'impero è capace.

Contro Cuba, la sua leadership, il suo sistema, gli Stati Uniti non hanno lesinato sforzi; hanno costruito politiche ad hoc, azioni diplomatiche e militari, attività di spionaggio e covert action, senza badare tanto per il sottile. E dove non potevano o non riuscivano ad arrivare direttamente, hanno delegato - con discreta autonomia - ai gruppi terroristici dei cubanoamericani stanziati in Florida.

Decine di organizzazioni politico-economico-militari, in qualche modo accentratesi nella Fondazione Nazionale Cubano Americana (FNCA), hanno ricevuto dal governo di Washington aiuto economico, appoggi politici e addestramento militare, oltre ad un comodo e sicuro rifugio in Florida, nella patria della "lotta al terrorismo".
Non sempre è stato facile: i cubani non stanno con le mani in mano, sanno difendersi e non attendono a bocca aperta le azioni terroristiche che dalla Florida nascono e che verso Cuba sono dirette. Per giunta, negli ultimi mesi, a risollevare la questione dell'appoggio statunitense al terrorismo cubanoamericano e a complicare le cose per Washington, è arrivata la lingua troppo lunga del leader riconosciuto del terrorismo cubanoamericano: Luis Posada Carriles.

Uomo completamente privo di decenza, il "Bin Ladin delle Americhe", come lo definisce il National Security Archive, non è riuscito a rientrare nel silenzio semiclandestino della sua attività. Graziato dalla presidente panamense Mireya Moscoso mentre ancora era in corso a Panama il giudizio per tentata strage, episodio ultimo delle sue gesta bombarole, appena rientrato a Miami è stato arrestato per immigrazione clandestina, giacché era tornato a casa rientrando clandestinamente via Messico ed El Salvador, dove si era rifugiato immediatamente dopo la sua scarcerazione. Il Governo del Venezuela ne ha chiesto immediatamente l'estradizione, visti i crimini di cui deve rispondere alle autorità di Caracas.

Gli Stati Uniti non possono permettersi Posada davanti ad un giudice degno di tale titolo: messo davanti alla prospettiva del carcere il boia, vanitoso come una starlette, potrebbe parlare e gli Stati Uniti vedrebbero raccontare segreti delle loro attività terroristiche poco consone al ruolo di "baluardo contro il terrorismo" che si sono autonomamente assegnati. Hanno quindi rifiutato l'estradizione in Venezuela adducendo come motivazione il timore che a Caracas "potrebbe essere torturato".

Ovviamente Caracas non è Abu Ghraib, il governo bolivariano non tortura e Chavez non è Bush, quindi la motivazione è priva di senso. Ma per sgombrare il campo da ipotesi che vorrebbero la richiesta di estradizione come un gesto politico di Chavez, basterebbe ricordare che su Posada pende un mandato di cattura internazionale emesso dal Venezuela dell'allora presidente democristiano Carlos Andrès Perez, che fu uno dei migliori amici di Washington nel Cono Sud.

Dalle carceri venezuelane, infatti, dove si trovava per un attentato nel 1976, dopo aver lavorato per i suoi Servizi (Disip), era fuggito nel 1985 grazie ad una operazione finanziata dalla Fnca. Storie non recentissime, dunque, che però si sommano ad altre più recenti. Proprio a Caracas, secondo un rapporto del FBI del 1976, recentemente declassificato, Posada - che allora lavorava appunto per la Direzione dei Servizi di Sicurezza e Prevenzione (DISIP) del Venezuela - partecipò insieme al suo compare Orlando Bosh a due riunioni, dove si pianificò l'attentato che nel 1976 fece esplodere in volo sui cieli delle Barbados l'aereo della Cubana de Aviacìòn, con un saldo di 73 morti .

In ogni caso, Washington è obbligata a procedere contro Posada dagli accordi internazionali firmati con il Venezuela, particolarmente con il Trattato di Montreal del 1976, che obbliga al giudizio o all'estradizione verso il paese vittima di ogni imputato per crimini ai danni delle rispettive aviazioni civili. Non consegnare Posada alle autorità venezuelane significherebbe violare il Trattato e costituirebbe un precedente al quale tutti potrebbero adeguarsi. Significa cioè che un qualunque terrorista accusato dagli Stati Uniti per crimini contro la sua aviazione civile, se riparasse in Venezuela o in qualunque altro paese, potrebbe non essere estradabile negli Usa, visto che essi stessi hanno deciso di non rispettare il Trattato.

UN SOLDATO DI WASHINGTON

Certo, Bush immediatamente dopo l'undici settembre disse che gli Usa avrebbero "considerato alla stessa stregua i terroristi e quelli che li ospitano"; ma si sa, quello che per gli altri è reato, per gli Usa diventa "sicurezza nazionale". La verità è che il debito che gli Stati Uniti hanno nei confronti dell'ex agente Cia, che ha cosparso di morti ed attentati tutto il continente americano, non è di quelli che si può scegliere di non pagare. Bisognerebbe intanto chiedersi perché un uomo accusato di crimini terroristici e reo confesso di attentati ed assassinii trova naturale vivere a Miami.

Sì, perché la presenza a Miami di Luis Posada Carriles, detto "Bambi", bombarolo cubanoamericano di 76 anni, di professione chimico, di mestiere terrorista, non è certo una novità: i suoi legami con la Fnca, s'intrecciano con quelli del suo padrone, la Cia. Da Miami a San Salvador, da Tegucigalpa a Città del Guatemala, alle altre capitali dell'istmo, il terrorista viaggiatore è stato utile a tutti: in primo luogo però alla Cia, dalla quale venne addestrato a Fort Benning, in Georgia e a Tampa, in Florida, dove apprese tecniche di intelligence e di uso di esplosivi.

Coinvolto nelle operazioni Cia in Nicaragua, Posada fu anche l'organizzatore dell'assassinio dell'ex ministro degli Esteri cileno Orlando Letelier, saltato in aria a Washington grazie ad una bomba sistemata sotto la sua auto. Per raccontare al mondo le sue gesta, il vanitoso bombarolo decise di scrivere un libro, "Il cammino del guerriero", destinato ad accrescere il suo ruolo, nell'ambizione di diventare il numero uno della comunità cubanoamericana.

Ma tra i tanti suoi crimini Posada ha sulla coscienza anche l'uccisione del turista italiano Fabio Di Celmo, vittima di una bomba collocata nell'hotel Copacabana a La Habana nel 1997. Dell'assassinio del giovane imprenditore italiano Posada è reo confesso, avendo riconosciuto la sua responsabilità nell'atto terroristico eseguito dal salvadoregno Cruz in una intervista al New York Times. In proposito, con cinismo degno di lui, disse che Fabio Di Celmo era solo "l'uomo sbagliato nel posto sbagliato" e che dunque la sua morte non lo angosciava, anzi, dormiva "sereno come un bambino".

Ora però, la situazione si presenta diversa perché Posada, fuggito dal processo di Panama, ha chiesto asilo politico negli Usa. A Panama era sotto processo perché, tanto per cambiare, Posada aveva organizzato un attentato contro Fidel Castro. Il piano era semplice quanto criminale: 15 kg di C-4 da piazzare nell'auditorio universitario dove Fidel avrebbe tenuto un incontro con gli studenti universitari. Se fosse riuscito, l'attentato avrebbe procurato centinaia di vittime. I servizi di sicurezza cubani avevano avvertito le autorità panamensi che avevano arrestato Posada ed i suoi tre complici.

Ma quando ancora il processo per il possesso di esplosivi e attività terroristica era in corso, la ex presidente Mireya Moscoso decise di amnistiarli e li fece fuggire alla volta di Miami, dove poi li ha seguiti una volta cacciata dal voto popolare. La Moscoso, stabilendosi a Miami, ha anche evitato il suo possibile arresto, in seguito alle accuse della procura di Panama City di appropriazione indebita, malversazioni e fondi neri, per un importo di 400 milioni di dollari, tra i quali certamente figurano quelli pagati dalla Fnca di Miami per liberare Posada ed i suoi soci. Se da una parte gli Usa non possono quindi dire no ad un loro fedele alleato, dall'altro é chiaro che la concessione dello status di rifugiato al terrorista cubano creerebbe non pochi problemi all'Amministrazione Bush: difficile davvero proporre Posada come perseguitato in cerca d'asilo.

Certo, se la questione fosse solo di ordine etico-giuridico, Washington non ci penserebbe due volte a concedere la libertà a Posada Carriles, come fece Bush padre per Orlando Bosh, l'altro terrorista cubanoamericano che con Posada organizzò l'esplosione in volo di un aereo cubano nei cieli delle Barbados nel 1976. Comunque gli amici della Fnca si sono premuniti di fornire la migliore assistenza legale possibile al loro killer. Il Miami Herald del 29 Aprile 2005, informava che, di fronte alla reiterata richiesta di estradizione venezuelana, nella schiera di avvocati di Posada figurava anche Kendall Coffey, ex procuratore di Miami e capo dello staff di avvocati che cercò di mantenere sequestrato Elian Gonzalez, il bambino cubano poi restituito a suo padre dagli Usa per volontà dell'allora Ministro della Giustizia dell'Amministrazione Clinton, Janet Reno. L'Herald affermava che la richiesta di asilo era stata inoltrata al Dipartimento per l'immigrazione e che dai circoli più vicini a Bush era stata accolta con grande imbarazzo.

GLI SFORZI DELLA FAMIGLIA BUSH

Per spiegare l'imbarazzo dell'attuale inquilino della Casa Bianca nel caso di Posada Carriles si deve fare riferimento ai vincoli solidissimi che suo padre, George Bush, ebbe con la mafia cubana arruolata dalla Cia. Se si torna con la memoria indietro di trenta anni, si scopre che l'allora direttore generale della Cia, George Bush, in seguito vicepresidente con Reagan e quindi presidente Usa dal 1990, intratteneva rapporti strettissimi proprio con Posada, Bosh ed altri figuri della stessa risma. Va ricordato che era stata la Cia a fornire il C-4, l'esplosivo utilizzato negli attentati in Portogallo, Messico, Canada, Giamaica, Venezuela, Spagna o alla sede diplomatica cubana presso l'Onu a New York, colpita il 6 giugno del 1986.

E' bene quindi che non parlino Posada Carriles e Bosch, visto che conoscono molti dettagli sull'assassinio di Orlando Letelier a Washington. Essi, come pure Dionisio Suárez e Virgilio Paz, potrebbero per esempio raccontare da dove Michael Townley, l'agente della CIA reclutato per l'operazione, tirò fuori il C-4 che venne collocato sotto l'auto dell'ex ministro degli Esteri cileno. Forse è per questo che, solo 18 giorni prima del mostruoso attentato alle Torri gemelle, l'11 settembre del 2001, George W. Bush decretó un indulto presidenziale grazie al quale furono liberati proprio José Dionisio Suárez e Virgilio Paz, i due terroristi cubanoamericani coinvolti nell'attentato che costò la vita a Orlando Letelier e alla cittadina americana Ronni Moffit.

Come del resto aveva fatto suo padre nel 1990 con Orlando Bosch, George W. Bush ha ignorato la sentenza emessa da un tribunale statunitense, che aveva condannato all'ergastolo i due terroristi legati alla Fnca. Si tenga conto che per oltre undici anni il FBI li aveva ricercati in tutto il mondo. Ad istruire la pratica per il perdono presidenziale, collaborò attivamente il figlio minore di Bush, Jeb, oggi governatore della Florida, ma all'epoca coordinatore della campagna elettorale della congressista di origine cubana Ileana Ross-Lehtinen, prodotto della Fnca e tra i parlamentari più fanatici nella campagna anticubana.

La famiglia Bush deve molto alla comunità cubana della Florida. Grazie ad essa vennero montate le frodi elettorali che permisero all'attuale presidente di battere Al Gore. Proprio in Florida il candidato dei democratici perse le elezioni, quando nell'arco di una notte, circa 600.000 voti di Al Gore scomparvero per poi riapparire sotto forma di consensi per George Bush. Ed è alla stessa comunità cubana che Jeb deve la sua vittoria elettorale nelle elezioni a governatore dello Stato. Insomma, gli amici si vedono nel momento del bisogno.

GLI SVILUPPI POSSIBILI DELL'AFFAIRE POSADA

Ora però, l'operazione con Posada presenta qualche difficoltà maggiore, dal momento che il terrorista chiacchierone ama rivendicare, anche nell'era della comunicazione rapida e globale, le sue infamie in lungo e largo. Questo atteggiamento produce quindi una maggiore difficoltà per l'operazione di rilascio di Posada, che andrebbe organizzata nella discrezione più assoluta. Peraltro, buona parte dei media e dell'establishment politico si è già pronunciata al riguardo e, in una America con l'ossessione del terrorismo, nessuno, neanche Bush può permettersi di dimostrarsi clemente con un terrorista reoconfesso.

Quindi, l'amministrazione Bush, nella quale lavorano antichi amici e colleghi di Posada - da Otto Reich a Eliot Abrams, solo per citare due - è in cerca di una via d'uscita. Già a suo tempo cercò di passare la patata bollente a qualche paese amico. Il tentativo più serio venne fatto con El Salvador, che malgrado abbia dimostrato una robusta riluttanza a prendere nelle mani il cerino acceso, vede al governo un partito come Arena che, per ragioni di antico sodalizio con Posada, avrebbe difficoltà nel rifiutargli l'asilo. L'ex Ministro degli Interni Mario Acosta, imprenditore del caffè legatissimo a Posada e alla Fnca, (la cui moglie è cugina di un altro terrorista amico di Posada, Otto René Rodriguez, detenuto a Cuba) era stato incaricato di seguire la gestione del caso, ma fino ad ora non c'è stato nessun risultato.

Oggi, gli Usa cercano disperatamente un qualunque paese dell'Istmo che li tolga dall'impaccio accogliendo Posada: difficile però che a questo punto ci riescano. Posada, da parte sua, in un carcere comodissimo alla periferia di Miami, "legge, ascolta le notizie e dipinge" e resta in attesa di una decisione del Dipartimento per l'Immigrazione Usa. Alcuni senatori statunitensi, tra cui il repubblicano Norm Coleman, già al tempo del suo arresto avevano fatto sapere che Carriles "potrebbe affrontare una deportazione immediata dagli Usa per le attività terroristiche passate di cui è imputato".

In un recente articolo pubblicato sul The New York Times, si sostiene che "concedere l'asilo politico potrebbe generare l'accusa che l'Amministrazione USA non è coerente col principio che nessuna nazione deve ospitare persone sospettate di terrorismo. "Ma rifiutarlo", segnala l'articolista, "provocherebbe l'ira politica dell'estrema destra cubano-americana del Sud della Florida, che ha versato denaro ed ha sostenuto in vari modi le campagne elettorali del Presidente e di suo fratello Jeb Bush, governatore di questo Stato".

La situazione per Posada si preannuncia quindi delicata, ma piena di speranze. Conscio del pericolo che rappresenta per l'immagine degli Stati Uniti e dell'imbarazzo che provocherebbe anche solo la presa in esame della sua domanda di asilo, fa leva sull'impegno della Fnca e sui legami con una parte dell'Amministrazione Usa. Ma forse conta di più sull'assicurazione sulla vita di cui dispone, che consiste nella conoscenza approfondita e diretta dell'attività terroristica nel continente coperta o diretta da Langley.

Proprio per questo alla Casa Bianca si sta valutando una opzione possibile per salvare Posada e la faccia. Il Presidente Bush, nel rispetto delle sue prerogative, potrebbe firmare un decreto ad hoc che assegna la nazionalità statunitense al terrorista cubanoamericano. Non avrebbe la possibilità di giustificarlo con la formula vera, quella dei "servigi resi alla Patria" per una ovvia considerazione di opportunità politica; ma potrebbe invece argomentare il provvedimento con superiori ragioni di "sicurezza nazionale".

In questo caso, Posada sarebbe cittadino statunitense e, per ciò stesso, non sottoponibile a richieste di estradizione dall'estero. In fondo, come per l'aggressione all'Iraq, Bush figlio seguirebbe le orme di Bush padre, che amnistiò il complice di Posada, Orlando Bosh, con il quale - forse memore dei tempi in cui entrambi lavoravano per la Cia, Bush da direttore e Bosh da agente operativo - decise di farsi ritrarre con lui in fotografia, abbracciati e pieni di sentimento. Un nuovo perdono presidenziale per Posada sarebbe scandaloso, ma coerente con la storia della famiglia Bush. La comunità cubana e Langley tirerebbero un grosso sospiro di sollievo e anche Jeb Bush, Governatore della Florida, se ne gioverebbe.

I voti della comunità cubana della Florida continuerebbero a garantirgli la poltrona di Governatore o, meglio ancora, aiutarlo a raccogliere quelli necessari per il futuro candidato dei repubblicani alla Casa Bianca, da dove potrebbe rinverdire i fasti della lotta al terrorismo.

 

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