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Mer
16 Agosto 2017
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Il senso d'insicurezza fra media e realtà

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di Tania Careddu

La si può definire l’insostenibile sicurezza dell’essere sociale. Globale, per ragioni indipendenti dal contesto e delle quali, per una volta, non sono responsabili le istituzioni nazionali e locali. Un’inquietudine indefinita, scatenata dalle emergenze nella vita quotidiana che si verificano per fatti fuori dal nostro controllo e dalla nostra portata, inafferrabili e imprevedibili.

La distruzione dell’ambiente e della natura, l’inquinamento, la sicurezza dei cibi che mangiamo e l’essere vittime dei disastri naturali sono le cause delle notti insonni della maggior parte degli italiani: dopo le ultime tragedie che hanno colpito il Centro Italia, la paura di terremoti, frane e alluvioni ha registrato un incremento di tredici punti, nella graduatoria delle paure, rispetto all’anno scorso.

Secondariamente, secondo quanto si legge nel X Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa, “L’Europa sospesa tra inquietudine e speranza”, redatto da Demos & Pi e dall’Osservatorio di Pavia, angoscia la crisi economica: la paura di morire di fame e di freddo, nonostante i timidi segnali di ripresa, è ancora ancestrale e profonda all’interno dei nuclei famigliari italiani.

Preoccupa la criminalità che, con il 41 per cento, occupa il terzo posto nella lista delle ansie dei cittadini del Belpaese, inquietati, soprattutto, dai furti in casa. E sebbene ormai dissociati dal fenomeno migratorio, il timore dello straniero continua, però, ad aumentare. Insidia per l’ordine pubblico, l’immigrato è, anche, minaccia per l’occupazione.

Una percezione confermata dalla rappresentazione. Quella mediatica è incentrata, quasi esclusivamente, sulle criticità e sul rifiuto dell’accoglienza e della permanenza, che sono causa di rivolte e disordine nei centri di accoglienza e del degrado delle città. Ma nell’agenda televisiva dell’insicurezza troneggia la passione per il crimine, con i fatti di cronaca nera ridotti a veri e propri serial noir.

La distruzione dell’ambiente è la seconda voce nell’amplificazione della dimensione ansiogena che trova, invece, una declinazione più ottimistica nel racconto mediatico della realtà economica, il quale tende a evidenziare i segnali di ripresa, in controtendenza rispetto alla percezione dei cittadini che sul futuro proprio, vedi la pensione, e su quello dei figli ripongono le loro battisoffie.

Una discrasia a conferma del fatto che l’informazione, spesso, prende le distanze dalla realtà, se non fosse per il tema della corruzione, trattando il quale, invece, casi clamorosi assumono la valenza esemplare a rinforzo della sensazione di un clima di sfiducia nei confronti della Pubblica Amministrazione e, in generale, della politica.

Per il comodo ma insano modo di proiettare all’esterno di sé i propri turbamenti, le paure degli italiani, nel 2017, si riversano fuori dai confini.

Perciò, l’Europa politica e istituzionale dai tratti sbiaditi è la fonte dell’insicurezza nazionale: quell’Unione europea che subisce la Brexit e che viene collegata all’immigrazione che non sa gestire, alzando muri e frontiere che vengono percepiti come insormontabili.

L’Europa che non c’è ma (forse proprio per questo) che continua a rappresentare un obiettivo da perseguire come unica chiave per affrontare i terremoti degli italiani.

 

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