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23 Giugno 2017
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Televisione

Taglio di Forbice

Taglio di Forbice

di Mariavittoria Orsolato

Lo scorso 27 giugno il giornalista Aldo Forbice annunciava che a partire dal primo luglio non sarebbe più stato il conduttore di Zapping, fortunato programma radiofonico in onda su Radio1. Dopo 13 anni al timone, dal 2 luglio il programma, rinominato Zapping duepuntozero - probabilmente nel tentativo di segnare una rottura con la conduzione precedente – è stato dato in mano a Giancarlo Loquenzi, ex direttore di Radio Radicale e ora a capo della testata online L'Occidentale.

Inutile dire che i toni e i modi dell'addio di Forbice - una vita spesa a fare da conduttore senza mai dimenticarsi del suo furore ideologico, diventando tristemente megafono prima dei socialisti e poi dei berlusconiani - hanno immediatamente fatto strillare alla censura e all'epurazione.

Ufficialmente, l'allontanamento del radiogiornalista era da imputare esclusivamente all'età di quest'ultimo (72 primavere suonate) e alla circolare di viale Mazzini voluta dall'ex direttore generale Lorenza Lei, per cui i pensionati non possono avere nuovi ingaggi all'interno del servizio pubblico. Eppure Forbice crede che la ragione del suo allontanamento dalla Rai risieda tutta nella campagna “Sforbiciamo i costi della politica” lanciata nel novembre del 2011 quando, a suo dire, «ancora il tema non era di moda come oggi» e gioca a fare il martire di fronte all'opinione pubblica.
Che Aldo Forbice fosse un personaggio scomodo lo possono confermare i moltissimi ascoltatori cui ha sbattuto letteralmente il telefono in faccia mentre loro intervenivano a Zapping. La colpa dei malcapitati era sempre la stessa: criticare Berlusconi e non osannare il conduttore.

Se Forbice era famoso proprio per le sue campagne, c'è da dire che altrettante campagne erano state allestite affinché lui stesso togliesse il disturbo dalla frequenze di RadioRai1: famosa quella del 2006, promossa dal blog di Beppe Grillo (“Zappiamo Forbice”) o le svariate petizioni popolari giunte alla Commissione di Vigilanza proprio affinché la trasmissione di approfondimento giornalistico fosse condotta nel segno dell'imparzialità e della completezza d'informazione all'interno del servizio pubblico. Già infatti è seccante dover udire le opinioni del conduttore come mazze agitate sulla testa degli utenti, se poi si considera che lo stipendio ad Aldo Forbice veniva pagato con i soldi dei contribuenti tutti, allora la seccatura diveniva davvero insopportabile.

La RAI, infatti, almeno in teoria, è ancora servizio pubblico. Un servizio pubblico che Forbice non ha quasi mai rispettato, imponendo puntalmente il suo petulante punto di vista e mancando puntualmente di rispetto agli ospiti o agli ascoltatori che osassero contraddire il suo “verbo”. Autentiche intemerate contro gli ascoltatori che dissentivano, nel migliore dei casi risposte sprezzanti e brusche interruzioni di telefonate. Forbice, però, si ritiene vittima di censura, benché l’età avanzata è - purtroppo - il solo motivo del suo allontanamento.

Ma il fastidio di Forbice è nulla in confronto al fastidio provato da chi accendeva la radio durante la sua trasmissione. Solo in un paese come l’Italia e in una azienda radiotelevisiva come la RAI Aldo Forbice avrebbe potuto tenere per diciassette anni la sua rubrica senza essere messo - educatamente - alla porta.

 

 

La7: lotta per lo scoop della settimana

La7: lotta per lo scoop della settimana

di Mariavittoria Orsolato

È una lotta tra prime donne quella che dallo scorso venerdì riempie le pagine dei quotidiani e galvanizza lo share della nuova La7 targata Cairo. Come le bellezze patinate che occupano le prime dei rotocalchi del nuovo patron, anche i giornalisti della scuderia del settimo canale hanno ceduto al  gusto del battibeccare e da giorni si lanciano strali a mezzo stampa per accaparrarsi lo scoop della settimana.

L'antefatto: durante la trasmissione di punta del giovedì, Servizio Pubblico, Marco Travaglio esprime un giudizio abbastanza critico sul nuovo presidente del Senato, l'ex magistrato Piero Grasso, sostenendo che tra lui e il suo predecessore Renato Schifani, non esiste la “distinzione manichea” che gli entusiasti hanno dipinto. Ricostruendo la vicenda della nomina di Grasso a procuratore antimafia  - ottenuta a scapito di Giancarlo Caselli e grazie ad una postilla della riforma Castelli durante il governo Berlusconi III - il vice direttore del Fatto Quotidiano deve aver spinto troppo sull'acceleratore dell'astio perché, poco dopo, arrivava puntualissima la telefonata del diretto interessato a chiedere un confronto a favore di telecamere.

Colta la palla al balzo, il grande ex Corrado Formigli proponeva la sua arena di Piazzapulita per ospitare quello che l'onanismo giornalistico aveva già battezzato come l'evento televisivo della settimana. E lo sventurato, rispose. Positivamente. Apriti cielo!

Travaglio risponde piccato dalle colonne del Fatto che l'unico luogo d'incontro possibile è lo studio di Santoro o, al massimo, lo stream del suo giornale, e che il direttore de La7, Paolo Ruffini, “si è accordato alle mie spalle con Formigli e con Grasso per bypassare Servizio Pubblico”. Poco dopo, su Facebook, arriva la replica di Formigli: “La ricostruzione di Travaglio sul confronto con Piero Grasso a Piazzapulita è falsa; è vero che ho inviato a Travaglio un sms per invitarlo a Piazzapulita. L'ho fatto dopo averlo chiamato al cellulare inutilmente per due volte, e per due volte lui ha chiuso la comunicazione. E dopo che lui stesso mi ha chiesto, con un messaggino, di comunicare per sms”.

Queste le prime battute di una faida in divenire, che è andata a toccare tasti dolenti come la defezione di Formigli dalla squadra di Annozero o il fatto che secondo quest'ultimo le ricostruzioni di Travaglio “ultimamente facciano acqua da tutte le parti”.

Certo, il giornalismo vive anche dell'ego espanso dei suoi attori, ma la querelle innescata tra i Travaglio e Formigli, a ben vedere, alla fine si riduce alla classica bagatella da condominio, dove il primo accusa il secondo di aver leso la sua maestà, nello specifico di aver fatto una libera trattativa privata con una azienda televisiva mentre lui ne stava conducendo un'altra. Evidentemente nel settore dell'editoria televisiva non c'è libero mercato, altrimenti non ci si spiega come mai uno, in questo caso l'ex collega Formigli, debba per forza chiedere il permesso a Travaglio e Santoro prima di proporsi a un editore con una sua idea. Certo la categoria non ci fa una bella figura.

Faranno invece sicuramente un'ottima figura gli ascolti di La7 di questa sera. Pur mancando uno dei protagonisti, l'arena di Piazzzapulita catalizzerà l'attenzione degli agguerriti fans dell'infotainment che, sin dalle prime battute, si sono divisi in fazioni: team Marco, team Corrado. Meglio di Twilight. E Cairo già si sfrega le mani.




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