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18 Agosto 2017
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Calcio

E' l'Italia di Lippi

E' l'Italia di Lippi

di Fabrizio Casari

Una é la campione del mondo in carica, l'altra la numero 78 nel ranking Fifa. Ma ieri erano pari. E’ infatti finito con un altro pareggio e con un’altra squadra non certo irresistibile il secondo match dell’Italia sudafricana. Uno a uno e possiamo pure dire grazie ad un rigore che ci è stato concesso con generosità davvero encomiabile. In un modo o nell'altro, é la seconda volta che ci salva l'abilità di De Rossi. No, non ci siamo proprio. Ora, se va bene, troveremo prima Olanda e, nel caso (difficile) la superassimo, il Brasile. Bel programmino, vero?

Del resto, se anche la Nuova Zelanda riesce a impedirci di segnare un gol su azione, allora non ci siamo proprio. In compenso, forse per amor di coerenza, confermiamo quanto già mostrato: appena un calcio da fermo si posiziona nei 25 metri davanti alla nostra porta, prendiamo un gol. Appena è Cannavaro a dover opporsi, l’avversario passa. Due cross in due partite, due gol subiti e un altro evitato per miracolo grazie alla scarsa mira dei neozelandesi, con Marchetti che non ci sarebbe mai arrivato.

Certo, la Nuova Zelanda ha giocato all’italiana: tutta chiusa dietro, con tre difensori centrali niente affatto male, nonostante la mole sufficientemente rapidi per noi. Avremmo dovuto allargare il gioco sulle fasce, dice il manuale del normale intenditore. Ma c’erano due problemi: non abbiamo un gioco e nemmeno chi lavora sulle fasce. Perché, pur mettendoci in campo con un 4-4-2, diverso quindi dal 4-2-3-1- visto all’inizio con il Paraguay, Lippi ha schierato nel ruolo di laterali due mediani. La conseguenza è che, nonostante si dovesse allargare la difesa neozelandese e nonostante fosse proprio il loro laterale sinistro quello più scarso, nessuno ha mai lasciato partire un cross degno di tal nome, né dal fondo, né dalla trequarti; dunque nessuno avrebbe mai potuto bruciare sul tempo e in elevazione i centrali difensivi.

Ad ogni modo, se la Nuova Zelanda ha giocato all’italiana, noi avremmo dovuto macinare gioco. Avremmo avuto bisogno di giocare palla a terra e di far aprire la difesa avversaria allo scopo di permettere le incursioni dei centrocampisti in zona tiro; avremmo avuto bisogno di una difesa che garantisse la possibilità di essere più sbilanciati in avanti, invece che far venire i tremori ai nostri centrocampisti che si avvicinavano all’area avversaria; avremmo avuto la necessità di giocatori in grado di non sbagliare - per eccesso o per difetto - anche gli appoggi più semplici.

Se vogliamo parlare di assetti tattici, dobbiamo per forza analizzare gli avversari. Ieri i neozelandesi, fortissimi sulle palle alte in virtù della loro altezza, potevano essere messi in crisi solo da scambi rapidi e ravvicinati palla a terra al limite dell’area. Ma nemmeno i corner sono stati battuti con questa logica, preferendo indirizzare cross alti che non abbiamo mai preso. Potevamo passare per le fasce e con i tiri da fuori area, ma abbiamo preferito il gioco sterile sulla trequarti avversaria, che vedeva i neozelandesi portare al centro della difesa cinque uomini con la conseguente chiusura di ogni spazio.

E invece abbiamo assistito ad una collezione di errori da mettere nei video per le scuole calcio per insegnare ai pulcini come non si gioca. Non riusciamo a vedere la porta, non riusciamo a presentarci in area avversaria con scambi al limite, di giocare la palla a un tocco nemmeno a parlarne; non siamo nemmeno in grado di realizzare il più banale dei “dai e vai”, meno che mai di proporre sovrapposizioni sulle fasce o diagonali offensive in grado di aprire le difese. Non giochiamo al calcio, giochiamo a pallone. Tra le due attività vige una notevole differenza.

D'altra parte, le responsabilità dell'allenatore juventin-viareggino sono sotto gli occhi di tutti: aspettiamo ancora la prima vittoria del 2010 (una sconfitta e quattro pareggi, ultimo successo nel novembre 2009, 1 a 0 con la Svezia) e si deve ricordare che in questa "second life" della panchina azzurra, Lippi ha disputato 26 partite, pareggiandone 12, quasi la metà. Ieri, quindi, non é stato messo in onda un film molto diverso da quelli precedenti. Lippi, che ha avuto il coraggio di sostituire Pepe (“non faceva quello che gli avevo chiesto”) con Camoranesi, che non è semplicemente proponibile visto il suo stato di forma, ha definito la gara “generosa” e si è detto “enormemente dispiaciuto” del risultato.

Ma alla domanda di un giornalista che chiedeva se non avesse avuto rimpianti per le scelte degli uomini da portare al mondiale, ha replicato, stizzito e vagamente minaccioso, che non ha lasciato a casa fenomeni. Non c’è nessuno in Italia che capisca di calcio e sia d’accordo con il CT. Tanto per cominciare, l’Italia ha in campo giocatori appartenenti a squadre che sono arrivate, nell’ultimo campionato, dalla settima classificata in giu. Qualcosa vorrà pur dire, no?

E non si venga a dire che l’Inter campione e la Roma grandissima seconda non avrebbero potuto dare il loro contributo. L’Inter, pur avendo Santon infortunato, poteva fornire Balotelli, l’oriundo Thiago Motta (che avrebbe garantito geometrie d’attacco efficaci e con Montolivo e De Rossi avrebbe formato un trio di tecnica e fisico niente male) e lo stesso Materazzi, certamente più affidabile di Cannavaro. La Roma poteva fornire Totti e Perrotta, certamente più utili di Camoranesi e Iaquinta o Gilardino, il cui ultimo gol risale al Marzo di quest’anno. Per non parlare di Cassano.

Possiamo dire che un’attacco con Cassano e Balotelli sui lati e Totti nel ruolo di centravanti avrebbe fatto molto, ma molto meglio? Avremmo avuto fantasia, classe, potenza, imprevedibilità e varietà di soluzioni offensive, mentre con Materazzi avremmo avuto una copertura efficace, un difensore capace di dominare la propria area sui cross e micidiali sui calci d’angolo in quella avversaria. E che Perrotta al posto di Camoranesi (inguardabile davvero) avrebbe garantito un’incursione micidiale, anche data l’intesa con De Rossi e Totti? A casa sono rimasti i migliori. Per Lippi no, é chiaro. E nemmeno per Abete, che ci conforta. Intanto però, rischiamo di doverci affidare ad una monetina. Sempre che, con l'attenzione che mostriamo sugli spioventi, non ci finisca in un occhio.

 

 

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