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Mer
18 Ottobre 2017
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Calcio

La legge del derby

La legge del derby

di Fabrizio Casari

La legge del derby non tradisce: la squadra favorita lo perde. Un po’ come le elezioni, che sono perse da chi le chiede, l’euforia laziale, pur giustificata da un’inizio di campionato straordinario, ha stranamente suggerito a Reja un cambiamento di modulo di cui la Lazio non aveva bisogno e che ha favorito la Roma. Può anche darsi che i moduli contino relativamente (e in assoluto non è vero, specie quando sono calibrati sulle caratteristiche dei giocatori e dallo studio degli avversari) ma qual’è il motivo per il quale si cambia un assetto fin qui vincente? Esperimenti? E proprio nel derby?

La vittoria giallorossa è però stata meritata e poco importa che sia arrivata con due rigori. E’ vero, anche la Lazio avrebbe avuto diritto perlomeno ad un penalty, ma la Roma con Morganti quest’anno è particolarmente fortunata…Ad ogni modo il risultato rispecchia quanto si è visto in campo: la partita è stata bella, in particolare nel secondo tempo, ma la Roma ha giocato di più e meglio e i tre punti conquistati dopo la vittoria a Basilea dovrebbero decisamente portare un clima migliore a Trigoria. La Lazio, comunque, non esce ridimensionata e continua a confermare di avere una difesa di ferro, difficile da superare con la palla in movimento. Se Reja abbandona presto la via delle invenzioni inutili, può riprendere il cammino già fra tre giorni. Anche perché tra le prime posizioni, la Lazio è l’unica che non ha l’incombenza delle coppe europee. Ed è tutt’altro che un dettaglio.

A proposito di rigori negati, anche il Brescia lamenta il penalty fischiato a favore dell’Inter per fallo su Eto’o. Rigore certo non nettissimo, ma nemmeno inventato, giacché il difensore del Brescia sposta con un’ancata l’attaccante dell’Inter, che scivola sul pallone dopo e non prima del contrasto. Certo, non era un rigore impossibile da negare, ma poco dopo Zebina ha scalciato impunemente Milito in area. Rigore questo sì solare, come però solare è stata l’indifferenza della terna arbitrale.

Ad ogni modo, molto più che il risultato della partita, che non cambia il campionato del Brescia né quello dell’Inter, il dato preoccupante è rappresentato dai due (ennesimi) infortuni nerazzurri. Quello più grave per Samuel, che dovrà operarsi ai legamenti del ginocchio: purtroppo, ha concluso con la partita di sabato il suo campionato 2010-2011. Muscolare, invece, quello di Maicon, che si porta peraltro dietro un problema al ginocchio per un infortunio al Mondiale. Se poi si aggiunge lo svenimento di Snejider nell’intervallo, gli infortuni dell’Inter arrivano a 18. Mai visto niente di simile.

Benitez avrà certamente molte qualità e alcune particolarità, ma certo la fortuna non lo frequenta. Bravo è bravo, la sua carriera l’ha ampiamente dimostrato e che sia un signore nei modi lo si è ripetutamente verificato. Ma certo fortunato non é, assodato. Ma la sfortuna abita certo nei tanti infortuni, nei gol subiti per colpa di rimbalzi o errori arbitrali, ma anche nell’invocarla per spiegare cose che, invece, una spiegazione a monte ce l'hanno. A cominciare anche dallo schieramento con cui l’allenatore spagnolo la dispone in campo: semplicemente privo di logica, nella convinzione che la squadra sia la stessa che con Mourinho e che, anzi, possa cambiare in meglio quanto giò fatto. Proprio lo Special One, giustamente festeggiato nei giorni scorsi al suo ritorno a Milano, aveva invece fornito la ricetta: non cambiare nulla nell’assetto tattico e nella preparazione per continuare a vincere. Benitez ha fatto tutto il contrario per cominciare a perdere.

Si deve poi tentare di capire quanto l’ormai drammatica sequela d’infortuni sia frutto della sfortuna e quanto invece, di errori marchiani da parte di società e staff tecnico nella preparazione della stagione, oltre a quelli clamorosi di alcuni giocatori; primo fra tutti Milito che, con i due gol già fatti e invece sbagliati oltre che e le tante palle perse, ci mette del suo. Ma è proprio la squadra che non gira, fisicamente e tecnicamente. Alcuni giocatori - Pandev e Coutinho tra tutti - sono visibilmente inutili, soprattutto il macedone. Così i campioni d’Europa si avviano ad un’annata mesta e piena di delusioni.

Il Milan e la Juventus approfittano volentieri dello scivolone laziale e vincendo rispettivamente a Bari e a Torino contro il Cesena. I rossoneri si pongono così al secondo posto in classifica, scavalcando l’Inter e a soli due punti dalla Lazio capolista. Il Bari resta così ultimo in classifica a soli otto punti e la situazione comincia a farsi seria per i ragazzi guidati da Ventura. La Juve tira fuori una prova di carattere e, nonostante le assenze, azzera il cesena, che pure era andato in vantaggio.

Vince la Fiorentina soffrendo e vince anche il Napoli che arriva al quarto posto insieme ai bianconeri di Del Neri. Il Palermo, per sua fortuna, non ha solo Zamparini, ma anche Cavani, che da solo stende con una doppietta il Parma ed aggancia Eto’o al vertice della classifica cannonieri. La Samp senza Cassano pareggia col Catania e il Cagliari strappa un buon punto a Udine. Mercoledì si replica, e non è una buonissima notizia per Inter, Juventus, Milan e Roma, tutte in qualche modo falciate dagli infortuni. Ma con sorti diverse, pare.

 

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