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Lun
25 Settembre 2017
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Dal 2016 al 2017

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di Fabrizio Casari

Siamo entrati nel 2017 ma il 2016 non ci ha abbandonati. In fondo, per molti aspetti quello appena finito è stato significativo, nel bene e nel male, di ciò che siamo oltre che di quel che siamo stati. L’Italia è stordita da una crisi economica che si è già mutata in crisi di civiltà e il susseguirsi di governi mai votati e di politiche mai volute estranea sempre più. La stagione di caccia ai diritti sociali non si chiude mai e l’aggettivo più usato dell’anno è “populisti”. Ma i populisti non esistono, esistono invece le politiche antipopolari.

Un mirabile esempio di queste lo si è avuto il 4 Dicembre 2016: il Paese ha avuto un sussulto di dignità, respingendo con forza un’idea di riassetto dei poteri che li concentrava tutti in pochissime ed abili manine. L’inizio di Novembre è sembrato l’inizio di un Maggio, ci ha dato una rivolta che ha invertito il calendario, mettendo l’autunno all’inizio della primavera. Si sono spostate le lancette degli orologi e le pagine dei calendari. E’ stato uno scatto d’ira per alcuni, un moto di protesta per altri, una sana e lucida convinzione per tutti: il tempo del silenzio è diventato declinabile solo al passato.

Ma se il corpo dello Stivale ci rende orgogliosi, sono le sue spiagge a lasciarci alla deriva. Il 2016 è stato infatti anche un anno di barconi rovesciati e, con essi, il senso della vita. La migliore delle parole, accogliere, è divenuta sinonimo di paura e il verbo respingere si è confermato come il peggiore in uso. Migliaia e migliaia di esseri senza averi, con addosso solo se stessi, hanno provato a sbarcare sui lidi della pietà, che come di consueto diventa sorda quando serve l’ascolto.

In adorazione del dio denaro, la carità pelosa non vede il mondo che gira, le persone che vanno e vengono in cerca di un luogo. Non riusciamo a vedere come siano le persone che fanno i luoghi, almeno quanto i luoghi fanno le persone. Che se girano i pianeti sarebbe strano che non girassero i suoi abitanti, che se il denaro vaga libero non si vede perché non possano farlo gli uomini.

Ma il denaro è benvenuto, gli uomini e le donne no. Dalla parte privilegiata del mondo s’inneggia alla libertà dei mercati ma si teme quella delle persone che mai un privilegio hanno avuto. La loro unica scelta è quella di morire provando a vivere o vivere rischiando di morire. Per ogni corpo che varca il mare, l’incubo sono i suoi fondali, ma ogni piede che tocca terra rischia di trovare animali ancor più pericolosi. Scafisti e politicanti, pur in diversi ambiti, hanno una identica missione: costruiscono denaro sull’impotenza, accumulano potere sulle tragedie.

Il dolore ci ha visitato nelle sembianze di un terremoto che ha scassato paesi, sepolto vite e illusioni. L’incapacità di proteggere l’Italia e i suoi figli è stata sottaciuta dalle passerelle di chi potrebbe dare vita al riassetto idrogeologico del territorio ma preferisce dedicarsi alle banche amiche. Il costo dei ritardi, delle assenze di piani di evacuazione, trasforma ogni giorno nell’emergenza quotidiana. L’anno che verrà non cambierà: saremo soli davanti alle paure, i selfie di governo sono solo per i lieti eventi.

Anno di muri minacciati e fosse comuni ritrovate, il 2016 ha proseguito l’orrore dei suoi predecessori. Sulla scena internazionale è stato l’anno dell’arrivo della barbarie alla Casa Bianca e dell'uscita dei "buoni". Da alcuni punti di vista le differenze tra essi appaiono relative. Guantanamo, ad esempio, aperta dai "barbari" di prima, è stata mantenuta aperta anche dai "buoni" che gli sono succeduti e, seppure oggi si sia preoccupati dalle minacce xenofobe dell'impresentabile Trump, è bene ricordare che quasi tre milioni sono stati i sans papier espulsi dal governo di Obama. E se il muro al confine del Messico lascia basiti per il suo orrore e la sua idiozia, non è male ricordare che a cominciare a costruirlo fu Bill Clinton.

In Siria, il Nobel per la pace che governava i "buoni" ha alimentato guerre, mentre il demone russo delle guerre ha riportato la pace. Il Califfo, che iniziò l’anno cospargendo l’Europa di terrore, è ora terrorizzato. L'Occidente, che aizzò gli assassini seriali vestiti di nero, alimentando con dollari e armi cinque anni di guerra per rovesciare la Siria e, con lei, l’ultimo brandello di laicità dell’area, ha solo assistito all'accordo sul cessate il fuoco. Nei giorni in cui si consumava la sconfitta di una strategia folle quanto criminale, l’ultimo colpo di coda è arrivato con la comunicazione: la doppia verità spacciata riferiva come bombardare Mosul fosse giusto per liberarla, mentre bombardare Aleppo era solo una carneficina.

Il Medio Oriente martoriato ha parlato anche per bocca delle Nazioni Unite, che hanno ingiunto a Israele di cessare gli insediamenti. Di fermare quel furto mai interrotto di terra e di ossigeno vitale per i palestinesi, omaggio ad una destra sionista, religiosa e oscurantista, che si crede popolo eletto ma che vive solo ai danni di un altro popolo ridotto a diaspora.

Tornando al nostro Paese, ci aspetta un anno uguale e diverso da quello vissuto. Il governo fotocopia, eterodiretto e mal guidato, dove officiano messa personaggi come Poletti, è prodotto interno netto di una casta che cercherà di rinviare sine die l’appuntamento con le urne. Nel frattempo, come Maria Antonietta che offriva brioches a chi non aveva pane, offrono vaucher a chi non ha salari.

Tra proroghe e manovre, rinvii e aggiustamenti, proveranno quindi a non farci votare nemmeno quest’anno, ma non è detto che vi riescano. Spira una nuova brezza e forse soffierà un nuovo vento. Ci toccherà occuparci di politica per noi, perchè essa si occupa di noi ma solo nel modo che conviene a lei. Possiamo dunque provare a prendere la parola per riportare il lavoro alla sua logica e le persone al loro posto. Benché ancora in cerca di una Sinistra degna di tal nome, se riusciremo a votare non ci distrarremo. Con quel pieghevole proveremo a piegarli.

 

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