di Liliana AdamoA bordo della "Bahìa de Darwin"
Cento anni dopo l'avventura del brigantino inglese Beagle e di un giovane naturalista,
Charles Darwin, inviato da Sua Maestà a studiare terre selvagge intorno
al mondo, l'humour nero di Kurt Vonnegut, antropologo e scrittore geniale, ripercorre
la teoria evoluzionistica della selezione naturale, che il giovane scienziato
aveva dedotto esaminando la fauna stanziata su un pugno d'isolotti creati da
"camini eruttivi" a ridosso del continente americano e all'altezza
dell'equatore, perduti nell'Oceano Pacifico.
Pervase da tale oscura, incomparabile bellezza, le "Galapagos"
di Vonnegut rappresentano l'archetipo di uno sviluppo antitetico, non più
antropocentrico. Raccontano di un'evoluzione "al rovescio"; paradossale
antinomia di un'umanità fin troppo efficiente, dal cervello di spropositate
dimensioni, colpevoli di protervia, crudeltà e d'ogni sopruso concepibile.
Un campione di quest'umanità "guasta", scampato alla terza
guerra globale, impadronitosi di una nave da crociera, destinata alla cerchia
ristretta di vip cosmopoliti per vacanze alle Galapagos e pubblicizzata come
"La Crociera Nature del Secolo"; (un lussuoso yacht che, secondo i
casi, si trasforma in incrociatore bellico), la Bahìa de Darwin,
fa rotta verso le isole idealizzate.





Il terrorismo 



