Altrenotizie - Fatti e notizie senza dominio

Ven
23 Giugno 2017
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Pescati nella Rete

Cairo, assalto all’ambasciata d'Israele

Cairo, assalto all’ambasciata d'Israele

di Nena News 

Cairo, 10 settembre 2011. Questa notte è stata la bandiera egiziana a sventolare al posto di quella israeliana sull’edificio che nella capitale del paese dei faraoni ospita la sede diplomatica dello Stato ebraico. La seconda volta da quando un giovane imbianchino di Sharkia, Ahmed Shehaat, scalò qualche settimana fa l’alto edificio issandovi la bandiera egiziana. Un gesto che è il simbolo dell’escalation di tensione che la notte scorsa ha raggiunto il suo apice per le violente proteste di fronte l’ambasciata israeliana del Cairo di migliaia di manifestanti ancora infuriati per l’uccisione, avvenuta il 18 agosto, di cinque guardie di frontiera egiziane da parte dell’esercito israeliano.

L’assalto che ha causato alcuni un morto e centinaia di feriti (altri due morti si sono avuti durante altri incidenti), è l’ultimo di una serie di segnali di insofferenza degli egiziani nei confronti della politica israeliana. Sono a forte rischio le relazioni diplomatiche tra i due paesi e in Israele rimpiangono il dittatore Hosni Mubarak, alleato di ferro dello Stato ebraico, costretto sette mesi fa a farsi da parte sull’onda della rivoluzione del 25 gennaio.

La tensione la scorsa notte è degenerata in scontri violenti quando un gruppo di manifestanti si è introdotto nel palazzo dell’ambasciata, però non  nella sede diplomatica  ma in un appartamento limitrofo al 18.mo piano dove si trovava l’archivio dell’ambasciatore. A riferirlo sono state, fonti egiziane ed israeliane. I manifestanti, una trentina, non avrebbero lanciato dalle finestre documenti ufficiali ma brochure e questionari tenuti di solito all’ingresso della sede diplomatica. I mezzi d’informazione egiziani riferiscono anche di documenti dati alle fiamme in strada, così come alcune auto diplomatiche parcheggiate nella zona.

Il resoconto riferito dai media israeliani parlano di sei funzionari addetti alla sicurezza dell’ambasciata rimasti intrappolati, mentre decine di dimostranti tentavano di entrare nell’appartamento, e che sono stati salvati da una unità speciale egiziana. I sei, più l’ambasciatore, la sua famiglia e altri componenti dello staff dell’ambasciata sono poi stati portati all’aeroporto dalla sicurezza egiziana ed imbarcati su di un volo speciale che li ha riportati in Israele.

Fuori dal palazzo in quelle stesse ore, veniva in buona parte demolito un muro di protezione costruito recentemente dal governo egiziano, azione che aveva già suscitato polemiche, acuite dalle recenti tensioni tra Turchia  e Israele e dalla decisione del premier turco, Recep Yayyeb Erdogan, di espellere l’ambasciatore israeliano e di tagliare le relazioni militari e diplomatiche per le mancate scuse del primo ministro Netanyahu per i civili turchi uccisi un anno fa da un commando israeliano sulla nave Mavi Marmara.

Il premier Netanyahu la scorsa notte ha invocato l’aiuto degli Stati Uniti, e il presidente Obama ha esortato l’Egitto a “onorare i suoi obblighi internazionali”, garantendo la sicurezza della sede diplomatica.

Si tratta del terzo venerdì di protesta contro Israele in seguito all’uccisione, lo scorso 18 agosto, di cinque guardie di frontiera egiziane, da parte dell’esercito israeliano come risposta all’attacco terroristico subito a Eilat: la più grande, quella del 26 agosto, la cosiddetta «manifestazione del milione», sebbene la cifra sperata non sia stata raggiunta. Se a livello diplomatico, Israele ha tentato di risolvere una possibile crisi con l’Egitto, paventando la possibilità di autorizzare l’ingresso nel Sinai (area smilitarizzata in base a quanto stabilito dagli accordi di pace tra i due paesi) di migliaia di sodati egiziani, a livello popolare la protesta dei giovani egiziani resta forte; oltre a chiedere immediate riforme rimaste sulla carta, contestando la giunta militare (ieri troneggiava lo slogan “egiziani venite fuori dalle case, Tantawi è come Mubarak”) molti gruppi di manifestanti, animatori delle proteste di pazza di febbraio chiedono appunto una revisione dell’accordo firmato a Camp David, con il quale il Sinai è stato restituito all’Egitto ma con una sovranità limitata da parte del Cairo

 

 

Sud Sudan, nuovo Stato africano

Sud Sudan, nuovo Stato africano

di Giorgia Grifoni

Roma, 09 luglio 2011. Libertà, autodeterminazione, democrazia. Parole che sembrano difficili da trasformare in realtà durante 30 anni di guerra civile. Non siamo nell’ordinata Europa,...

Le armi di Gladio a Bengasi

Le armi di Gladio a Bengasi

di Gianni Cipriani

Alcuni giorni orsono, dopo lo scoop de Le Figaro, la Francia ha ufficialmente ammesso di aver fornito armi leggere ai ribelli anti-Gheddafi, paracadutando i rifornimenti nella cosidd...

L'Egitto contro i militari

L'Egitto contro i militari

di Michele Giorgio

IL CAIRO. «Chiediamo le dimissioni del ministro dell’interno el Issawi, il rilascio di tutti gli arrestati e l’apertura immediata di un’inchiesta». Sono queste le richieste presentate...

Ad Assad da un comunista siriano

Ad Assad da un comunista siriano

di Munif Malham

DAMASCO. Separare ciò che sta accadendo oggi in Siria dalle rivoluzioni che hanno pervaso la regione araba, in particolare dalla rivoluzione tunisina e da quella egiziana, è difficile se...

JPAGE_CURRENT_OF_TOTAL

Edicola internazionale

Internazionale.it
I link ai giornali di tutto il mondo

Le ragioni del no alla TAV

Notav

 

 

 

 


Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino – Lione, Progetto Prioritario TEN-T N° 6, sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali.

Leggi tutto

Cuba

Il terrorismo
contro Cuba
a cura di:
Fabrizio Casari
Sommario articoli

Questo sito è ottimizzato per
 
Firefox

Syndicate

feed-image Feed Entries