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Siria, opposizione frammentata

Siria, opposizione frammentata

di Ika Dano 

Beit Sahour (Cisgiordania), 16 febbraio 2012. Dopo il doppio veto di Cina e Russia, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha proposto la creazione di un forum delle forze d’opposizione siriane con cui dialogare, riunito sotto il nome “Amici della Siria”. Intanto il Consiglio Nazionale Siriano (SNC) - gruppo con sede ad Istanbul riconosciuto da diversi Paesi occidentali come maggiore forza d’opposizione - ha riconfermato Burhan Ghalioun come suo presidente.

La sinistra siriana fa capo al Comitato di Coordinazione Nazionale (NCC) di Haitham Al-Manna’e Hassan Abu El Atheem. Sul campo, è l’Esercito libero siriano - composto da disertori dell’esercito siriano - il gruppo meglio organizzato militarmente. Altre formazioni indipendenti, più o meno munite di armi, combattono contro il regime.

In questo contesto frammentato, è difficile parlare di una sola opposizione siriana a cui far riferimento. Del solo Consiglio Nazionale - secondo fonti siriane - fanno parte 230 rappresentanti - in esilio e in loco - dei Fratelli Mussulmani, di gruppi indipendenti, anche curdi e assiri e della Dichiarazione di Damasco, primo documento sottoscritto nel 2005 da prominenti figure della società civile, sia dello spettro islamista che liberale. Il Comitato di Coordinazione Nazionale raggruppa a sua volta diversi partiti della sinistra siriana, il Partito comunista dei lavoratori, il Partito dell’Unione socialista e quattro partiti curdi.

Questi i due maggiori fronti nella moltitudine di altre formazioni più piccole, distanti tra loro non solo per matrice ideologica ma anche a livello strategico: mentre il SNC e  gran parte delle altre formazioni che incontreranno l’Alto rappresentante dell’Unione Europea Catherina Ashton il 24 febbraio prossimo a Tunisi, hanno come obiettivo la caduta del regime degli Assad, il comitato di Coordinazione preferisce la via del dialogo con il regime per iniziare un processo di riforme.

Già lo scorso ottobre, Hasan Abdul-Atheem aveva fatto sapere all’ambasciatore americano Robert Ford di essere categoricamente contro ogni intervento esterno e ogni rifornimento di armi che avrebbero potuto portare ad una guerra civile. Precondizioni per un dialogo con Assad sarebbero l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente, la liberazione di tutti i detenuti politici, ritrarre la legge d’emergenza e riconscere il diritto alla manifestazione pacifica.

Tra gli oppositori al regime, i gruppi islamisti hanno un ruolo non marginale. I Fratelli Mussulmani - forza storicamente attiva in Siria - sono sempre stati fortementi repressi dal regime di Assad, e resi illegali dal padre di Bashar nel 1980. Ora, sono tra i più convinti propugnatori del crollo del regime. Aspirazioni religiose di gruppi che vedono la rivolta come una lotta la regime secolare sono state riportate da Paul Wood, giornalista dell’agenzia britannica BBC, in Siria sotto copertura: “Per la prima volta - riporta - possiamo proclamare la parola di Dio su questa terra”.

Intanto, l’Esercito libero siriano - con il suo quartiere generale in Turchia - cerca di consolidare il proprio controllo sul territorio, e non sempre utilizzando guanti di velluto. Il giornalista BBC riporta di esecuzioni sistematiche di soldati fedeli ad Assad (Shabiha), accuratamente riprese con videocamere. Shabia, prigionieri a cui viene tagliata la testa “in nome della libertà”.

Esecuzioni portate avanti da diversi gruppi, con diverso orientamento ideologico, organizzati in milizie autonome che ricevono supporto da membri che coordinano le operazioni da Giordania, Turchia, Emirati Arabi, Kuwait e Arabia Saudita, come riferisce l’agenzia Associated Press, a cui l’Esercito libero ha permesso una visita in una loro base alla frontiera siriana.

“Siamo un gruppo orfano con molte reclute ma carenza di armi, munizioni e fondi per finanziare le operazioni militari contro l’esercito militare di Assad”- dichiara all´AP il capo del gruppo armato, che si fa chiamare “Il Dottore”. L’armamento consisterebbe di armi automatiche e lanciarazzi comprati al mercato nero o rubate ai militari siriani. Secondo inchieste del quotidiano libanese Al Akhabr, cellule dell’Esercito Libero siriano stazionano anche in Libano, da dove forniscono supporto logistico e organizzano operazioni di guerrilla.

La proposta di Sarkozy di formare un forum di “Amici della Siria” per discutere le possibilità di fornire supporto - logistico e militare - all’opposizione siriana, è stata accolta dagli Stati Uniti e ripresa con determinazione dal capogruppo ALDE al parlamento europeo Guy Verhofstadt, che in una lettera all’Alto rappresentante Ashton ha richiesto un’azione congiunta con Turchia, USA e Paesi del Golfo per “preparare un’intervento umanitario e dare supporto tecnico e sostanziale agli oppositori del regime”. E mentre ci si prepara all’incontro di Tunisi del 24 febbraio, su internet spunta una pagina chiamata appunto “Amici della Siria” in supporto al regime di Assad.

Fonte: Nena News

 

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