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Sab
21 Ottobre 2017
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I fascisti della Casa Bianca

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di Mario Lombardo

La proposta avanzata questa settimana dalla Casa Bianca di dimezzare il numero di immigrati che entrano ogni anno legalmente negli Stati Uniti è solo la più recente delle iniziative di un’amministrazione Trump sempre più intenta a elargire favori e concessioni all’estrema destra americana, sotto forma di provvedimenti ultra-reazionari.

Il governo degli Stati Uniti potrebbe fissare dei paletti agli ingressi di stranieri, selezionando questi ultimi attraverso dei test legati al reddito e al livello di educazione, così da tenere fuori dal paese gli immigrati più poveri. In aggiunta a ciò, la legge appoggiata da Trump, e introdotta al Congresso già a febbraio da due senatori repubblicani, prevede anche un limite ai ricongiungimenti familiari di quanti hanno ottenuto la cittadinanza americana o possiedono un regolare permesso di residenza.

La proposta porterebbe da un milione a 500 mila il numero di “carte verdi” destinate ai nuovi immigrati, in linea con la campagna lanciata da Trump durante le elezioni, ufficialmente per difendere i posti di lavoro degli americani.

Dietro a questa misura ci sono quasi certamente i due consiglieri del presidente maggiormente identificati con la cosiddetta “alt-right”, o destra alternativa, Stephen Bannon e Stephen Miller, veri e propri punti di riferimento degli sforzi per la creazione di un movimento neo-fascista nel paese che serva da base a un regime sempre più autoritario e anti-democratico.

Proprio Miller è stato protagonista di un diverbio con un giornalista della CNN nel corso di una conferenza stampa un paio di giorni fa a Washington, durante la quale ha utilizzato un gergo chiaramente anti-semita per attaccare i media ufficiali.

Su queste ultime testate negli Stati Uniti si discute raramente delle inclinazioni fascistoidi di molti membri dello staff presidenziale. Al di là della terminologia, però, i legami dell’amministrazione Trump con la galassia dell’estrema destra americana continuano a essere documentati e sembrano rafforzarsi in parallelo al crescere dello scontro tra la Casa Bianca e l’establishment di Washington, incluso quello del Partito Repubblicano.

Un lungo articolo pubblicato questa settimana dal New York Times ha ad esempio descritto i rapporti sempre più solidi tra il presidente e vari gruppi di pressione ultra-conservatori o riconducibili al fondamentalismo cristiano, i quali beneficiano o, a seconda dei punti di vista, dettano in buona parte l’agenda politica dell’amministrazione.

Una di queste organizzazioni è il Family Research Council, il quale promuove i “valori cristiani della famiglia” e combatte strenuamente, tra l’altro, i diritti degli omosessuali e l’accesso alle interruzioni di gravidanza. Il suo leader, il pastore Tony Perkins, è tra i più assidui frequentatori della Casa Bianca e sarebbe dietro la dichiarazione della scorsa settimana di Trump sull’esclusione dei transessuali dalle forze armate USA.

La retorica del presidente americano è fin dal suo insediamento frequentemente improntata alla promozione delle inclinazioni fasciste. Solo qualche giorno fa, Trump ha ad esempio incitato la polizia americana a non avere troppi riguardi nel trattamento degli arrestati appartenenti a gang latinoamericane, definiti come “animali” dal presidente.

L’atteggiamento di Trump non è solo da ricondurre a una personalità impetuosa poco incline alle convenzioni o al buonismo, ma sembra essere soprattutto una strategia ben studiata per ingraziarsi gli ambienti di estrema destra americani, il cui appoggio è tanto più importante quanto la popolarità della sua amministrazione appare in costante discesa.

Uno degli obiettivi di Trump, senza dubbio incoraggiato da individui come Bannon e Miller, è stato spiegato in un’intervista dalla consigliera della Casa Bianca, Kellyanne Conway. L’amministrazione repubblicana intenderebbe cioè “portare il movimento [dell’estrema destra] all’interno [del governo] dopo anni di limbo politico”.

All’interno di questa strategia, come ha spiegato il già ricordato articolo del Times, si inseriscono così iniziative come la newsletter che la Casa Bianca indirizza settimanalmente a varie organizzazioni ultra-conservatrici per ricordare i risultati ottenuti dall’amministrazione o per chiedere appoggio nella promozione delle politiche del presidente. Ancora, Trump ospita frequentemente i leader di questi movimenti di estrema destra alla Casa Bianca, durante i quali vengono indubbiamente discusse proposte e misure destinate a essere prese in considerazione dal presidente.

Se alcune organizzazioni conservatrici gravitano tradizionalmente nell’orbita del Partito Repubblicano e hanno trovato spesso ascolto alla Casa Bianca o al Congresso, è invece la destra più estrema con inclinazioni apertamente fasciste e anti-semite ad avere trovato spazio come forse mai in passato grazie all’amministrazione Trump.

Stephen Bannon è con ogni probabilità il primo responsabile di questa svolta e le posizioni ultra-nazionalistiche e ultra-reazionarie trovano un’importante cassa di risonanza nel sito web Breitbart News, già diretto dallo stesso consigliere di Trump.

A dare l’idea del livello di compromissione della Casa Bianca con gli ambienti neo-fascisti americani è stata un’intervista a una web radio americana del creatore di uno dei vari siti “alt-right”, riportata dalla testata on-line Salon. Parlando dei primi mesi della presidenza Trump, Michael Peinovich ha ringraziato quest’ultimo per gli spazi concessi ai gruppi di estrema destra per diffondere il proprio messaggio e reclutare nuovi aderenti.

Ciò sarebbe possibile grazie alla decisione deliberata di Trump di sospendere il controllo e le indagini sulle attività delle formazioni neo-fasciste da parte dell’FBI. In maniera inquietante, Peinovich ha poi aggiunto che la “alt-right” dovrebbe sfruttare i prossimi quattro anni per trasformarsi in un movimento che “non può essere sconfitto”.

Sempre secondo Salon, inoltre, nel mese di febbraio l’amministrazione Trump aveva deciso di cancellare lo stanziamento federale da dieci milioni di dollari solitamente destinato a organizzazioni no-profit che si battono contro l’estremismo di qualsiasi orientamento sul suolo americano. Il denaro sarebbe andato invece a gruppi che si oppongono soltanto “all’influenza islamica” negli Stati Uniti.

Gli sforzi della Casa Bianca di promuovere e integrare l’estrema destra nel panorama politico mainstream americano sono condotti finora in relativa opposizione all’establishment del Partito Repubblicano, anche se all’interno di esso non sono mai mancate frange più o meno consistenti collegate a formazioni fasciste o apertamente razziste.

La disconnessione tra Trump e il suo partito è evidente dall’appoggio alla campagna del “Russiagate” di molti leader repubblicani, i quali hanno accettato la candidatura e la vittoria nelle presidenziali del miliardario newyorchese pur aborrendo, tra l’altro, il carattere familistico della sua gestione del potere e la volontà di appianare le tensioni con Mosca.

Soprattutto, centristi e conservatori moderati nel Partito Repubblicano temono che uno spostamento eccessivo o troppo evidente verso l’estrema destra possa alimentare un movimento progressista di resistenza tra la maggioranza di una popolazione che ha ben poca simpatia per le tendenze neo-fasciste promosse da Trump.

Lo scontro interno agli apparati dello stato americano è riscontrabile anche dal caos che continua a scuotere la Casa Bianca, dove il ricambio del personale nelle posizioni cruciali dello staff presidenziale riflette per molti versi il conflitto in atto tra l’establishment e gli “outsider” che fanno capo ai neo-fascisti Bannon e Miller.

Lo spostamento sempre più verso destra dell’attuale amministrazione non è comunque difficile da prevedere ed è determinato in particolare da due fattori, oltre che dalla natura dell’occupante della Casa Bianca. Il primo è appunto l’intensificarsi degli attacchi contro Trump provenienti dalla gran parte degli ambienti politici di Washington, che spingono il presidente ad appoggiarsi sempre più a una base ultra-reazionaria fino ad ora relativamente emarginata dal potere.

L’altro fattore, anch’esso già anticipato, è la presa di coscienza della natura reazionaria e classista dell’amministrazione Trump da parte di quella parte di elettorato che aveva probabilmente consentito la vittoria del candidato repubblicano alle elezioni di novembre, vale a dire la “working-class” bianca disgustata dal Partito Democratico.

Tra quest’ultima, secondo i più recenti sondaggi, il gradimento di Trump è sceso sotto il 30%, mentre è salito nettamente il livello di disapprovazione del suo operato. In questo quadro, e nel clima di assedio che si respira alla Casa Bianca, è facile scommettere che il presidente e il suo staff intendano continuare a corteggiare l’estrema destra e la galassia neo-fascista americana.

 

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