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Sab
21 Ottobre 2017
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Storie dell’impressionismo

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di Sara Michelucci

Un viaggio tra i capolavori dell'Impressionismo, per perdersi in colori e tocchi che racchiudono un mondo fatto di emozioni e, appunto, impressioni. Storie dell’impressionismo è la mostra che Linea d'ombra ha presentato a Treviso nel bel Museo di Santa Caterina e che si è rivelata la più visitata d’Italia dell'anno, chiudendo con 330.474 ingressi. Una vasta esposizione, raccontata in 140 opere, tra dipinti, ma anche fotografie e incisioni a colori su legno e sei capitoli, con un forte intento di natura didattica.

“Per dire in ogni caso non solo quel mezzo secolo che va dalla metà dell’Ottocento fino ai primissimi anni del Novecento, ma anche quanto la pittura in Francia aveva prodotto, con l’avvento di Ingres a inizio Ottocento, nell’ambito di un classicismo che sfocerà, certamente con minore tensione creativa, nelle prove, per lo più accademiche, degli artisti del Salon. Ma anche, con Delacroix, entro i termini di un così definito romanticismo che interesserà molti tra i pittori delle nuove generazioni, fino a Van Gogh”, scrive il curatore dell'evento, Marco Goldin.

Ci si imbatte così in capolavori come i Gelsi potati al tramonto di Vincent van Gogh o La scogliera a Etretat di Claude Monet fino al magnifico Gli antenati di Tehamana di Paul Gauguin, dove emerge una nuova idea di pittura che cambierà inesorabilmente il modo di pensare l'immagine.

“Ma le diverse sezioni della mostra - d’impostazione tematica sui grandi argomenti del ritratto, della figura, della natura morta e del paesaggio - non sono mondi a se stanti e indipendenti, e invece la pittura accademica viene inserita quale contrappunto nelle sezioni stesse, così da far comprendere uno degli assunti fondamentali del progetto: cioè che il linguaggio nuovo dei giovani impressionisti, e prima di loro dei pittori della scuola naturalistica di Barbizon, vivesse nel tempo stesso del Salon.

Non dunque un prima e un poi, ma un’esperienza storica che si esprime in parallelo, e simultaneamente, nelle strade di Parigi e nelle campagne di Francia, lungo i suoi fiumi e le sue coste. Quel Salon al quale del resto, pur rifiutandone lo spirito di rievocazione e di conservazione, gli impressionisti ambivano a partecipare, essendo comunque il solo luogo che poteva garantire visibilità e fama”, prosegue Goldin.

Treviso è diventata, per qualche mese (29 ottobre-1 maggio 2017), il centro attorno al quale percorrere itinerari diversi, tra opere che hanno segnato una delle maggiori rivoluzioni nella storia dell’arte di tutti i tempi.



 

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